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Esteri
Iran, Khamenei: "Vittime innocenti degli scontri sono martiri"

Iran: Khamenei, vittime innocenti degli scontri sono "martiri"

La guida spirituale suprema dell'Iran, Ali Khamenei, ha decretato che le persone uccise nelle manifestazioni e "che non hanno avuto alcun ruolo nel fomentarle" siano considerate "martiri" e che le loro famiglie siano compensate finanziariamente. La decisione dell'ayatollah arriva quasi tre settimane dopo lo scoppio dei disordini nel Paese, di cui Teheran accusa potenze straniere, e ha chiesto che le sue raccomandazioni "siano attuate quanto prima". Il titolo di "martire" viene generalmente assegnato ai soldati uccisi sul fronte. In genere apre la strada a benefici finanziari per discendenti o parenti, nonche' a strutture per l'assunzione o l'accesso all'Universita'. Secondo il sito web della guida suprema, Khamenei aveva "recentemente" commissionato al contrammiraglio Ali Chamkhani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, un rapporto sulle "cause dei disordini", identita' delle vittime e circostanze della loro morte.

La protesta esplose il 15 novembre scorso in seguito all'annuncio di un pesante aumento del prezzo della benzina, nel mezzo della crisi economica, coinvolgendo centinaia di citta'. Le autorita' hanno dichiarato di aver riportato l'ordine nel giro di pochi giorni. Secondo Amnesty International questo e' avvenuto a costo di un "orribile massacro", in cui "almeno 208 persone" sono uccise dalle forze di sicurezza. Altri bilanci sono ancora piu' pesanti. Teheran, che definisce le cifre fornite dai "gruppi ostili" "bugie assolute", ha finora confermato solo cinque morti: quattro membri delle forze di sicurezza uccise dai "rivoltosi" e un civile. Il rapporto dell'ammiraglio Chamkhani, sempre secondo quanto si legge sul sito di Khamenei, identifica tre tipi di vittime nelle manifestazioni: "cittadini" che "non hanno avuto alcun ruolo" nella protesta; manifestanti e rivoltosi "armati". Per le vittime delle manifestazioni, il documento sostiene il pagamento del "prezzo del sangue", una compensazione finanziaria prevista dalla legge per le famiglie delle vittime di omicidio. Per le persone uccise invece in scontri con le forze di sicurezza, viene chieste che i loro "crimini" non sia associati alle loro famiglie e che la reazione dei militari e' stata "proporzionale". Il rapporto e la raccomandazione vanno apparentemente in contrasto con la fermezza dimostrata dal governo fin dall'inizio degli scontri, arrivato a sospendere Internet per una settimana.

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