Punti chiave
- Iran, detriti da razzi su base italiana in Libano: nessun ferito
- Iran, Trump: "Israele non userebbe mai armi nucleari"
- Iran, Trump: "Alleati Nato non ci aiutano, dovrebbero scattare"
- Iran, Merz: "Non partecipiamo a missione; obiettivi poco chiari"
- Iran, Trump: "Non certi abbia posato altre mine in Stretto Hormuz"
- Iran, Trump: "Non potrà più usare Stretto Hormuz come arma"
- Iran, Trump: "Altri Paesi ci aiutino con Stretto Hormuz"
- Iran, Trump: "Attacchi missili ridotti del 90%, droni del 95%"
- Iran, Trump: "Loro minacce letteralmente spazzate via"
- Iran, Guardiani rivoluzione minacciano le aziende Usa nella Golfo: "I dipendenti lascino ora i siti"
Nel tardo pomeriggio di oggi, sulla base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti verosimilmente provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani.
Secondo le prime informazioni non si registrano feriti. Soltanto un militare italiano, immediatamente soccorso e assistito dal personale sanitario della base, lamenta dolore a un occhio ma non presenta ferite. Le sue condizioni non destano preoccupazione.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi) e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso.
Il presidente Usa, Donald Trump, in conferenza stampa ha affermato di escludere che Israele possa usare armi nucleari contro l’Iran. “Israele non lo farebbe, non lo farebbe mai”, ha affermato.
In conferenza stampa, il presidente Usa, Donald Trump, si è lamentato degli alleati Nato che non si sono uniti all’intervento in Iran nemmeno per contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. “Quando abbiamo bisogno di loro, dovrebbero scattare e mettere a disposizione tutto quello che hanno”, ha detto Trump, “ho sempre saputo che era il punto debole della Nato: che loro non sarebbero venuti ad aiutarci anche se noi li abbiamo sempre difesi”.
La Germania non contribuirà con mezzi militari a garantire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz finché continuerà la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo ha affermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sottolineando che Berlino non considera il conflitto un’operazione condivisa con gli alleati e che gli obiettivi militari restano “poco chiari”.
“Non partecipiamo a questa guerra. Lo abbiamo detto dal primo giorno e questa resta la posizione del governo tedesco”, ha dichiarato Merz in conferenza stampa a Berlino accanto al primo ministro olandese Rob Jetten. Il cancelliere ha precisato che questa linea implica anche l’esclusione di qualsiasi contributo militare per riaprire il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave per il commercio mondiale di petrolio. “Finché la guerra continuerà, non parteciperemo con mezzi militari per garantire la libertà di navigazione nello stretto”, ha ribadito.
Merz ha spiegato che al momento non esiste un piano operativo chiaro per un’eventuale missione e ha ricordato che, secondo la Costituzione tedesca, un intervento militare richiederebbe un mandato internazionale, da parte delle Nazioni Unite, dell’Unione europea o della Nato.
“È sempre stato chiaro che questa guerra non è una questione della Nato”, ha aggiunto il cancelliere. Il capo del governo tedesco ha inoltre sottolineato che Washington e Tel Aviv non hanno consultato Berlino prima dell’avvio delle operazioni militari contro l’Iran, osservando che “non c’è mai stata una decisione comune su se iniziare o meno questa guerra”. “Per questo non si pone nemmeno la questione di come la Germania potrebbe essere coinvolta militarmente. Non lo faremo”, ha insistito.
Gli Stati Uniti non hanno la certezza che l’Iran non abbia posato altre mine nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in conferenza stampa, assicurando che tutte le navi posamine di Teheran sono state distrutte.
Il presidente statunitense Donald Trump, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, ha accusato l’Iran di “usare lo Stretto di Hormuz come un’arma, come un’arma economica ma non saranno in grado di farlo a lungo”. “Numerosi Paesi mi hanno detto che sono pronti, altri sono molto entusiasti, e altri, altri che abbiamo aiutato per molti anni non erano così entusiasti” di unirsi agli Stati Uniti nel conflitto in Medio Oriente, ha aggiunto Trump.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha rinnovato l’appello agli altri Paesi ad aiutare gli Stati Uniti a risolvere lo stallo nello Stretto di Hormuz, crocevia chiave per il traffico mondiale di petrolio. “Incoraggiamo fortemente le altre nazioni le cui economie dipendono da questo passaggio molto più della nostra. Noi otteniamo meno dell’1% del nostro petrolio da questo passaggio. Alcuni Paesi, invece, ne ricevono molto di più”, ha detto Trump, “il Giappone ne riceve il 95%, la Cina il 90%, molti Paesi europei ne ricevono parecchio. La Corea del Sud ne riceve il 35%. Quindi vogliamo che vengano ad aiutarci con lo Stretto: noi lo abbiamo messo in ottime condizioni”.
