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Riduzione delle sanzioni, neutralizzazione del uranio già arricchito e divieto dell'esportazioni di armi questi i principali punti su cui si è trovato l'accorfo "ad interim" tra i 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) e l'Iran.  Le sei potenze al tavolo delle trattative hanno messo nero su bianco una serie di impegni per l'Iran al fine di bloccare gli aspetti più preoccupanti del suo programma nucleare e concedendo, in cambio, un alleggerimento delle sanzioni.

Da oggi ci sono sei mesi di prova  che servono a dare tempo ai negoziatori per plasmare un accordo completo.

RIDUZIONE DELLE SANZIONI -  Durante i sei mesi di validità dell'accordo ad interim, all'Iran verranno ridotte le sanzioni con un alleggerimento complessivo tra i 6 e i 7 miliardi di dollari. Inoltre, Teheran avrà un accesso facilitato ai suoi fondi per gli aiuti umanitari. Le sanzioni verranno sospese sui prodotti petrolchimici e anche su metalli 

COSA FARA' L'IRAN -  Il Paese non ha ceduto, per il momento, sull'arricchimento dell'uranio a scopi civili ma deve neutralizzare l'uranio già arricchito al 20%  riconvertendolo o diluendolo fino al 5 per cento. Nell'accordo la comunità internazionale concede infatti a Teheran di continuare ad arricchire l'uranio fino al 5 per cento. Le centrifughe in grado di effettuare un arricchimento superiore dovranno essere disattivate e il Paese non ne produrrà di nuove. Questa parte dell'accordo comporta che circa la metà delle centrifughe in funzione a Natanz e tre quarti di quelle di Fordow verranno rese inoperative.

COME SI E' ARRIVATI ALLE SANZIONI - Nel 2002, l'Aiea di Vienna non è riuscita a chiarire se le attività di arricchimento di uranio fossero riservate ai soli usi pacifici di produzione di energia. Il Consiglio di sicurezza Onu ha emanato sei risoluzioni, quattro delle quali erano accompagnate da sanzioni, per ottenere lo stop al programma.

LE SANZIONI - L'Onu ha adottato un divieto di vendere al Paese armi pesanti e tecnologie legate al nucleare, ha vietato le esportazioni di armi iraniane e ogni forma di interscambio gli asset di individui e imprese sono stati bloccati.

Durante il suo intervento all’Assemblea Generale, il presidente iraniano Hassan Rohani ha ribadito che l’Iran non è interessato a sviluppare armi nucleare e che è pronto ad avviare un negoziato immediato sul dossier nucleare per giungere rapidamente a un accordo-quadro con gli Stati Uniti.

Francesco Bastagli, ex United Nations Resident Coordinator e UNDP Resident Representative in Iran, in un'intervista al Ispi, l'istituto di studi di politica internazionale ha commentato le affermazioni del presidente Rohani.  "Bisogna riconoscere che la comunità internazionale non ha al momento molte alternative se non quella di accogliere queste aperture e sfruttarle per dare nuovo impulso alle negoziazioni verificando poi in itinere il reale progresso di entrambe le parti. A livello concreto, non credo che ci possa essere un governo iraniano con maggiori credenziali internazionali e liberali di quello attuale".

Bisogna anche ricordare che il ministro degli Esteri, Mohammad Zarif, ha più volte in passato cercato di avvicinarsi all’Occidente. In particolare  durante la guerra in Afghanistan, quando Zarif svolse un ruolo fondamentale in qualità di rappresentante iraniano nella mediazione tra l’Alleanza del Nord e gli Stati Uniti per definire gli assetti politici dell’Afghanistan dopo la guerra contro i talebani. Il lavoro svolto da Zarif permise già allora un timido riavvicinamento tra Iran e Stati Uniti, processo poi interrotto dalla decisione del presidente Bush di inserire l’Iran tra i paesi dell’Asse del Male.

In Iran, sostiene Bastagli: "Tra le fila di coloro pronti a sostenere il presidente Rohani vi sono certamente i riformisti che si rendono conto di come l’Iran abbia oggi una disperata necessità di aprire canali di dialogo con l’Occidente per intavolare discussioni anche riguardo a tematiche che trascendono il nucleare. Molti politici inoltre potrebbero essere spinti ad appoggiare Rohani dalle crescenti pressioni che arrivano dalla piazza per allentare il regime sanzionatorio e rimettere in piedi l’economia. Obiettivo raggiungibile solo in una stagione di dialogo e collaborazione con l’Occidente".

Ma a opporsi alla svolta di Rohani, oltre ai conservatori potrebbe essere anche la popolazione iraniana che continua a nutrire "un certo sospetto verso ogni occasione di negoziazione, temendo che il reale obiettivo dell’Occidente non sia il raggiungimento di un compromesso ma il cambio di regime".

