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Esteri
Il movimento dell'Ombrello e l'identità di Hong Kong

di Alessandra Gherardelli, ISPI Research Trainee

Il movimento di protesta dell’ "Umbrella Revolution", ribattezzato così dopo che i manifestanti hanno usato i propri ombrelli per difendersi dai gas lacrimogeni usati dalla polizia, sta catalizzando l’attenzione dei giornali internazionali da oltre due settimane: sebbene manifestazioni a sostegno della transizione della città verso la democrazia siano relativamente frequenti a Hong Kong, erano anni che non si vedeva una protesta di così larga scala e capace di attrarre una così imponente attenzione mediatica.

I partecipanti al movimento sono giovani e studenti, provenienti prevalentemente dalle file di quei movimenti della sinistra di Hong Kong che vedono nell’autoritarismo cinese il nemico a cui contrapporre un sistema democratico come soluzione di tutti i problemi. Nati negli anni Ottanta e Novanta, i manifestanti prendono la propria ispirazione dalle rivolte di Tiananmen del 1989 – a Hong Kong viene tenuta ogni anno una veglia di commemorazione del massacro del 4 giugno 1989 – e dai movimenti di contestazione contro l’ingiustizia sociale e gli eccessi speculativi del capitalismo quali Occupy Wall Street e Occupy London.

Tre sono i gruppi chiave della protesta: Occupy Central with Love and Peace, l’Hong Kong Federation of Students e Scholarism.

Occupy Central with Love and Peace (o più brevemente solo Occupy Central) è il movimento che più si avvicina alla retorica e agli obiettivi di Occupy Wall Street – prendendo di mira, appunto, il distretto finanziario di Hong Kong, il Central District. Fondatore del movimento è Benny Tai Yiu Ting, professore di Giurisprudenza all’Università di Hong Kong, mentre l’attuale leader è il Reverendo Chu Yiu-ming, un pastore battista settantenne che ha passato la vita nelle fila di movementi pro-democrazia a Hong Kong. Nonostante l’affiliazione del proprio fondatore con la più importante università di Hong Kong, Occupy Central non è propriamente un movimento studentesco. Nonostante ciò Occupy Central, noto in occidente soprattutto come organizzatore del referendum consultivo di Giugno scorso, rimane uno dei principali movimenti pro-democratici di Hong Kong, che ha sicuramente influenzato i gruppi più recenti e preparato il terreno alle proteste giovanili dell’ultimo mese.

L’Hong Kong Federation of Students e Scholarism, al contrario, sono due movimenti studenteschi: il primo è uno dei movimenti pro-democratici più antichi di Hong Kong, fondato nel 1958 e attualmente guidato da Alex Chow Yong-kan, studente dell’Università di Hong Kong molto vicino a Occupy Central; il secondo è invece il più recente, nato nel 2011 per diffondere un’educazione politica nelle scuole e nelle università di Hong Kong. Questo movimento sta facendo parlare sempre più di sé soprattutto per la guida del giovanissimo e combattivo Joshua Wong, leader carismatico che, nel 2011, neanche ancora quindicenne, riuscì a trascinare migliaia di studenti in piazza. Scholarism è un movimento più radicale sia di Occupy Central che dell’Hong Kong Federation of Students e recentemente si è allontanato dalle posizioni di Occupy Central per prendere posizioni più estremiste.

I tre gruppi, nonostante le differenze, sono comunque uniti nella contestazione da comuni obiettivi. La finalità principale delle proteste è assicurarsi  che la riforma elettorale di Hong Kong segua i principi democratici internazionali e che il nuovo Chief Executive sia quindi eletto con il suffragio universale, tuttavia sono anche altre le motivazioni che hanno alimentato le manifestazioni.

Questi giovani protestano infatti anche per l’aumento delle disuguaglianze sociali: in una delle città più ricche d’Asia, nel 2013 quasi il 20% della popolazione viveva sotto la soglia della povertà, mentre l’indice di Gini ha raggiunto nell’ultimo anno il preoccupante valore di 0,53. Inoltre, la crescita esorbitante dei costi di servizi di base come sanità e alloggio, la diminuzione della mobilità sociale e l’aumento dell’inflazione è tra le ragioni fondanti delle accese proteste giovanili.

La gioventù di Hong Kong ritiene colpevole di tutto ciò il Governo cinese e il Chief Executive Leung Chun-ying e, dimostrando forse una certa ingenuità, invocano la democrazia come unico principio che possa risollevare Hong Kong da un ulteriore aumento di povertà e disuguaglianza.

Altro motivo della protesta è una sempre più accentuata sfiducia nel Governo cinese e la nascita di una spiccata “identità nazionale di Hong Kong”: i giovani in piazza si sentono più hongkonghesi che cinesi e il governo centrale cinese non li rappresenta. Le proteste dunque si configurano non solo come uno scontro politico tra Cina e Hong Kong, ma anche come uno scontro di identità nazionali e di modelli culturali.

Nonostante i nobili obiettivi, c’è il forte rischio che la “Umbrella Revolution” non riesca a trasformarsi in un movimento sociale vero e proprio. Infatti, le manifestazioni in centro città hanno inevitabilmente fatto temporaneamente cessare molte delle attività commerciali di Hong Kong e sono molte le preoccupazioni sull’impatto a breve e lungo termine delle proteste sull’economia della città. Questo sta portando a un progressivo affievolimento del supporto della popolazione ai manifestanti e quindi a uno svuotamento della forza della protesta.

L’“Umbrella Revolution” insomma finora è riuscita portare la gioventù hongkonghese in piazza a dimostrare la propria insoddisfazione verso l’autocratismo cinese e l’aumento dei problemi sociali, ma, con il governo cinese che non accenna a concedere nulla e un supporto della popolazione che viene via via a mancare, la strada verso un successo duraturo è molto stretta e piena di complicazioni.

da www.ispionline.it

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