Dall’inizio del conflitto con l’Iran, gli Stati Uniti e Israele hanno colpito “”7 mila obiettivi” e “ottenuto la riduzione del 90 per cento dei lanci missilistici” di Teheran e il “95 per cento degli attacchi con i droni”. Lo ha detto il presidente Donald Trump nel corso di una conferenza stampa in corso alla Casa Bianca.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la campagna contro l’Iran “è andata avanti al massimo negli ultimi giorni e le minacce iraniane sono state letteralmente spazzate via”. “L’aviazione è andata. La Marina è andata, molte, molte navi sono state affondate, le loro navi da guerra, ma credo che non sapessero come usarle”, ha affermato Trump prima di un evento al Kennedy Center.
I Guardiani della rivoluzione in Iran minacciando di colpire “presto” le compagnie Usa basate nella regione e sollecitano i dipendenti di tali aziende ad abbandonare “immediatamente” i siti, si legge sull’agenzia Sepah, sito di notizie associato al corpo. Nei giorni scorsi l’agenzia Tasnim aveva pubblicato un elenco dei possibili bersagli di Teheran, fra cui gli uffici di Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo.
Gli Stati Uniti hanno colpito più di settimila obiettivi in tutto l’Iran dall’inizio dell’operazione militare lo scorso 28 febbraio e distrutto 100 imbarcazioni. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca. La campagna militare statunitense “è proseguita a pieno ritmo negli ultimi giorni”, ha affermato sostenendo che “le capacità militari dell’Iran sono state letteralmente annientate, l’aeronautica non esiste più, la marina non esiste più, molte navi sono state affondate”.
Trump ha aggiunto che “abbiamo ottenuto una riduzione del 90% nei lanci di missili balistici e una riduzione del 95% negli attacchi con droni”. Inoltre, ha proseguito, gli Stati Uniti hanno distrutto più di 30 navi posamine e che la capacità dei droni iraniani si sta “riducendo quasi a zero”.
“Una sola semplice parola” e la rete di oleodotti sull’isola di Kharg, strategica per l’export dell’Iran, sarà “distrutta”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
“Numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a proposito della coalizione che Washington vorrebbe creare per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
“Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché (gli iraniani, ndr) non ne hanno più a disposizione? Ma loro hanno risposto: ‘Preferiamo non essere coinvolti’ “, ha aggiunto Trump, riferendosi ai Paesi che non sarebbero disponibili a inviare navi da guerra nello stretto.
L’operazione militare navale dell’Ue Aspides va “rafforzata”, ma deve restare “nel Mar Rosso”, mentre per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz deve prevalere la “diplomazia”. Lo dice a Bruxelles, a margine del Consiglio Affari Esteri, il numero uno della Farnesina Antonio Tajani.
“Io credo – afferma – che debba essere rinforzata la missione” Aspides “all’interno del Mar Rosso”. Oggi nel Consiglio si potrebbe discutere di una eventuale modifica del mandato della missione, che per lo Stretto di Hormuz è di carattere non esecutivo, ma l’Italia non è d’accordo: “Cambiare la missione – spiega Tajani – mi pare complicato, perché è una missione difensiva, quindi dovrebbe essere stravolta. Noi riteniamo che in questo momento sia giusto rimanere nel Mar Rosso”.
Stamani il ministro ha incontrato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, con il quale, riferisce, “abbiamo fatto un quadro complessivo della situazione, ribadito l’impegno dell’Italia innanzitutto a sostenere l’Ucraina in questo momento, in cui si sta bombardando Kiev anche durante la giornata da parte russa”.
L’esercito statunitense ha fornito dati aggiornati sugli attacchi aerei contro l’Iran, affermando che oltre 100 navi della marina iraniana sono state distrutte nel corso di oltre 6.000 voli militari statunitensi. Il capo del Centcom, Brad Cooper, in un aggiornamento video pubblicato su X, ha inoltre osservato che l’Iran ha attaccato più di 300 obiettivi civili nel Golfo, affermando che Teheran ha lanciato un “attacco sconsiderato contro quartieri civili di Tel Aviv con bombe a grappolo, un tipo di munizione intrinsecamente indiscriminato”.