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Riduzione delle sanzioni, neutralizzazione del uranio già arricchito e divieto dell'esportazioni di armi questi i principali punti su cui si è trovato l'accorfo "ad interim" tra i 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) e l'Iran.  Le sei potenze al tavolo delle trattative hanno messo nero su bianco una serie di impegni per l'Iran al fine di bloccare gli aspetti più preoccupanti del suo programma nucleare e concedendo, in cambio, un alleggerimento delle sanzioni.

Da oggi ci sono sei mesi di prova  che servono a dare tempo ai negoziatori per plasmare un accordo completo.

RIDUZIONE DELLE SANZIONI -  Durante i sei mesi di validità dell'accordo ad interim, all'Iran verranno ridotte le sanzioni con un alleggerimento complessivo tra i 6 e i 7 miliardi di dollari. Inoltre, Teheran avrà un accesso facilitato ai suoi fondi per gli aiuti umanitari. Le sanzioni verranno sospese sui prodotti petrolchimici e anche su metalli 

COSA FARA' L'IRAN -  Il Paese non ha ceduto, per il momento, sull'arricchimento dell'uranio a scopi civili ma deve neutralizzare l'uranio già arricchito al 20%  riconvertendolo o diluendolo fino al 5 per cento. Nell'accordo la comunità internazionale concede infatti a Teheran di continuare ad arricchire l'uranio fino al 5 per cento. Le centrifughe in grado di effettuare un arricchimento superiore dovranno essere disattivate e il Paese non ne produrrà di nuove. Questa parte dell'accordo comporta che circa la metà delle centrifughe in funzione a Natanz e tre quarti di quelle di Fordow verranno rese inoperative.

COME SI E' ARRIVATI ALLE SANZIONI - Nel 2002, l'Aiea di Vienna non è riuscita a chiarire se le attività di arricchimento di uranio fossero riservate ai soli usi pacifici di produzione di energia. Il Consiglio di sicurezza Onu ha emanato sei risoluzioni, quattro delle quali erano accompagnate da sanzioni, per ottenere lo stop al programma.

LE SANZIONI - L'Onu ha adottato un divieto di vendere al Paese armi pesanti e tecnologie legate al nucleare, ha vietato le esportazioni di armi iraniane e ogni forma di interscambio gli asset di individui e imprese sono stati bloccati.

Durante il suo intervento all’Assemblea Generale, il presidente iraniano Hassan Rohani ha ribadito che l’Iran non è interessato a sviluppare armi nucleare e che è pronto ad avviare un negoziato immediato sul dossier nucleare per giungere rapidamente a un accordo-quadro con gli Stati Uniti.

Francesco Bastagli, ex United Nations Resident Coordinator e UNDP Resident Representative in Iran, in un'intervista al Ispi, l'istituto di studi di politica internazionale ha commentato le affermazioni del presidente Rohani.  "Bisogna riconoscere che la comunità internazionale non ha al momento molte alternative se non quella di accogliere queste aperture e sfruttarle per dare nuovo impulso alle negoziazioni verificando poi in itinere il reale progresso di entrambe le parti. A livello concreto, non credo che ci possa essere un governo iraniano con maggiori credenziali internazionali e liberali di quello attuale".

Bisogna anche ricordare che il ministro degli Esteri, Mohammad Zarif, ha più volte in passato cercato di avvicinarsi all’Occidente. In particolare  durante la guerra in Afghanistan, quando Zarif svolse un ruolo fondamentale in qualità di rappresentante iraniano nella mediazione tra l’Alleanza del Nord e gli Stati Uniti per definire gli assetti politici dell’Afghanistan dopo la guerra contro i talebani. Il lavoro svolto da Zarif permise già allora un timido riavvicinamento tra Iran e Stati Uniti, processo poi interrotto dalla decisione del presidente Bush di inserire l’Iran tra i paesi dell’Asse del Male.

In Iran, sostiene Bastagli: "Tra le fila di coloro pronti a sostenere il presidente Rohani vi sono certamente i riformisti che si rendono conto di come l’Iran abbia oggi una disperata necessità di aprire canali di dialogo con l’Occidente per intavolare discussioni anche riguardo a tematiche che trascendono il nucleare. Molti politici inoltre potrebbero essere spinti ad appoggiare Rohani dalle crescenti pressioni che arrivano dalla piazza per allentare il regime sanzionatorio e rimettere in piedi l’economia. Obiettivo raggiungibile solo in una stagione di dialogo e collaborazione con l’Occidente".

Ma a opporsi alla svolta di Rohani, oltre ai conservatori potrebbe essere anche la popolazione iraniana che continua a nutrire "un certo sospetto verso ogni occasione di negoziazione, temendo che il reale obiettivo dell’Occidente non sia il raggiungimento di un compromesso ma il cambio di regime".

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