Materiali critici, gli Usa fanno asse con l'Occidente: l'incontro a Washington per diminuire la dipendenza dalla Cina  - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 11:54

Materiali critici, gli Usa fanno asse con l'Occidente: l'incontro a Washington per diminuire la dipendenza dalla Cina 

Dal Project Vault Usa dal valore di 12 miliardi che mira a ridurre la dipendenza dalla Cina fino alla cooperazione con l'Occidente: i minerali critici tornano al centro del dibattito internazionale 

di Riccardo Maria

I minerali critici al centro del dibattito internazionale: l’Occidente riunito a Washington per diminuire la dipendenza dalla Cina

Dal nostro inviato a Washington- A partire da lunedì 2 febbraio, ministri degli Esteri e rappresentanti di oltre 50 Paesi sono arrivati a Washington per una riunione organizzata dal segretario di Stato Marco Rubio, con un obiettivo chiaro: sviluppare, rafforzare e diversificare la catena di approvvigionamento dei minerali critici.

La riunione inizierà questa mattina al Dipartimento di Stato, noto anche come Harry Truman Building, e vedrà la partecipazione dei principali diplomatici di Gran Bretagna, Unione europea, Africa, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, India e molti altri. A rappresentare l’Italia sarà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che, dopo un primo intervento nella prima sessione della ministeriale, si recherà successivamente all’ambasciata italiana per incontrare la comunità italo-americana e un gruppo di imprese italiane negli Usa. Se per l’Italia il tema dei minerali critici è sempre di maggior interesse, come dimostra la stretta collaborazione con la Germania per lo sviluppo di nuove politiche industriali europee, per gli Stati Uniti questa è una vera e propria priorità.

Innanzitutto, bisogna capire che i minerali critici sono, come evidenzia lo stesso nome, fondamentali per una serie di esigenze manifatturiere e tecnologiche: dai magneti per lo sviluppo di turbine per la produzione di energia eolica al rame e all’alluminio necessari per la produzione e il mantenimento delle reti elettriche, questi sono solo alcuni esempi di un tipo di minerale la cui definizione è ancora abbastanza flessibile. Tempo, tecnologia e differenti filiere produttive fanno sì che un minerale oggi considerato critico possa diventare obsoleto in poco tempo, così come materiali critici per grandi produttori di chip come Taiwan potrebbero essere meno cruciali per Paesi meno interessati a quel settore. Eppure, il concetto di minerale critico è sempre più popolare e diffuso, con gran parte dell’Occidente e alcuni Paesi alleati che si riuniscono proprio per sviluppare collaborazioni volte “a garantire l’accesso a componenti fondamentali per l’innovazione tecnologica, la solidità economica e la sicurezza nazionale”, come spiegato dal Dipartimento di Stato americano.

A dimostrazione dell’importanza dei minerali critici per gli Usa, il presidente Donald Trump ha annunciato lunedì un’iniziativa dal valore totale di 12 miliardi di dollari, chiamata “Project Vault”. Il progetto, come evidenziato dallo stesso tycoon in conferenza stampa, mira a ridurre la dipendenza dalla Cina in un settore cruciale per l’industria tecnologica moderna. Il piano prevede lo sviluppo di una grande scorta di minerali critici per “proteggere”, come affermato da Trump, i grandi e piccoli produttori americani dall’elevata volatilità dei prezzi di questi materiali. L’amministrazione Usa ha coinvolto varie aziende private, tra cui General Motors, Google e Boeing, per investire più di 1 miliardo nell’iniziativa, mentre 10 miliardi di dollari verranno prestati dalla Export-Import Bank degli Usa come vera base economica del progetto.

Quello degli Stati Uniti non è il primo progetto del genere: a guidare i Paesi sui minerali critici è sempre stata la Cina, che, come rivela uno studio del laboratorio di ricerca statunitense AidData, grazie a una collaborazione tra settore pubblico, privato e finanziamenti dall’estero, ha ottenuto prestiti “di quasi 57 miliardi di dollari dal 2000 al 2021 in 19 Paesi a basso e medio reddito per l’estrazione e la lavorazione di rame, cobalto, nichel, litio e terre rare, componenti critici per tecnologie energetiche pulite come le batterie per veicoli elettrici e i pannelli solari.”

Vari Paesi hanno quindi già lanciato piani dedicati alle riserve strategiche di minerali: l’Australia ha annunciato una riserva dal valore di 712 milioni di euro, Tokyo sta sviluppando un piano altrettanto importante, mentre l’Europa, secondo la Corte dei conti europea, sta fallendo con “risultati non tangibili” nella diversificazione delle importazioni di metalli e minerali critici per la tecnologia, la difesa e la transizione energetica. Quello di oggi, quindi, si prospetta come possibile rivoluzione per il settore, con una possibile cooperazione di Occidente, India e Africa che aprirebbe le porte ad una nuova era di grandi riserve di minerali critici e meno volatilità nei prezzi.

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