Donald Trump ha improvvisamente cambiato strategia sull’Iran, passando da “abbiamo armi per attaccare per sempre” a “guerra ormai praticamente finita”. Ma cosa c’è dietro a questo repentino dietrofront? Gli americani, o meglio, la preoccupazione degli americani. La Casa Bianca ha capito che ai cittadini statunitensi del conflitto in Medio Oriente non interessa particolarmente, quello che invece conta (e molto) sono le conseguenze: caro benzina e impennata dell’inflazione. Per questo adesso Trump cerca una “exit strategy” per evitare soprattutto una pesante sconfitta alle elezioni di midterm. Ma c’è un problema, Israele non ha nessuna intenzione di smettere coi bombardamenti, Netanyahu aspettava questo via libera per gli attacchi su larga scala da tempo e ora convincerlo ad abbassare le armi non sarà per nulla facile.
Ma Trump – riporta Il Corriere della Sera – sta cambiando rotta anche perché è rimasto sorpreso dalla mancata resa di Teheran. Intanto i repubblicani gli mettono di continuo sotto gli occhi i sondaggi sull’impopolarità della guerra mentre cresce a dismisura iltimore di una sconfitta al voto di midterm di novembre. Il suo partito evita di contestare apertamente la guerra di Trump, sarebbe antipatriottico, ma è anch’esso in grande fermento. Per gli americani ora conta una sola parola: benzina. L’inflazione è il fattore che ha decretato l’impopolarità di Trump e ora il presidente americano è costretto a un clamoroso dietrofront. Ma (complice Israele), non sarà certo facile. Per questo si è alazato anche il livello della tensione tra lui e Netanyahu, i bombardamenti sistematici israeliani ai depositi di petrolio (già 30 quelli distrutti), stanno provocando una crisi energetica senza precedenti.

