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Guerra in Iran, la Corea del Sud invia navi e aerei a Hormuz. Seul ha atteso le midterm per la mossa difensiva per sbloccare lo Stretto

Cambiano gli equilibri

Guerra in Iran, la Corea del Sud invia navi e aerei a Hormuz. Seul ha atteso le midterm per la mossa difensiva per sbloccare lo Stretto

Il Ministero della Difesa della Corea del Sud ha annunciato l’invio di velivoli da pattugliamento marittimo e di una squadra specializzata nella neutralizzazione di ordigni esplosivi nelle acque vicine allo Stretto di Hormuz, nell’ambito di una missione volta a garantire che tale via navigabile strategica rimanga aperta. Il Ministero ha inoltre confermato che il governo ha deciso di estendere l’area operativa dell’unità navale “Cheonghae”, impegnata in attività anti-pirateria e attualmente dislocata nelle acque a sud dell’Oman, in prossimità dello Stretto. La mossa di Seul arriva subito dopo le midterm negli Usa, una scelta non casuale.

Donald Trump ha concordato con JD Vance che la guerra in Iran è stata alla base della sconfitta elettorale contro i democratici, ma non c’era scelta. Quello che ha detto “è in gran parte vero perché la guerra ha fatto aumentare il prezzo della benzina”, ha detto il presidente americano, “ma non avevamo scelta. L’Iran non può avere l’arma nucleare”.

Donald Trump Jr la pensa esattamente come il vicepresidente JD Vance sulle ragioni della sconfitta dei repubblicani alle elezioni di medio termine: è stata colpa della guerra in Iran. “Sono d’accordo al 100% con ogni parola“, ha scritto il primogenito del presidente americano Donald Trump, nel ripostare su X l’analisi di Vance. Secondo il vicepresidente, gli americani hanno punito la maggioranza per il conflitto, il carovita e i rapporti con Israele.

Continua intanto il dramma di Gaza, nonostante la guerra sia virtualmente finita. Secondo la Banca Mondiale, oltre il 90% della capacità di produzione e distribuzione di energia elettrica di Gaza è andato distrutto nell’aprile 2026, in gran parte a causa di attacchi israeliani che hanno devastato abitazioni e infrastrutture. Seduto a terra, Dabary lavora su un tavolo di plastica, maneggiando cavi elettrici, componenti metallici e attrezzi di fortuna. Dopo aver intrecciato con cura i cavi e averli testati con un multimetro, una piccola lampadina si accende, seguita da un’altra: segno che la corrente sta fluendo. “Quando i pannelli solari erano ancora relativamente accessibili, ne avevamo comprato uno, che spostavamo continuamente per seguire il sole”, racconta all’AFP l’uomo, sessantenne, sfollato a causa dei combattimenti tra Israele e Hamas.

Il conflitto è stato innescato dall’attacco mortale sferrato contro Israele dal movimento islamista palestinese il 7 ottobre 2023. Ma, dopo tre anni di guerra, i prezzi sono saliti alle stelle, mentre gli aiuti e le forniture commerciali arrivano a Gaza con il contagocce, attraverso valichi strettamente controllati da Israele. Oggi, un singolo pannello solare costa almeno 15.000 shekel (quasi 5.000 dollari), una cifra fuori portata per la maggior parte degli abitanti di Gaza, spiega Dabary. “È cambiato tutto. Sono tre anni che non abbiamo né un lavoro né un reddito”, aggiunge.

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