Punti chiave
- Iran, Waltz: "Minare lo Stretto? Un precedente molto pericoloso"
- Iran, Teheran: "Esaminiamo la proposta Usa, non raggiunta ancora la conclusione"
- Iran, Imo: "Circa 1.500 navi bloccate in Stretto di Hormuz"
- Iran, riad nega di aver causato stop a operazione Usa nel Golfo
- Libano, razzo su base Unifil di Shama: nessun ferito
- Iran, iniziata la ricostruzione del mega ponte distrutto dagli Usa
- Iran, Araghchi sente ministro pakistano: "Avanti con dialogo"
- Iran, dipendenti pubblici tornano a lavoro in presenza a Teheran
- Iran, media: telefonata Trump-Netanyahu su sviluppo negoziati
- Iran, Pezeshkian vede Khamenei: "Fiducia e franchezza"
L’ambasciatore Usa all’Onu, Mike Waltz, ha definito “precedente molto pericoloso” la decisione dell’Iran di minare lo Stretto di Hormuz. “Gli sforzi indiscriminati di minare e imporre pedaggi nello Stretto di Hormuz sono violazioni da manuale del diritto internazionale. Violano le norme piu’ basilari del diritto del mare”, ha dichiarato, commentando la risoluzione che gli Stati Uniti, assieme ad altri Paesi della regione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Qatar e Kuwait, hanno preparato.
non ha ancora preso una decisione sulla proposta avanzata dagli Stati Uniti e finora non ha fornito alcuna risposta ufficiale a Washington. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, in dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa statale Irna. “L’IRAN sta esaminando i messaggi trasmessi tramite la parte pakistana – ha affermato Baghaei, aggiungendo che – non abbiamo ancora raggiunto una conclusione e finora non è stata data alcuna risposta alla parte americana”.
Circa 1.500 navi e i loro equipaggi sono intrappolati nel Golfo a causa del blocco iraniano nello stretto di Hormuz. Lo ha reso noto a Panama il segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite. La guerra in Medio Oriente, scatenata il 28 febbraio da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran, ha provocato rappresaglie da parte di Teheran in tutta la regione e un blocco navale a Hormuz, una rotta commerciale globale cruciale. “Al momento, abbiamo circa 20.000 membri dell’equipaggio e circa 1.500 navi bloccate”, ha dichiarato Arsenio Dominquez alla Convenzione marittima delle Americhe.
Una fonte vicina al governo saudita ha smentito le notizie apparse sulla stampa americana secondo cui Donald Trump avrebbe sospeso l’operazione di scorta navale attraverso lo Stretto di Hormuz in seguito all’intervento di Riyad. Secondo la NBC News, il dietrofront del presidente statunitense sarebbe stato annunciato dopo che l’Arabia Saudita – il cui principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe parlato direttamente con il presidente americano – si sarebbe rifiutata di consentire alle forze statunitensi di utilizzare il suo spazio aereo e le sue basi per l’operazione.
“Non e’ vero”, ha dichiarato la fonte all’AFP a condizione di anonimato. La stessa fonte ha affermato che gli Stati Uniti godono ancora di un normale accesso alle basi militari saudite e allo spazio aereo del regno. Con grande sorpresa di tutti, Donald Trump ha annunciato martedi’ sera la fine del “Progetto Liberta’”, un’iniziativa iniziata il giorno precedente.
Questo pomeriggio un razzo, “la cui provenienza e’ ancora in fase di accertamento, e’ caduto all’interno della base di Shama, sede del contingente italiano di Unifil Sector West”. Lo rende noto il ministero della Difesa, assicurando che “non si registrano feriti tra il personale italiano, solo lievi danni a un mezzo”.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e’ in contatto con il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Portolano, con il comandante del Covi, generale di Corpo d’Armata Iannucci e con il comandante del contingente italiano per seguire costantemente l’evoluzione della situazione. “Sono attualmente in corso accertamenti – informa il ministero – per valutare con precisione la provenienza del razzo, nonche’ la dinamica dell’accaduto”.
E’ iniziata la ricostruzione del grande ponte B1, a ovest di Teheran, gravemente danneggiato da due missili americani il 2 aprile. Lo ha annunciato l’amministratore delegato della Societa’ di sviluppo di trasporti e costruzioni, Hooshang Bazvand, a quanto riportano i media iraniani. Bazvand ha spiegato che la prima fase prevede la rimozione dei detriti, per cui dovrebbe servire una settimana. Poi servira’ all’incirca un anno per rimettere in piedi quello che era il piu’ grande ponte del paese, considerato un gioiello dell’ingegneria iraniana. Il B1, che attraversa il fiume Bilaqan, si erge fino a 136 metri di altezza ed e’ lungo 1.050 metri. Il bombardamento ha inflitto gravi danni strutturali al viadotto, con la campata centrale in parte crollata, oltre a provocare la morte di 13 persone e il ferimento di oltre 150.
Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha sentito al telefono il suo omologo pakistano Muhammad Ishaq Dar, mediatore dei negoziati con gli Stati Uniti, e sottolineato la necessita’ di continuare il dialogo. Lo riferiscono i media iraniani. “Le due parti, dopo aver esaminato gli ultimi sviluppi e le tendenze attuali nella regione, hanno sottolineato l’importanza di proseguire sulla via del dialogo e della diplomazia”, si legge nella nota ufficiale. Si e’ insistito anche sull’importanza “di ampliare la cooperazione costruttiva tra i paesi della regione al fine di salvaguardare la stabilita’ e prevenire escalation nelle tensioni”, si spiega.
A partire da sabato, tutti i dipendenti pubblici torneranno al lavoro in presenza a Teheran. Lo ha annunciato il governatore della Capitale, in una nota riportata dai media iraniani che lascia pensare a un certo ottimismo del regime sulla fine della guerra. “Le attivita’ di tutti i ministeri, le organizzazioni e gli organi esecutivi con sede nella provincia di Teheran si svolgeranno con la presenza al 100% di tutto il personale, fino a nuovo avviso”, si legge.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto la notte scorsa una conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump, dopo la riunione del gabinetto di sicurezza. Lo scrive il portale israeliano Ynet. Il colloquio, si legge, ha avuto luogo nell’ambito degli sviluppi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran su un accordo per porre fine alla guerra.
presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha parlato per quasi due ore e mezzo con l’ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, in un clima “di franchezza e fiducia”. A riferirlo e’ stato lo stesso Pezeshkian, intervenuto a sorpresa a incontro con artigiani e commercianti al ministero dell’Industria. Lo riferiscono i media di Stato iraniani. “Cio’ che mi ha colpito piu’ e’ stato il modo di fare umile e profondamente cordiale, la visione e l’approccio della guida suprema della rivoluzione islamica”, ha raccontato. Tanto da rendere l’atmosfera “diretta, franca e intrisa di un senso di vicinanza e fiducia”, ha assicurato.
L’Iran ha ammonito i paesi del Golfo a stare fuori dallo scontro con gli Stati uniti o se ne pentiranno. L’avvertimento e’ arrivato da Seyyed Mehdi Tabatabaei, numero due dell’ufficio stampa presidente Massoud Pezeshkian. “La Repubblica Islamica dell’Iran e’ il miglior vicino e la piu’ nobile potenza indiscussa della regione”, ha scritto su X, “e sulla base di profonde convinzioni religiose, si considera amica dei paesi islamici”. Dunque i paesi “molto piu’ piccoli non si lascino coinvolgere nelle dispute tra i grandi. Non si trasformino in pedine del gioco e in merce di scambio del nemico, altrimenti non restera’ loro altro che rimpianto e pentimento”, ha aggiunto.
Stati Uniti e Iran hanno raggiunto le prime intese per revocare gradualmente il blocco dello stretto di Hormuz. Lo riferisce il media arabo al Hadath. “Le trattative stanno facendo passi avanti”, si legge, “l’Iran riaprira’ gradualmente Hormuz e gli Stati Uniti allenteranno il blocco navale dei porti iraniani”. Secondo il portale, “una soluzione per far partire le navi bloccate potrebbe arrivare entro poche ore”.
Una petroliera cinese e’ stata attaccata nello stretto di Hormuz lunedi’ 4 maggio. Lo riporta oggi il sito Caixin. E’ la prima volta che una nave cinese viene presa di mira nel Golfo dall’inizio del braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti per l’attraversamento dello stretto.
