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Esteri
Iraq, Usa e Iran appoggiano al Abadi

L'orrore della guerra, con le atrocità compiute dalle milizie dello Stato islamico. E il caos politico a Bagdad, con il premier uscente Nuri al Maliki che non intende riconoscere la legittimità del suo successore, Haider al Abadi, i militari nelle strade e il rischio di un colpo di stato. La situazione in Iraq continua ad aggravarsi e di pari passo aumenta la preoccupazione della diplomazia internazionale. Dopo le parole pronunciate negli ultimi giorni da papa Francesco, il dramma iracheno è stato oggetto di una dura dichiarazione del Consiglio Pontificio per il Dialogo interreligioso presieduto dal cardinale Jean-Louis Tauran: si esige "una presa di posizione chiara e coraggiosa dei responsabili religiosi, soprattutto musulmani" contro queste "pratiche indegne per l'uomo. In nessun caso sarà giustificata una tale barbarie" soprattutto per motivi religiosi su cristiani e yazidi. I responsabili religiosi devono anche "esercitare la loro influenza sui governi", e sottolineare che "il sostegno, il finanziamento e l'armare il terrorismo è moralmente condannabile".

Stati Uniti e Ue. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è concentrato nelle ultime ore sullo scontro politicio in atto a Bagdad. Ed è stato chiaro: l'Iraq ha compiuto un "passo in avanti promettente" con l'incarico affidato ad al Abadi. Contemporaneamente il Pentagono ha annunciato di aver effettuato quattro nuovi radi aerei contro i militanti dello Stato islamico, colpendo checkpoint e camion degli islamisti intorno alle montagne del Sinjar per favorire la fuga della minoranza yazida obiettivo degli jihadisti. Obama ha poi avuto anche un colloquio telefonico con il premier designato al Abadi, nel corso del quale i due hanno concordato sull'importanza di formare al più presto un nuovo governo inclusivo, che rappresenti tutte le comunità. Ma negli Stati Uniti la stragegia del capo della Casa Bianca viene criticata da Hillary Clinton, segretario di Stato durante il primo mandato di Obama.

Di fronte all'estrema gravità della crisi irachena si muove anche la diplomazia europea. "Ho chiesto con la ministra italiana Mogherini che venga convocata d'urgenza" una riunione dei ministri degli Esteri Ue sull'Iraq, ha dichiarato il capo della diplomazia di Parigi Laurent Fabius, "e mi aspetto che l'urgenza venga rispettata. So bene che in Occidente è periodo di vacanze, ma quando la gente muore, anzi crepa, bisogna tornare dalle ferie". E ancora: "Si tratta di aiutare i curdi, gli iracheni, ad avere i mezzi per resistere e, se possibile, sconfiggere" gli jihadisti che vogliono "uccidere tutti coloro che non la pensano come loro, che non rinnegano la loro religione, con la tortura e stupri sistematici".

Iran. Al Maliki ha perso anche l'appoggio dell'Iran, suo ultimo e più grande alleato nella regione. Il ministero degli Esteri di Teheran ha infatti espresso sostegno ad al Abadi, anche lui sciita. "La repubblica islamica dell'Iran sostiene il processo legale che è stato portato avanti per la nomina del nuovo primo ministro iracheno", ha detto Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, che ha invitato "tutti i gruppi politici e le coalizioni irachene a mantenere l'unità" per fronteggiare il difficile momento politico-militare.

Maliki: i militari restino fuori. Il primo ministro iracheno uscente ha ordinato alle forze di sicurezza di restare fuori "dalla crisi politica" in corso su chi formerà il prossimo esecutivo, invitandole a "continuare nel loro lavoro di difesa dello Stato". Ma a Bagdad la tensione è altissima: almeno dieci persone sono morte oggi e una trentina sono rimaste ferite per l'esplosione di due autobomba nella capitale, secondo fonti della sicurezza. Mentre otto morti e 21 feriti si contano in un attentato nel quartiere centrale di Karrada, contro una moschea sciita. Due persone sono state uccise e ferite invece in un'altra esplosione nel quartiere Zafaraniya.

Centinaia di ragazze yazide tenute prigioniere. Intanto si allunga l'elenco delle denunce contro i miliziani sunniti dello Stato islamico (Is, ex Isis). L'ultima, fatta dalla parlamentare yazida Vian Dakhil, riguarda oltre 600 ragazze della minoranza religiosa degli yazidi che sono tenute in ostaggio nel carcere di Badush, a Ninive. Le ragazze sono state rapite insieme ad altri componenti della minoranza yazida a Sinjar, località vicina a Mosul.

Continua intanto il dramma di decine di migliaia di profughi yazidi, fuggiti nei giorni scorsi da Sinjar, conquistata dagli islamisti. Secondo Dakhil, "50 bambini al giorno" muoiono sulle montagne intorno a Sinjar, dove migliaia di sfollati sono bloccati senza viveri ed acqua. Per alleviare le loro sofferenze aerei statunitensi hanno lanciato pacchi di aiuti umanitari. Altre migliaia, invece, affrontano in condizioni difficilissime il viaggio verso la frontiera siriana, distante decine di chilometri, per mettersi in salvo. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto al mondo "di fare di più" di fronte al dramma degli yazidi.

Ma proprio la Dakhil, protagonista qualche giorno fa di un drammatico appello nel Parlamento di Bagdad, è rimasta ferita oggi dopo che l'elicottero su cui viaggiava si è schiantato mentre stava fornendo aiuti umanitari agli sfollati sul monte Sinjar. Al momento non si hanno altre notizie sulle sue condizioni di salute. Nell'incidente sarebbe stato coinvolto anche un giornalista del New York Times, che però avrebbe solo ferite lievi.

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