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Esteri
Immigrazione, dubbi sull'Agenda Ue. Vera svolta o ennesima manfrina?

A Bruxelles la Commissione europea ha approvato la nuova Agenda strategica per le politiche Ue d'immigrazione e asilo, che ha dato seguito al Consiglio europeo straordinario del 23 aprile scorso.
 
I pilastri della nuova strategia sono quattro: l’aiuto ai paesi di origine e transito dei migranti, il controllo delle frontiere a sud della Libia e nei paesi limitrofi, le missioni di sicurezza e difesa contro trafficanti e scafisti e, l’obbligatorietà della suddivisione dei profughi sulla base di un meccanismo di quote. In merito all’ultimo punto, uno dei più controversi del documento, diversi paesi membri hanno avanzato obiezioni nei giorni scorsi ma, nonostante ciò, la Commissione ha deciso di tirare dritto e ha trovato l’accordo.  La nuova agenda fissa quindi le quote per la redistribuzione obbligatoria dei migranti per far fronte all’emergenza sbarchi dell’ultimo periodo e per alleggerire i paesi più interessati. L’Italia dovrà accogliere l’11,84% dei richiedenti asilo già presenti in Europa e il 9,94% dei 20 mila profughi che attualmente risiedono in campi profughi all'estero e che hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati. Lo schema approvato dalla Commissione come misura a breve termine dovrà passare poi al vaglio dei governi, e una proposta di soluzione definitiva, con quote anche per gli anni a venire, sarà presentata dalla stessa Commissione entro la fine di questo mese. Se dovesse passare questo modificherebbe sensibilmente il sistema istituito con il regolamento di Dublino secondo il quale il paese di arrivo è quello che ha la responsabilità di accogliere i richiedenti asilo.
 
Resta invece ancora sospeso l’altro punto particolarmente problematico del piano Ue, ovvero l’opzione di avviare missioni per distruggere i barconi degli scafisti prima che salpino dalle coste libiche. Secondo il documento, la missione europea si esplicherebbe attraverso una campagna aerea e navale nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, con il via libera delle Nazioni unite. Proprio per ottenere il via libera internazionale lunedì scorso l’Alto Rappresentante Ue si è recato al Consiglio di Sicurezza per illustrare il piano e chiedere l’autorizzazione appellandosi al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite.
 
Le misure approvate dalla Commissione saranno discusse nella prossima settimana dal Consiglio dell'Unione Europea in composizione "Affari esteri" con i ministri degli Esteri il 18 maggio e il 19 in composizione "affari generali" di nuovo con i ministri degli Esteri e degli Affari europei.
 
 
 
Commissione, Consiglio e Parlamento: l’iter dell’agenda europea
 
 
 
La Commissione ha presentato l’Agenda europea per l’immigrazione. La Commissione sostiene di potere adottare alcune “azioni immediate” (di emergenza), giustificandole sulla base del consenso politico tra Consiglio europeo e Parlamento europeo (PE), e appellandosi ad alcune clausole legali dei Trattati Ue.
 
In realtà molte di queste azioni sono solo proposte, che devono ancora percorrere tutto l’iter decisionale europeo.
 
- Triplicazione risorse per Triton e Poseidon (missioni Frontex) per il 2015 e 2016. Il budget torna ai livelli di Mare Nostrum. Entro fine maggio verrà presentato il nuovo Piano operativo per Triton. Questa azione è effettivamente immediata, ma Consiglio e PE devono approvare gli emendamenti di bilancio;
 
- La proposta dell’attivazione di un meccanismo di emergenza per aiutare i paesi membri che affrontano un afflusso improvviso di migranti, ex articolo 78.3 sul Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, riallocando i richiedenti asilo in arrivo sul territorio dei diversi paesi membri. Su questa proposta della Commissione si pronuncia solo il Consiglio (il Parlamento ha ruolo solo consultivo). Inoltre, entro la fine del 2015 la Commissione proporrà un sistema permanente per ripartire i migranti sul territorio dei diversi paesi membri in situazioni di emergenza;
 
- L’impegno a proporre, entro fine maggio, uno schema di reinsediamento per sfollati e rifugiati, da paesi non-Ue a paesi Ue. Si tratta di uno schema una tantum rivolto a 20.000 persone che attualmente risiedono in un paese terzo e che abbiano chiaro bisogno di protezione internazionale, che verrebbero reinsediate in un paese Ue. Per far fronte alle spese per i diversi Stati membri, la Commissione intende di istituire un fondo addizionale dedicato di €50 milioni nel 2015-2016. Questa sarà probabilmente proposta legislativa e si pronunciano Consiglio e PE;
 
- L’impegno a lavorare per una possibile operazione comune Ue per smantellare i network dei trafficanti, nel rispetto del diritto internazionale.
 
Come si può notare l’unica operazione immediata è la prima (che comunque richiede un’approvazione di bilancio, anche se pressoché garantita). Le restanti sono azioni immediate per mettere in moto la macchina decisionale.
 
 
 
Qual è la posizione italiana?
 
 
 
Il Piano operativo di Triton è stato espressamente negoziato tra Frontex e governo italiano. Quella della triplicazione dei fondi è sicuramente una chiara vittoria italiana. La Commissione aveva un margine di manovra davvero limitato, ed è riuscita a reperire risorse all’interno del bilancio comunitario senza aumentarlo, spostando voci di spesa e riallocandole. Questa decisione implica che si assottigliano le risorse per altre operazioni di emergenza nel corso dell’anno, dunque da parte dell’Italia c’è stato un chiaro sforzo di “spesa” di capitale politico che è andato a buon fine. Si può qui anche sottolineare che la Commissione sta mobilitando altri €60 milioni per assistere i paesi membri oggetto di forti flussi migratori a processare le richieste di asilo (meccanismo degli “Hotspot”);
 
Anche la proposta della accoglienza da parte di tutti gli Stati membri dei richiedenti asilo in arrivo alle frontiere Ue (in periodi di emergenza) viene incontro alle richieste italiane. Sarà tuttavia oggetto di intenso negoziato – e aspro confronto – tra tutti i Paesi membri. Attenzione: UK, Irlanda e Danimarca non sono contemplati nella proposta di ripartizione (né qui, né quella del punto 3) perché già beneficiano di opt out in materia: a nulla vale dunque dire che Cameron non accetta l’Agenda, perché il Regno Unito non sarebbe stato comunque vincolato dalla proposta;
 
Al contrario, la proposta Ue di accogliere rifugiati da paesi terzi in segno di solidarietà sarà probabilmente accolta dal governo italiano, ma potrebbe generare notevoli resistenze tra le forze politiche (anche all’interno della stessa maggioranza);
 
Infine, la Commissione non poteva andare oltre una timida proposta su quella che non può che essere una decisione del Consiglio, cioè la possibilità di operazioni congiunte anti-migranti. Qui l’Italia non esce sconfitta – la vera partita si gioca all’Onu – e si tratterà di rimandare il dibattito in merito al Consiglio. C’è tuttavia da notare sin da ora che è improbabile che si decida a favore di importanti operazioni congiunte anche in seno al Consiglio;
 
Ulteriore (piccola) vittoria italiana: il progetto pilota per gli addetti all’immigrazione nelle delegazioni Ue verrà avviato in Niger, prima tappa della rotta verso il Mediterraneo per migliaia di persone all’anno.

Da http://www.ispionline.it/

Tags:
ueimmigrazione
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