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Esteri
Ancora scontri a Hong Kong. Gli studenti: "No al dialogo"

Gli studenti di Hong Kong che da quasi una settimana manifestano contro le ingerenze di Pechino hanno chiuso al dialogo con il governo dell'isola, dopo essere stati aggrediti da manifestanti filo-cinesi. Negli scontri nel quartiere di Mongkok, all'incrocio occupato tra l'arteria Nathan Road e Argyle Street, ci sono stati almeno due feriti e otto fermati. I leader della protesta hanno accusato la polizia di aver "chiuso gli occhi di fronte ad atti violenti che hanno preso di mira manifestanti pacifici". La Federazione degli studenti di Hong Kong ha quindi annunciato che "non vi e' altra opzione se non quella di annullare i colloqui" proposti dal governo per mettere fine alle proteste.

   A impartire le direttive agli aggressori, che hanno distrutto le tende e i cartelli dell'opposizione, sarebbe stata una donna di mezza eta' che indossava una maschera e parlava mandarino. Molti studenti sono stati presi a calci e colpiti da bottigliette da energumeni senza distintivo ma che portavano un nastro blu, l'emblema del gruppo anti-Occupy Central che si oppone alle proteste.

   Il governo intanto ha rinnovato l'invito alla "calma" e ha chiesto agli organizzatori di interrompere la protesta "il prima possibile per la sicurezza" dei manifestanti, anche se i negoziati offerti ai manifestanti a questo punto verranno probabilmente boicottati.

   Sullo sfondo della crisi nell'ex colonia britannica resta decisiva e ingombrante la presenza della Cina. Pechino ha nuovamente ribadito il forte sostegno al governatore Cy Leung - di cui l'opposizione come un mantra chiede le dimissioni - e alla polizia contro "gli atti illegali" dei manifestanti. Da ultimo un editoriale del Quotidiano del Popolo, organo del Partito Comunista, ha confermato l'irremovibile posizione cinese sulle elezioni del 2017: "La decisione (del 31 agosto) dell'attuale comitato del Congresso Nazionale del Popolo, e' una decisione necessaria e la sola decisione", aggiungendo che i dimostranti stanno agendo "contro i principi legali e sono destinati a fallire".

   A innescare la tensione proprio l'annuncio dato il 31 agosto dalla Cina che a Hong Kong (formalmente una 'Regione Amministrativa Separata' le cui relazioni con Pechino sono regolate in base al principio "uno stato, due sistemi") nel 2017 il successore di Leung, definito "chief executive", una sorta di governatore, sara' scelto dai residenti ma tra una rosa di candidati indicati da Pechino. L'opposizione vuole invece elezioni autenticamente libere.

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