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Iran, Paniccia: “Hormuz riapre sotto la protezione americana: qualcosa di buono Trump l’ha fatto”

Come diceva Churchill, gli americani prendono sempre la decisione giusta, dopo averle provate tutte…

Iran, Paniccia: “Hormuz riapre sotto la protezione americana: qualcosa di buono Trump l’ha fatto”
Oil tankers sit at anchor offshore in the Strait of Hormuz off Bandar Abbas, Iran, Saturday, May 2, 2026. (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Iran, Paniccia: “Hormuz riapre sotto la protezione americana”

Confidare in un vero accordo tra Iran e Trump appare ormai inutile, anche se più volte tentato, annunciato e descritto come possibile. Dopo sei mesi di conflitto altalenante e a poco più di due mesi dalle elezioni americane di midterm, Washington deve scegliere una strada.

Scartata l’opzione di un attacco militare duro, per lo spargimento di sangue e le inevitabili perdite americane che essa potrebbe comportare, Trump punta sulla guerra economica. Ma le sanzioni, da sole, non sono mai risolutive e difficilmente possono raggiungere in tempi brevi il vero obiettivo capace di rovesciare la situazione: la caduta del regime iraniano, indebolito e attraversato da dissidi interni, ma che ha dimostrato una notevole resilienza.

Le sanzioni secondarie, inoltre, aprono inevitabilmente un altro fronte. Colpire banche, industrie, apparato della difesa, contrabbando petrolifero e operazioni finanziarie dei Pasdaran significa colpire il sistema che sostiene l’Iran e quindi confrontarsi direttamente con Cina e Russia, oltre a verificare la reale volontà di Pechino, Mosca e Nuova Delhi di isolare economicamente e finanziariamente Teheran.

A un mese dal previsto viaggio di Xi Jinping a Washington, attaccare anche il sistema occulto di banche e finanziarie utilizzato dalla Cina per sostenere i Paesi amici non sembra, peraltro, la migliore premessa per quell’incontro. Dopo il bombardamento strategico inefficace, la guerra del mare e dello Stretto condotta su una pessima idea di Trump e il tentativo di mobilitare gli imbelli alleati arabi del Golfo, la guerra economica rischia dunque di produrre risultati soltanto nel lungo periodo. L’Occidente, però, non ha questo tempo.

Un risultato indiscutibile Trump lo ha comunque già ottenuto: lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente riaperto al traffico mercantile. La US Navy finalmente mostra i muscoli. Lungo la rotta vicina all’Oman transitano, sotto la protezione della flotta americana, anche 10-15 navi contemporaneamente tra cargo e petroliere. Negli ultimi due giorni oltre 10 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo Stretto tra entrata e uscita.

È questa l’unica attività americana che sta producendo risultati concreti e dimostra anche che i Pasdaran, nonostante le loro immaginifiche dichiarazioni e minacce, dispongono ormai di forze assai ridotte. Non resta quindi che sostenere la riapertura di fatto di Hormuz, anche attraverso il contributo degli alleati con naviglio tecnico, dragamine e navi appoggio.

Questa appare l’unica strada per mantenere coeso il fronte europeo e occidentale, volente o nolente coinvolto nella crisi, con un obiettivo immediato: evitare che la crisi energetica ormai incombente si trasformi in crisi inflazionistica, recessiva e infine sociale. Come diceva Churchill, gli americani prendono sempre la decisione giusta, dopo averle provate tutte.