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Esteri

L’ombra dei Le Pen si allunga sull’Europa. Marine, la figlia del patriarca del Fronte Nazionale, la donna che ha fatto uscire dall’isolamento il partito del padre, Jean-Marie, potrebbe diventare il volto europeo della Francia. Un volto inquietante, sempre nazionalista e intollerante ma capace di sedurre i francesi. 24%, un francese su quattro per il Fronte, questa l’impressionante quota di popolarità secondo un sondaggio che ha scosso il paese. È il record di preferenze di sempre, che regalerebbe alla Le Pen la vittoria alle elezioni europee, dopo una tornata elettorale primaverile alle municipali anch’essa annunciata come una passeggiata trionfale.

Ma non sono soltanto i numeri a descrivere la nuova Francia dell’estrema destra (Marine minaccia, finora a vuoto, di portare in tribunale chi definisce ancora così il Fronte Nazionale). A fare ancora più paura sono le idee, che dilagano in tutti gli strati della società francese, e che nella sostanza non sono cambiate rispetto ai tempi di nonno Jean-Marie, quelli de “La France aux Français”. Il vecchio motto nazionalista continua a essere il miraggio di tutti i deserti: la preferenza a chi è francese nelle graduatorie del collocamento e in quelle dell’assegnazione delle case popolari è un concetto tanto razzista e anticostituzionale quanto seducente nei periodi di crisi. Ormai il tabù è infranto, metà dei francesi ammette di condividere una o più idee del Fronte, dalla drastica riduzione e selezione degli immigrati all’uscita dall’euro, fino al ripristino della pena di morte per i reati più gravi. Il nuovo FN “Bleu Marine” non finisce più sotto processo, come capitò al suo fondatore, per una battutaccia che irride alla Shoah, ma i ragazzini a scuola chiamano “bertuccia” la ministra della Giustizia Christiane Taubira, nata in Guyana.

La Francia delle acciaierie che chiudono e dei bretoni in rivolta contro l’ecotassa sui tir si guarda allo specchio e vede che un operaio su due vota per il Fronte Nazionale, e quasi non ci crede. Guarda agli anziani, che la saggezza spingeva lontano dai Le Pen e che adesso invece votano rabbiosamente il Fronte. E guarda soprattutto al fallimento di questa gauche al potere: l’11% di quelli che votarono François Hollande al primo turno delle presidenziali un anno e mezzo fa vogliono votare per Marine Le Pen alle europee.

Se è vero che Nicolas Sarkozy ha dato cittadinanza alle idee dell’estrema destra andando disperatamente a pesca di voti quando ha capito che l’Eliseo gli stava sfuggendo, l’indecisione di Hollande e l’inefficacia di un governo precipitato ai minimi storici di popolarità hanno fatto forse peggio. I sondaggi sono una fotografia, ripetono gli analisti, la dinamica di una campagna elettorale è tutt’altra cosa. Il calendario, però, è complicato e sembra giocare tutto per la Le Pen: a marzo ci saranno le municipali, elezioni locali dove tradizionalmente il Fronte era debole ma in cui sta fermentando invece una realtà imprevista.

Il patto repubblicano che aveva sempre funzionato è saltato, ci ha pensato l’UMP che ormai non ha più un padrone a mandare in frantumi quella consuetudine: laddove il Fronte si ritrovava al ballottaggio contro i socialisti o la destra, i “governativi” facevano da sempre fronte comune (il “Fronte repubblicano”) contro gli estremisti. Anno dopo anno, elezione dopo elezione, dichiarazione dopo dichiarazione, gli uomini eredi del neogollismo hanno sabotato il patto: François Fillon, ex premier dal carattere mite e oggi “falco” che vuole sfidare il suo ex

Marine Le Pen, che già stava formando una squadra di nuovi dirigenti locali in vista delle numerose vittorie che prevede di ottenere nei Comuni, ha potuto proclamare: «saremo il primo partito di Francia». Forse non alle municipali, ma due mesi dopo alle europee giocheranno “in casa”, cioè con il sistema proporzionale. È storicamente il sistema prediletto dal Fronte Nazionale, che così evita le sfide a due o a tre che lo penalizzano. Tanto che François Mitterrand, nel 1986, fece votare per una volta i francesi con il sistema proporzionale in funzione antigollista. Il risultato fu che il Fronte fin lì assente dal Parlamento vi fece un’irruzione rimasta unica nella storia, ben 35 rappresentanti. Anche per questo il Fronte nazionale spera nell’impresa storica, e le condizioni del paese e della politica lo aiutano a crederci.

Hollande e il governo sono talmente a picco nei sondaggi da risultare i meno popolari nella storia della Quinta Repubblica, la destra – con Sarkozy ancora silenzioso – è dilaniata dalla faida interna per la leadership fra Jean-François Copé, fedele all’ex presidente, e l’ex delfino Fillon. Né i Verdi, al governo e mai gratificati, né il Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon, la sinistra più massimalista, rappresentano alternative al sistema concorrenziali con il Fronte Nazionale.

Sia il governo di destra con Sarkozy, sia quello di sinistra con Hollande, hanno reagito provando a strappare consensi sul terreno di caccia della Le Pen. Manuel Valls, ministro dell’Interno e unico personaggio davvero popolare della maggioranza di

Invece potrebbe essere proprio Manuel Valls l’estremo rimedio, se Hollande continuerà la sua caduta nei sondaggi e se il Fronte Nazionale dovesse dilagare nelle due elezioni di metà mandato per il presidente. Il capo dell’Eliseo pensa a lui o, in alternativa, a un rientro di Martine Aubry per sostituire il premier senza carisma Jean-Marc Ayrault. E andare poi verso un’ultima parte di presidenza giocata in difesa, con il governo spalle al muro di fronte alla crisi, alla disoccupazione e all’onda del Fronte di Marine Le Pen.
 

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