Il regime iraniano ha messo nel mirino Axios e il suo giornalista Barak Ravid, autore di una lunga serie di scoop sul conflitto nel Golfo Persico e con ottime fonte sia negli Stati Uniti sia in Israele. Proprio Axios ieri ha rivelato l’esistenza di una bozza di memorandum di intesa in 14 punti su cui Washington e Teheran stanno trattando, con qualche possibilita’ di successo. Il primo a prendere di mira il sito e’ stato ieri notte il presidente del parlamento, Mohammad Ghalibaf: “L’operazione ‘fidati di me fratello’ e’ fallita. Ora si torna alla routine con l’operazione falso-Axios”, ha scritto su X. E questa mattina e’ stata la televisione di Stato a criticare il giornalista. “Axios ha riportato cinque volte in 19 giorni che un accordo con l’Iran era ‘imminente’. Cinque volte, e nessun accordo si e’ concretizzato”, ha scritto sui suoi canali social. “Sembra che il reporter noto come B.R., insieme agli amici nel governo degli Stati Uniti, possa trarre profitto dalla volatilita’ del mercato”, ha l’emittente organica al regime.
Nonostante il cauto ottimismo sulla possibilita’ di un accordo, il Pakistan ha chiarito che al momento non e’ in programma un colloquio diretto tra Stati Uniti e Iran. “Non ci sono intese per eventuali incontri diretti tra iraniani e americani”, ha detto una fonte pakistana ad al-Arabiya. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha confermato, ha chiesto a Teheran una risposta in tempi rapidi alla sua proposta in 14 punti. E la controfferta potrebbe arrivare anche oggi. Ma al momento sono ancora in corso discussioni sullo Stretto di Hormuz.
Il Pakistan si e’ detto “ottimista” sulla possibilita’ che Stati Uniti e Iran arrivino a un accordo sul memorandum in 14 punti in discussione ed e’ pronto a ospitare un nuovo colloquio. “E’ impossibile sapere quanto le parti siano vicine o lontane dalla firma di un accordo, ma siamo ottimisti”, ha dichiarato il ministero degli Esteri a quanto riportano i media iraniani. Islamabad ha annunciato “la disponibilita’ ospitare un nuovo ciclo di negoziati”, si spiega ancora.
Il Ministero degli Esteri pakistano ha commentato i contatti tra Stati Uniti e IRAN, rifiutandosi di fornire dettagli sull’accordo che, a quanto pare, si sta delineando tra le parti. “Accogliamo con favore la notizia di un possibile accordo, ma in qualità di mediatori, non rischieremo la fiducia delle parti rivelando dettagli”, si legge in un comunicato ministeriale. “È impossibile sapere quanto le due parti siano vicine o lontane dalla firma di un accordo, ma siamo ottimisti”.
I media affiliati ad Hamas a Gaza riferiscono che Azzam al-Hayya, figlio del leader di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya, è stato ucciso in un attacco israeliano nel quartiere di Daraj a Gaza City. Al momento – scrive il ‘Times of israel’ – non sono disponibili ulteriori dettagli sull’accaduto. Un altro figlio, l’Imam al-Hayya, è stato ucciso nell’attacco israeliano contro i leader di Hamas in Qatar nel settembre 2025.
Secondo un’analisi di immagini satellitari condotta dal Washington Post, dall’inizio della guerra gli attacchi aerei iraniani hanno danneggiato o distrutto almeno 228 strutture o attrezzature presso siti militari statunitensi in tutto il Medio Oriente, colpendo hangar, caserme, depositi di carburante, aerei e importanti apparecchiature radar, di comunicazione e di difesa aerea. L’entità della distruzione è di gran lunga superiore a quanto riconosciuto pubblicamente dal governo statunitense o precedentemente riportato.
Un alto comandante della forza d’elite di Hezbollah è stato ucciso in un attacco israeliano nella periferia meridionale di Beirut, il primo nella zona in quasi un mese, secondo una fonte vicina al gruppo. Almeno altre 11 persone sono state uccise in attacchi nel sud e nell’est del Paese, secondo il ministero della Salute libanese. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le sue forze armate hanno preso di mira “il comandante della forza Radwan di Hezbollah”.
L’Iran potrebbe rispondere oggi alla proposta degli Stati Uniti sulla fine della guerra. Lo riporta la Cnn citando una fonte informata sul dossier. In precedenza Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti avevano avuto “colloqui molto positivi” con Teheran nelle ultime 24 ore.
L’ambasciata iraniana ha negato il coinvolgimento delle sue forze armate nell’esplosione che si è verificata nella nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz questa settimana. L’incendio è avvenuto lunedì a bordo della Hmm Namu, una nave mercantile battente bandiera panamense con a bordo 24 membri dell’equipaggio. Secondo Donald Trump l’Iran avrebbe “sparato alcuni colpi” contro la nave. Il presidente Usa ha così esortato la Corea del Sud a unirsi alle operazioni americane volte a ripristinare la normale navigazione attraverso Hormuz.

