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Esteri
Iraq, le proteste infiammano il Paese dopo l'addio di Moqtada al-Sadr

Iraq, le proteste sono sempre più violente e infiammano il Paese dopo l'addio di al -Sadr

Cresce la tensione in Iraq. Il Paese da quasi un anno paralizzato a causa della mancata nomina di un governo, in uno stallo di cui non si vede la fine. Il leader sciita Moqtada al-Sadr ha annunciato il suo "ritiro definitivo" dalla vita politica, scatenando la reazione dei suoi sostenitori che hanno fatto irruzione nel palazzo del governo a Baghdad.

Otto manifestanti sono rimasti uccisi e altri 85 feriti, secondo fonti mediche, durante scontri con i rivali sciiti della Coordination Framework Alliance filo-iraniana. L'esercito ha decretato il coprifuoco nella capitale irachena - ampiamente ignorato dai manifestanti - e poi lo ha esteso a tutto il Paese. Forze di sicurezza sono intervenute sparando lacrimogeni per disperdere i sostenitori di al-Sadr all'ingresso della Zona Verde, l'area fortificata dove si trovano ambasciate, organizzazioni internazionali ed edifici governativi.

"L'escalation estremamente pericolosa" preoccupa la missione Onu (Unami), che ha sollecitato i "dimostranti a lasciare immediatamente la zona", esortando "tutti a evitare gesti che possano innescare una catena inarrestabile di eventi". Una situazione "allarmante" anche per la Casa Bianca che ha esortato alla calma e al dialogo.

Non è chiara la strategia di al-Sadr, da vent'anni figura centrale nella vita irachena, prima come comandante di una feroce resistenza armata contro gli americani e poi come leader politico, schierato negli ultimi anni contro il settarismo e la corruzione a favore delle riforme. Discendente di una celebre famiglia di notabili religiosi, votati al 'martirio' (sia il padre che il suocero, entrambi molto noti, furono uccisi da Saddam Hussein), gode di un enorme sostegno popolare.

Da anni è coinvolto - indirettamente - nella gestione del Paese ma, allo stesso tempo, è sostenitore delle proteste anti-governative che hanno portato migliaia di persone, soprattutto giovani, a scendere in piazza contro le condizioni di vita impossibili, la corruzione, la mancanza di lavoro e di servizi.

Nell'annunciare il suo addio alla politica, il leader sciita ha attaccato i suoi rivali e oppositori accusandoli di non aver seguito il suo appello di due giorni fa in cui esortava "tutte le parti" a lasciare i propri incarichi di potere per aiutare a risolvere lo stallo. "Ho deciso di non immischiarmi negli affari politici", ha sottolineato nel tweet, precisando che "tutte le istituzioni" legate al movimento sadrista saranno chiuse, a eccezione del mausoleo di suo padre.

Nonostante sia emerso come il vincitore della tornata elettorale nell'ottobre 2021 conquistando il maggior numero di seggi (73), il suo partito non ha ottenuto la maggioranza e non è riuscito a formare un governo a causa di forti contrasti con i rivali sciiti - sostenuti dall'Iran - della Coordination Framework Alliance.

A giugno i suoi deputati si sono dimessi e da allora è in corso una dura crisi politica che ha visto a fine luglio i sostenitori di al-Sadr fare irruzione in Parlamento e tenere un sit-in all'esterno del palazzo impedendo ai rivali di nominare presidente e premier. Lo scontro ha coinvolto anche il Supremo Consiglio Giudiziario al quale il leader sciita si è appellato, senza successo finora, per ottenere la dissoluzione del Parlamento; una nuova riunione della Corte suprema federale è attesa per domani 

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