Punti chiave
Dirigenti della Federazione calcistica iraniana (Ffiri) hanno lasciato bruscamente il Canada dopo essere arrivati a Toronto all’inizio di questa settimana, rinunciando al viaggio verso Vancouver. I media iraniani hanno riferito che il presidente della Ffiri, Mehdi Taj, ex membro del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) di Teheran, e due suoi colleghi sono rientrati in patria dopo essere stati “insultati” dagli agenti dell’immigrazione canadesi.
Il presidente americano Donald Trump ha confermato che stringerà un accordo con l’Iran solo se Teheran rinuncerà a dotarsi di armi nucleari. “Hanno fatto molta strada, la questione è se ne abbiano fatta abbastanza”, ha detto a margine del suo incontro alla Casa Bianca con l’equipaggio di Artemis II. “Non ci sarà mai un accordo a meno che non accettino di rinunciare alle armi nucleari”, ha aggiunto.
Le Nazioni Unite hanno denunciato nuovi attacchi israeliani in tutta la Striscia di Gaza. Un recente raid aereo israeliano, ha dichiarato il portavoce Stephane Dujarric, avrebbe colpito operatori di una organizzazione non governativa presso un pozzo d’acqua nella città di Gaza. Uno di loro è stato ucciso e quattro sono rimasti feriti. I nostri partner riferiscono che il pozzo ha subito gravi danni e che i lavori sul posto sono stati sospesi”.
Le forze statunitensi hanno “reindirizzato” 41 navi nell’ambito del blocco dei porti iraniani. Lo ha dichiarato il Comando centrale degli Stati Uniti. “In questo momento ci sono 41 petroliere con 69 milioni di barili di petrolio che il regime iraniano non può vendere”, ha affermato il comandante, l’ammiraglio Brad Cooper. “Si tratta di oltre 6 miliardi di dollari stimati dai quali la leadership iraniana non può trarre beneficio finanziario”, ha aggiunto. Il blocco navale è in vigore dal 13 aprile.
Il presidente Usa Donald Trump dovrebbe ricevere oggi un briefing sui nuovi piani per una potenziale azione militare in Iran dal comandante del Centcom (United States Central Command), l’ammiraglio Brad Cooper. E’ quanto riferito ad Axios da fonti ben informate. Se confermata, la circostanza indicherebbe che Trump “sta seriamente valutando la ripresa di operazioni militari su larga scala, sia per cercare di sbloccare la situazione nei negoziati, sia per sferrare il colpo finale prima di porre fine alla guerra”.

