E’ di 58 morti e 170 feriti il bilancio di una nuova ondata di attentati in Iraq che hanno preso di mira soprattutto zone sciite di Baghdad, nel decimo anniversario dell’invasione che porto’ alla cacciata di Saddam Hussein. L’operazione ordinata da George W. Bush e Tony Blair ebbe inizio nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003 e 10 anni dopo gruppi qaedisti e sunniti come l’Emirato islamico dell’Iraq hanno ripreso a insanguinare il Paese, incoraggiati anche della guerra contro il regime alauita di Bashar al-Assad scatenata nella vicina Siria.
La capitale e’ stata messa a ferro e fuoco: una dozzina di autobomba, tra cui due guidate da kamikaze, un ordigno piazzato sul ciglio di una strada e almeno due attacchi a colpi di armi automatiche. Tra i bersagli un mercato affollato, un ingresso della super fortificata Zona Verde in cui si trovano istituzioni e ambasciate straniere e un commissariato di polizia in un sobborgo sciita nel sud di Baghdad.Nessuna rivendicazione, ma da mesi gli estremisti sunniti hanno intensificato i loro attacchi settari nell’intento di destabilizzare il governo del premier Nouri al-Maliki, uno sciita moderato.
Il governo iracheno ha deciso di rinviare le elezioni in programma il 20 aprile nelle province a maggioranza sunnita di Anbar e Ninive per motivi di sicurezza. Lo ha reso noto Ali al-Moussaw, un consigliere del premier Nouri al-Maliki, dopo le minacce agli scrutatori e gli attacchi ai candidati nelle due province. Il rinvio deciso sara’ fino a un massimo di sei mesi mentre il voto nelle altre province si terra’ invece regolarmente il 20 aprile.
Nel decimo anniversario dell’invasione dell’Iraq, l’ex premier britannico, Tony Blair, ha difeso quell’operazione sostenendo che l’alternativa sarebbe stata una sollevazione popolare e una guerra civile molto piu’ sanguinosa di quella a cui assistiamo in Siria. Saddam Hussein, ha ricordato Blair che era il titolare di Downing Street quando fu deciso il coinvolgimento britannico nell’operazione per rovesciarlo, “e’ stato un mostro che ha causato un’enorme carneficina” nel suo Paese e nella regione, anche con il ricorso alle armi chimiche. Senza un intervento alleato, ha dichiarato l’ex premier britannico alla Bbc, “non vi e’ dubbio che ci sarebbe stato un tentativo di cacciarlo con una sollevazione popolare”. “E credo che sarebbe stata peggiore che in Siria e probabilmente anche molto peggiore che in Siria”, ha aggiunto.
