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Esteri
L'India è una potenza militare. In ansia Russia, Cina e i "piccoli"

Dopo il potere “reale”—qualunque cosa sia—forse il singolo elemento più importante nei rapporti tra le nazioni è la reputazione. Nella percezione dei più, l’India moderna è stata fondata da un santo, il Mahatma Gandhi, e poi guidata agli inizi dal Nelson Mandela della sua epoca, il Pandit (più o meno “maestro”) Jawaharlal Nehru.

La famiglia Nehru si è in seguito “virtualmente” imparentata con la famiglia Gandhi, non attraverso il Mahatma, ma tramite il marito di Indira Nehru, Feroze Gandhi—il quale non aveva alcun legame di parentela con il primo—riuscendo a formare, con tre membri succedutisi nella carica di Primo Ministro: Jawaharlal Nehru, Indira Gandhi e Rajiv Gandhi, una dinastia che ha dominato la politica del P aese dal 1947 al 1989.

L’India dell’epoca Nehru-Gandhi ha molto beneficiato di una sorta di “alto patrocinio” dell’Inghilterra, allora ancora estremamente inf luente nella formazione dell’opinione internazionale. Impressionato dalla straordinaria figura del Mahatma, e forse per una certa confusione tra buddismo e induismo, l’Occidente si è convinto che l’indole indiana fosse essenzialmente pacifista. Come se non bastasse, generazioni di ragazzini—specialmente nel mondo anglosassone—sono state esortate dalla mamma a pulire bene il piatto a tavola perché “i bambini in India muoiono di fame”.

Il Paese è inoltre una democrazia, e dunque per definizione “buono” e bene intenzionato. L’idea che possa anche essere uno stato orgoglioso, fortemente espansionista e con un impianto militare molto potente viene compresa solo con grande difficoltà—come nel “caso marò”, che pare un mistero per la classe politica italiana.

Ricordiamo che l’India è la nazione con più portaerei dopo gli Stati Uniti, che mantiene uno dei più grandi eserciti del mondo—1.129.900 truppe attive e 960.000 di riserva—e che le sue forze aeree sono tra le più moderne e potenti esistenti. Se non ci fosse l’Himalaya in mezzo, la Russia avrebbe di che preoccuparsi molto seriamente—e la Cina si preoccupa anche malgrado la barriera montana.

Chi però ha ancora di più da temere sono i vicini piccoli. Siccome i dati numerici e le parole valgono solo relativamente, offriamo un breve elenco (incompleto) degli interventi militari indiani a partire dall’Indipendenza:

(1947) Annessione del Kashmir ; (1949) Annessione di Manipur ; (1949) Annessione di Tripura ; (1951) Annessione del Tibet Meridionale ; (1961) Annessione di Goa ; (1962) Annessione di Kalapani , Nepal; (1971) Annessione di Turtuk , Pakistan; (1972) Annessione di Tin Bigha , Bangladesh; (1975) Annessione del Sikkim (il paese intero); (1983) Tentativo (poi sospeso) di invadere Mauritius ; (1990) Fallita annessione del Bhutan ; (2006) Annessione di Duars , Bhutan; (2013) Annessione di Moreh , Myanmar.

Abbiamo tralasciato l’episodio dei violenti contrasti militari con la Cina del 1962—molto somigliante a una guerra—in quanto la questione di chi sia stato in realtà l’aggressore è ancora controversa. Va inoltre notato che molte delle annessioni sono state di modesta entità—come se l’Italia avesse annesso solo il Canton Ticino e le parti rilevanti dell’Istria. Quisquilie.
 

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