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Esteri

Scrive il Corriere: "In Irlanda i grandi della Terra non hanno trovato un accordo sulla Siria" La dichiarazione finale non farà riferimento alle dimissioni di Bashar el Assad. Putin si è semplicemente opposto a ciò che gli altri proponevano e il meno che si possa dire è che la cosa non è stupefacente.

Bisogna sgombrare il terreno da due perniciose illusioni. In Siria non combatte la democrazia contro la dittatura, la laicità contro la tendenza ad un potere confessionale: combatte una fazione contro l'altra, e dal punto di vista occidentale e morale c'è ben poco da scegliere. Si vede oggi ciò che si è ripetutamente visto durante la famosa "Primavera araba", anche se molti allora hanno preferito sognare piuttosto che ragionare. La seconda illusione riguarda le finalità dell'Occidente in questo settore. L'Europa, pur senza esporsi troppo, non tende a sostenere i ribelli perché li ritiene affidabili democratici oppure perché Assad è un autocrate senza scrupoli, fa semplicemente i propri interessi. La Russia naturalmente fa altrettanto, e poiché gli interessi divergono, è normale che Putin si sia opposto a ciò che gli proponevano. Non c'è altro.

Il regime di Assad resiste ai ribelli innanzi tutto per una legge di natura: qualunque organismo veda in pericolo la propria sopravvivenza si difende con tutte le sue forze. Ma agli occhi dei siriani, esso ha probabilmente una pecca imperdonabile, che non riguarda in fondo la politica ma la religione: è emanazione della setta alawita. Dunque i sunniti, che costituiscono la maggioranza, si sentono oppressi da una minoranza o comunque privati di un potere che spetterebbe a loro. Ma non per questo c'è da sperare che, se prendessero il potere, sarebbero più tolleranti degli alawiti, con la minoranza. Oggi nel mondo islamico l'estremismo religioso è la regola. Non a caso gli alawiti, coscienti del pericolo, hanno soprattutto badato a tenere le redini dell'esercito e solo per questo oggi hanno potuto resistere alla sollevazione. Per il resto invece, sia perché minoranza, sia perché in origine baathisti (più o meno laici socialisti), hanno dimostrato una certa tolleranza nei confronti delle altre confessioni.

Ragionando realisticamente, bisogna ammettere che Assad e la sua cricca non saranno dei gentiluomini ma sono una garanzia di stabilità. Ed è questo probabilmente il punto di vista di Israele. La Siria l'ha minacciata di morte da sempre, ma di fatto la frontiera del Golan è tranquilla più o meno da quarant'anni: un capitale che sarebbe triste disperdere. È certo vero che, per battere i ribelli, Damasco si è anche appoggiata a migliaia di agguerriti Hezbollah, e per questo ha conquistato l'importante cittadina di  Al Qusayr: ma nessuno le impedirebbe, una volta che ristabilisse il proprio potere, di rimandare a casa, in Libano, quegli scomodi alleati.
Per la Russia, come per l'Iran, la Siria rappresenta una porta aperta sul Mediterraneo. Dunque non si vede perché dovrebbero rinunciarci. È per questa ragione che Mosca è disposta ad armare e sostenere Damasco. L'Iran ha anche motivi religiosi, di opposizione ai sunniti, e l'interesse  di mantenere una linea di alleanza attraverso l'Iraq, anch'esso prevalentemente shiita. Sempre in vista di ottenere la sperata egemonia regionale.

Gli Occidentali, come del resto la maggior parte dei Paesi sunniti del Golfo, preferirebbero una vittoria degli insorti proprio per andare contro gli interessi di Russia e Iran, ma sono anch'essi preoccupati riguardo al regime che potrebbe risultare da una vittoria dell'opposizione. Nel Vicino Oriente la scelta sembra essere sempre tra il male e il peggio.

Il prolungarsi della guerra civile dipende dal fatto che, mentre ciascuno dei sostenitori desidera la propria soluzione, nessuno è disposto ad impegnarsi in prima persona. Gli americani hanno finalmente imparato la lezione dell'Iraq e questa lezione serve da monito anche per tutti gli altri. Applausi sì, armi leggere sottobanco pure, ma non molto di più. Come se non bastasse, il regime di Assad dispone di un esercito relativamente moderno che non manca né di mezzi corazzati né di una forza aerea: armi contro le quali non si può vincere se non disponendo di mezzi analoghi. Analoghi e costosi, sia economicamente sia politicamente.

Tutti questi motivi messi insieme fanno sì che non si sappia quando si avrà una soluzione, e se essa sarà vantaggiosa o svantaggiosa per l'Occidente. Non rimane che stare a guardare.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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