“Una cosa è difendersi colpendo le postazioni di lancio e intercettando missili e droni. Un’altra cosa è eliminare l’intero apparato produttivo che sta alla base di tutto ciò. Ed è proprio quello che stiamo facendo oggi”, ha affermato Cooper. “Gli attacchi statunitensi e dei loro alleati stanno facendo esattamente ciò per cui sono stati concepiti: raggiungere obiettivi militari ben precisi, ovvero eliminare la capacità dell’Iran di proiettare la propria potenza contro gli americani e contro i paesi vicini”, ha aggiunto.
Per la prima volta dall’inizio della guerra in Medio Oriente, una petroliera non iraniana ha attraversato lo Stretto di Hormuz mantenendo attivo il sistema di identificazione automatica (Ais). Lo riferisce la società di monitoraggio navale MarineTraffic, precisando che si tratta della petroliera pakistana ‘Karachi’, entrata ieri in acque territoriali iraniane. La nave, che trasporta greggio proveniente da Abu Dhabi, viaggia probabilmente a pieno carico.
Lo Stretto di Hormuz è una rotta cruciale per le esportazioni di petrolio e gas dei Paesi del Golfo, con circa un quinto della produzione mondiale che vi transita in tempi normali, ma il traffico è da settimane fortemente ridotto a causa degli attacchi iraniani. Teheran sostiene che lo stretto sia chiuso “solo per i nostri nemici”.
Secondo la ‘Lloyd’s List Intelligence’, dall’inizio della guerra, lo scorso 28 febbraio, solo 77 navi hanno attraversato lo stretto, per lo più appartenenti alla cosiddetta ‘flotta ombra’, fuori dai sistemi assicurativi e di tracciamento tradizionali. Dal primo marzo, 20 navi commerciali, tra cui nove petroliere, hanno subito attacchi o incidenti nella zona, secondo l’agenzia di sicurezza marittima britannica Ukmto.
“Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius, rispondendo a una domanda dei giornalisti a Berlino, sulle minacce di Donald Trump alla Nato. “Abbiamo preso atto della posizione del presidente degli Usa”, ha aggiunto
Sono circa 900mila gli sfollati in Libano e molti di loro sono ancora nelle strade a due settimane dallo scoppio delle nuove tensioni con Israele. Lo riferisce la Croce rossa libanese in un comunicato citato dai media di Beirut.
“Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz. Se così fosse, gli organi della Nato se ne occuperebbero”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo al Consiglio Ue Esteri, rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ruolo dell’Alleanza dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha avvertito di un “futuro molto negativo” per la Nato se non contribuirà alle operazioni legate alla guerra con l’Iran.
“Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un’iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina”. Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al consiglio affari esteri. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l’Asia, ma a la situazione è problematica “anche per quanto riguarda i fertilizzanti”, ha detto Kallas. “E se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo”.
Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano. Queste “operazioni terrestri limitate e mirate” hanno come obiettivi “importanti roccaforti di Hezbollah” e puntano a “rafforzare gli avamposti difensivi” nel Libano meridionale, ha affermato l’Idf in un comunicato. “Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi che operano nell’area”, aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di “creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele”.
Donald Trump ha di nuovo chiesto con insistenza supporto per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, una via strategica per il trasporto del petrolio, ritenendo che il futuro sarebbe “molto negativo” per la Nato in caso di rifiuto di assistenza da parte dei suoi alleati. E che potrebbe rinviare la sua visita in Cina se Xi Jinping e Cina non risponderanno positivamente. “È del tutto normale che quanti traggono profitto da questo stretto contribuiscano a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti in un’intervista al Financial Times, ricordando che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio del Golfo, a differenza degli Stati Uniti. “Se non ci sarà una risposta (alla richiesta americana, ndr), o se questa sarà negativa, penso che questo avrà conseguenze molto negative per il futuro della Nato”, ha aggiunto. “Penso che anche la Cina dovrebbe offrire il proprio aiuto, perché importa il 90 per cento del suo petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz”, ha inoltre affermato, precisando che vorrebbe una risposta da Pechino prima della sua visita di stato in Cina, dove deve incontrare il presidente Xi Jinping dal 31 marzo al 2 aprile. “Vorremmo saperlo prima”, altrimenti “potremmo rinviare” la visita, ha sottolineato, senza precisare per quanto tempo.
