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Esteri
Venezuela verso il fallimento. L'esercito può rivoltarsi contro Maduro

Il secondo anniversario della morte di Hugo Chávez coglie il governo venezuelano in un momento di grande crisi economica, politica e sociale, che getta pericolose ombre sul futuro del paese. Il Partito socialista unito (Psuv), alfiere dell’ideologia chavista che governa il Venezuela dal 1999, è stretto nella morsa provocata dall’effetto combinato del crollo dei prezzi del petrolio e di una gestione economica fallimentare, accompagnata dalla corruzione dilagante. Oltre all’opposizione centrista, rappresentata principalmente da Henrique Capriles, che secondo alcuni sondaggi troverebbe il sostegno di due venezuelani su tre, il presidente Nicolás Maduro è minacciato da divisioni interne allo stesso campo chavista, tanto nell’ala moderata, tanto in quella radicale del movimento, oltre che dallo stesso esercito nazionale. A un anno di distanza dai disordini di piazza del febbraio 2014, a seguito dei quali venne arrestato uno dei leader più attivi dell’opposizione, Leopoldo López (tutt’ora imprigionato senza processo dal regime), la tensione sta ricominciando a salire e minaccia di esplodere di nuovo, con esiti imprevedibili per la stabilità politica e sociale del Venezuela. Proviamo ad analizzare tre possibili scenari futuri.

Status quo e default di sistema – Nel primo caso Maduro potrebbe riuscire a mantenere lo status quo, serrando le fila del proprio partito, chiamando a raccolta i fedelissimi, ma soprattutto assicurandosi l’appoggio incondizionato dell’esercito – destinatario di un trattamento di favore, con la nomina di diversi ufficiali in posizioni di rilevanza politica e amministrativa. Il mantenimento del potere si profila come lo scenario più probabile ma avrebbe un costo politico non trascurabile per il presidente, che si vedrebbe obbligato a estendere le sovvenzioni e i pagamenti in cambio del necessario sostegno politico, accantonando quelle riforme che potrebbero stimolare un’inversione di tendenza in Venezuela. Più che risolvere i problemi del paese, magari aiutato da un aumento dei prezzi del petrolio, il regime ancora una volta riuscirebbe solo a rimandare l’inevitabile resa dei conti con la realtà di una nazione strutturalmente in crisi e dalla crescente polarizzazione politica. 

Il disfacimento del regime – Nel secondo scenario le disastrose condizioni economiche potrebbero condurre il Psuv alla débâcle elettorale nelle prossime consultazioni legislative di fine anno. In tal caso, galvanizzate dalla vittoria alle urne, le opposizioni potrebbero organizzare con successo un referendum di sfiducia al governo Maduro, che si vedrebbe così costretto a cedere il passo alle componenti più riformiste del fronte chavista. Nel 2016 si completerebbe così il processo di transizione politica attraverso nuove elezioni presidenziali, in un contesto di diminuita polarizzazione delle parti. Uno scenario di questo tipo appare però al momento piuttosto improbabile, poiché presupporrebbe il regolare svolgimento delle elezioni (di incerta previsione vista l’instabile situazione in Venezuela e il controllo esercitato sui media dal regime) e la volontà da parte del gruppo di potere legato al presidente Maduro di lasciare il campo politico, eventualità, questa, che visti gli interessi in gioco sembra di difficile realizzazione.

La rivincita dell’esercito – Un ultimo possibile scenario per il Venezuela è quello di un colpo di mano da parte delle stesse forze armate, come già ripetutamente accaduto in passato. A fronte dell’incapacità del presidente di risolvere la crisi, l’esercito potrebbe difatti destituire Maduro – al quale indubbiamente manca il carisma e l’appeal di Chávez – prendendo temporaneamente le redini della situazione. Un atto simile sarebbe tuttavia a sua volta altamente destabilizzante, in quanto scatenerebbe nuovi moti di piazza e farebbe poco per migliorare la situazione economica del Venezuela. A seguito dell’ipotetico golpe, i militari potrebbero però mostrarsi pragmatici, favorendo quelle componenti del fronte chavista più aperte al dialogo con l’opposizione  e affidandogli progressivamente le redini del paese per uscire dallo stato attuale di crisi politico-economica.


Da ispionline.it

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venezuelamaduropetrolioesercitocolpo di stato
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