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Esteri
Xi Jinping

Stanno cambiando gli equilibri di forza in Asia orientale e, al momento, sembrano portare Russia e Cina, due delle più importanti potenze della regione, a una convergenza che abbraccia molti dei principali temi di politica internazionale. Tuttavia, esistono anche forze e tematiche che, in una prospettiva di più lungo periodo, potrebbero portarle in rotta di collisione.

Questo è il momento del reciproco entusiasmo. Venerdì a Mosca si sono incontrati il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo cinese Yang Jiechi. Scopo principale della missione del capo della diplomazia cinese a Mosca era quello di preparare il terreno alla visita, ormai prossima, del leader della Repubblica popolare Xi Jinping.

Yang ha confermato che Xi si recherà da Vladimir Putin subito dopo la sua nomina a presidente, che avverrà a marzo. Il leader cinese è al momento impegnato nella transizione di potere: nell'ultimo congresso del Partito comunista cinese è stato nominato segretario generale, a marzo prenderà la poltrona su cui ancora oggi è seduto Hu Jintao. Yang non ha precisato se quella di Mosca sarà la prima visita in assoluto di Xi da presidente, che è atteso con lo stesso Putin anche al vertice Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) di Durban il 26 e 27 marzo. Ma, di certo, sarà la prima visita bilaterale a una potenza regionale.

Per quanto riguarda i principali temi di politica estera, la linea dei due Paesi è apparsa chiaramente convergente. "Russia e Cina hanno posizioni unitarie e promuovono queste posizioni unitarie in negoziati, sulla situazione nel Medio Oriente e Nordafrica, compresa la crisi siriana, sull'Afghanistan, sul programma nucleare iraniano e su altre crisi", ha detto Lavrov. "In tutti questi casi - ha continuato - noi e i nostri amici cinesi siamo guidati dagli stessi principi della necessità di seguire le leggi internazionali, di rispettare le procedure dell'Onu e di non permettere interferenze dall'esterno in conflitti interni e tutti gli usi sproporzionati della forza".

Per quanto riguarda la Siria, Lavrov ha espresso "frustrazione" per la posizione presa dagli Stati uniti che non ha condannato gli attentati di Damasco. Sul tema della Corea del Nord, i due paesi hanno affermato che il testo nucleare realizzato da Pyongyang è sì da condannare e meritevole di una reazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (consesso nel quale i Mosca e Pechino hanno potere di veto), ma non può essere un "pretesto" perché inizi una corsa agli armamenti o venga esercitata una pressione militare dall'esterno sulla Corea del Nord, facendo così saltare l'ipotesi di una ripresa dei negoziati a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Russia, Cina, Stati uniti e Giappone)fermi ormai da anni.
 

putin

Dopo il terzo test nucleare nordcoreano, il 12 febbraio, gli Usa hanno promesso una dura reazione. Nei principali vicini - la Corea del Sud e il Giappone - ci sono anche voci che ventilano l'ipotesi di dotarsi dell'arma atomica. Washington e Seul, inoltre, hanno annunciato nei giorni scorsi che intendono tenere il prossimo mese grandi manovre militari congiunte. Insomma, il quadro militare della regione rischia di portare verso scenari d'instabilità che due potenze come Russia e Cina, impegnate a rafforzare l'una le proprie vie di export energetico e l'altra a consolidare la propria crescita, non possono considerare auspicabile.  

Gli affari tra i due giganti d'Asia vanno bene. Alla fine dello scorso anno il commercio bilaterale ha superato gli 80 miliardi di dollari. L'obiettivo fissato da Putin e Hu in incontri passati è quello di arrivare per il 2015 a 100 miliardi di dollari. Obiettivo, a dire di Yang, ormai a portata di mano: "Il commercio bilaterale tra i nostri Paesi è arrivato a più di 80 miliardi di dollari alla fine dello scorso anno, dandoci così ogni ragione per dire che certamente raggiungerà l'obiettivo di portare il commercio bilaterale a 100 miliardi di dollari entro il 2015", ha spiegato il ministro cinese".

Tuttavia, pensare che due Paesi che, in passato, hanno sempre avuto una tendenza a voler essere egemoni, possano a lungo andare semplicemente a braccetto, è un'illusione. Finché ci saranno gli Stati uniti a esercitare ancora la loro potenza nella regione - in Asia centrale a partire dall'Afghanistan, come in Asia orientale - avranno un obiettivo comune. Man mano che questa presenza scenderà, è possibile che emergano le differenze.

In realtà qualche cenno c'è già. I russi sono chiaramente preoccupati della pressione demografica che può venire dalla Cina verso i poco abitati territori dell'Estremo oriente russo. E, anche nella politica di esportazioni energetiche della Russia, con Pechino un dialogo che pareva essere ben avviato al momento sembra ancora essere arenato. In particolare, Mosca e Pechino non riescono da lungo tempo a trovare un accordo per le forniture dirette di gas. A dividere le posizioni un fatto eminentemente commerciale: la formula di prezzo. Ma, si sa, certi problemi a livello politico si possono superare. Quando si è buoni amici.
 

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russia. cinaenergianucleareeconomiapolitica estera
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