Dall’inizio del fine settimana, Trump esorta i Paesi che dipendono dal petrolio che transita nello Stretto di Hormuz a garantirne la sicurezza in coordinamento con gli Stati Uniti. Teheran prende di mira lo Stretto di Hormuz come rappresaglia contro gli attacchi israelo-americani, con l’obiettivo di renderlo impraticabile: una strategia che mira a danneggiare l’economia mondiale per fare pressione su Washington, mentre i prezzi del petrolio continuano a salire. Lo Stretto di Hormuz è una via strategica attraverso la quale transita normalmente circa un quinto della produzione mondiale di idrocarburi.
Due civili sono rimasti uccisi ieri notte nell’est dell’Afghanistan in un attacco proveniente dal Pakistan. “Colpi sono stati sparati dal regime pakistano nel villaggio di Nari, nel distretto di Gurbaz, e hanno ucciso una donna e un bambino”, ha riferito Mustaghfar Gurbaz, portavoce del governatore talebano della provincia orientale di Khost. Ieri sera, le autorità di Khost hanno comunicato la morte di due bambini in un attacco con mortai pakistani “contro case civili nel distretto di Spira”. In totale, nell’ultima settimana, le autorità afghane hanno segnalato 18 civili uccisi nelle province confinanti con Pakistan e Kabul.
L’Arabia Saudita ha intercettato più di 60 droni dalla mezzanotte. Questo è il conteggio del Ministero della Difesa diffuso oggi. Il Ministero della Difesa saudita ha pubblicato una serie di dichiarazioni su X in cui descrive l’intercettazione di un totale di 61 droni nella parte orientale del Paese nelle prime ore di lunedì mattina.
L’esercito israeliano ha annunciato questa mattina di aver avviato una nuova ondata di attacchi “su vasta scala” contro Teheran. “Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dato inizio a un’ondata di attacchi su vasta scala contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran”, ha scritto l’esercito israeliano su Telegram.
Trump sta valutando la possibilità di impadronirsi del deposito petrolifero strategico iraniano sull’isola di Kharg, un’operazione che richiederebbe la presenza di truppe statunitensi sul terreno. Lo afferma Axios. Controllare l’isola sarebbe importante visto che i prezzi del petrolio e del gas sono in aumento a causa del protrarsi del blocco iraniano dello stretto del Golfo, che soffoca una quota significativa dell’offerta mondiale di greggio.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta lavorando per formare una coalizione di paesi per riaprire lo Stretto di Hormuz e spera di annunciarlo entro la fine di questa settimana. Lo ha riferito Axios citando quattro fonti.
Il Giappone ha dichiarato di “non prendere in considerazione” operazioni di sicurezza marittima dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ad altri paesi di inviare navi da guerra per aiutare a proteggere lo Stretto di Hormuz. “Nell’attuale situazione con l’Iran, al momento non stiamo prendendo in considerazione l’avvio di un’operazione di sicurezza marittima”, ha dichiarato il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi al parlamento.
Il ministro dei Trasporti australiano ha dichiarato che il Paese non invierà una nave della Marina nello Stretto di Hormuz, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ad altri Paesi di inviare navi da guerra per contribuire a proteggere la strategica via navigabile. “Non invieremo una nave nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia importante, ma non è qualcosa che ci è stato chiesto né a cui stiamo contribuendo”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti Catherine King all’emittente nazionale ABC.
Il presidente Usa Donald Trump ha detto che “stiamo parlando” con l’Iran, ma che non è “pronto” per un accordo che ponga fine alla guerra. “Sì, ci stiamo parlando”, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, senza specificare la natura di tali colloqui, quando gli è stato chiesto se fosse in corso un’azione diplomatica per porre fine a un conflitto che si è esteso in tutto il Medio Oriente e ha scosso i mercati globali. “Non credo che siano pronti. Però ci stanno arrivando”, ha aggiunto il tycoon. Il ministro degli Esteri iraniano aveva precedentemente negato che fossero in corso colloqui con gli Stati Uniti. Trump ha affermato di non essere sicuro di voler raggiungere un accordo per porre fine alla guerra “perché, prima di tutto, nessuno sa con chi si ha a che fare, dato che la maggior parte della loro leadership è stata uccisa”.

