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Esteri
Iran, Israele ferma l'accordo. "Teheran deve prima riconoscerci"


I negoziatori internazionali e l'Iran hanno trovato a Losanna l'intesa sui "parametri chiave" da cui partire per arrivare entro tre mesi a redigere un accordo quadro che consenta a Teheran di continuare a disporre di un programma nucleare a uso civile, limitandolo quanto basta per impedire la fabbricazione di un ordigno atomico potenzialmente apocalittico. L'incubo di Israele, dove il gabinetto di Sicurezza convocato da Netanyahu respinge l'intesa di Losanna e il premier chiede che nel trattato finale sul nucleare iraniano Teheran si impegni anche a "riconoscere il nostro diritto di esistere".
 
Nel documento allegato alla dichiarazione congiunta dell'Alto rappresentante della politica estera europea, Federica Mogherini, e del ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, si legge di riduzione nel numero delle centrifughe, di tetti all'arricchimento e alle riserve di uranio, di chiusura e riconversione delle centrali. Il tutto sotto il monitoraggio dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Un piano che da qui a tre mesi sarà tracciato in concreto e dovrà trovare le misure in grado di renderlo operativo e trasparente anche in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Su numeri e percentuali tutti sembrano d'accordo e lo dimostra il semplice fatto che siano stati riportati nel documento di sintesi dell'intesa. Resta, invece, l'ambiguità sulla contropartita chiesta dall'Iran: la fine delle sanzioni.
 
Nelle parole di Mogherini e Zarif, oltre che nel testo, le sanzioni economiche e finanziarie emesse dell'Unione Europea e degli Stati Uniti contro Teheran saranno rimosse gradualmente e contestualmente al rispetto degli impegni. Ma il punto è: a partire da quando? Ed è proprio su questo decisivo dettaglio che si spenderanno molto i negoziatori da qui al 30 giugno, la scadenza fissata per concludere definitivamente la partita. Perché al momento, sulle sanzioni l'accordo non c'è e la questione è spinosa, come si deduce dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius e del capo dei negoziatori russi Sergei Riabkov.
 
Intervistato da Europe 1, il capo della diplomazia di Parigi ha ammesso che il calendario delle sanzioni "resta un punto complicato". "Gli iraniani - spiega Fabius - vogliono l'immediata cessazione delle sanzioni. Noi abbiamo risposto: le sanzioni saranno rimosse con il vostro rispetto degli accordi e in caso di violazioni si ritornerà alla situazione precedente. E su questo, le posizioni sono rimaste le stesse, non c'è accordo. E non sarà facile raggiungerlo". Il russo Riabkov, citato dall'agenzia Interfax, ha premesso che "per quanto si possa essere fieri di quanto è stato fatto, resta ancora molto da chiarire". E subito dopo ha fatto appello per una "immediata" cessazione delle "sanzioni occidentali" contro l'Iran.
 
D'altronde, sul nucleare la Russia ha ben altro rapporto con gli ayatollah. Nello scorso novembre, Mosca e Teheran si sono accordate per la costruzione di due nuovi reattori nucleari alla centrale di Bushehr (sulla costa del Golfo Persico, consegnata ufficialmente dai russi agli iraniani nel settembre 2013), oltre ad aver firmato un protocollo di accordo per la realizzazione di quattro reattori in un altro sito non ancora indicato da Teheran. E ieri, subito dopo l'annuncio di Mogherini e Zarif, il ministero degli Esteri del Cremlino aveva salutato in una nota "il riconoscimento del diritto dell'Iran a un nucleare ad uso civile", un principio, sottolineava il documento, "elaborato dal presidente Putin".
 
Se dovesse passare la posizione occidentale, ovvero di una rimozione a tappe delle sanzioni solo dopo le prime verifiche dell'Aiea, quanto dovrebbe aspettare l'Iran per iniziare a incassare la sua ricompensa? Una previsione l'ha fatta il segretario di Stato americano John Kerry: all'Iran occorrerebbero da quattro mesi a un anno per andare incontro alle richieste di verifica e rendersi così "qualificato" per l'alleggerimento delle sanzioni internazionali. Quattro mesi o un anno possono sembrare un termine accettabile, ma bisogna porsi nella posizione e interpretare le aspettative di chi in Iran è sceso nelle strade alla notizia dell'intesa per festeggiare a clacson spiegati. Di certo, dovranno farlo il presidente iraniano Rohani e il ministro degli Esteri Zarif. Perché quella festa è la cartina di tornasole rivelatrice di quanto in questi anni abbiano pesato le sanzioni internazionali sulla vita degli iraniani. Le esportazioni petrolifere si sono ridotte di oltre il 50%, con il corollario degli oltre 100 miliardi di dollari di ricavi del settore degli idrocarburi congelati. I numeri che hanno indotto Teheran a sedersi al tavolo del negoziato.

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