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Esteri

“Abbiamo due popoli stretti da decenni nella stessa spirale di odio e di vendetta. Andare a chiedere chi ha cominciato o di chi sono le responsabilità più grandi, nemmeno questo serve. In un eterno conflitto, crudele e disperato, ognuno pensa di avere ragione e, dal suo punto di vista, "ha" ragione. È questa la dimensione tragica delle cose”. Così scrive Corrado Augias su La Repubblica del 30 luglio, e a un dipresso negli stessi termini mi scrivono alcuni amici ebrei. E’ vero, la vicenda è complessa. Molto complessa. Ma la situazione cui stiamo assistendo in questi giorni è la seguente: Hamas lancia razzi su Israele che, per i danni che arrecano, forse anche grazie alla difesa israeliana, recano danni che equivalgono suppergiù a quelli conseguenti ai nostri amati "botti" per festeggiare l'anno nuovo. Il potentissimo esercito israeliano sta uccidendo bambini, oppure li sta privando di braccia o di gambe, sta recando loro atroce sofferenza, e li sta ferendo tutti per tutta la loro esistenza, a causa del terrore che resterà per sempre impresso nella loro mente. Si obietta: Hamas si fa scudo dei civili. Ammesso che le devastanti bombe israeliane mirino solo a colpire là dove si nascondono i militanti di Hamas, restano le domande: "Prima di uccidere bambini, il governo israeliano ha cercato tutte le vie percorribili per fermare Hamas? Che cosa vuole questa organizzazione da Israele?". A quest’ultima domanda un signore ebreo mi ha risposto: "Hamas vuole la distruzione di Israele". Stando ai rapporti di forze, sarebbe come dire che il topolino vuole la distruzione dell'elefante.

Renato Pierri

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