E’ stato decapitato uno dei due ostaggi giapponesi nelle mani dell’Isis. Lo riferisce il Site, il sito Usa di monitoraggio dei jihadisti sul web. La vittima è Haruna Yukawa.
Sabato mattina il Giappone aveva promesso di “non arrendersi mai nella sua lotta per salvare la vita dei due ostaggi nipponici nelle mani dell’Is. Più di 24 ore dopo la scadenza dell’ultimatum dei miliziani jihadisti, il viceministro degli Esteri, Yasuhide Nakayama, aveva assicurato l’impegno del suo governo dalla Giordania, dove sta coordinando gli sforzi di Tokyo per questa emergenza: “E’ un percorso molto difficile quello per ottenerne il rilascio, malgrado vi siano più strade”, ha spiegato, “ci stiamo concentrando nel valutare più volte le informazioni ricevute. Non ci arrenderemo mai, li riporteremo a casa”.
Poi la notizia dell’esecuzione del contractor Haruna Yukawa, 42 anni, sequestrato assieme al giornalista freelance Kenji Goto, 47 anni. Che invece sarebbe ancora in vita. Il Giappone non ha avuto contatti diretti con i jihadisti ma il portavoce del governo, Kenko Sone, ha confermato che il Paese non spedirà truppe in una missione di salvataggio, la sua costituzione pacifista vieta qualsiasi attacco preventivo. Ma il riscatto non è stato preso in considerazione, almeno non ufficialmente. Come gli Stati Uniti e il Regno Unito, il Giappone è contrario al pagamento.
La linea del Giappone è stata infatti quella di tentare la liberazione con l’aiuto di altri Paesi senza cedere alla richiesta del riscatto. Intransigente, Tokyo ha mantenuto ferma la posizione anche allo scadere dell’ultimatum, ricevendo il pieno sostegno degli Stati Uniti e di altri Paesi fra cui l’Italia a cui Abe ha chiesto la cooperazione. Gli specialisti dell’islam e i media nipponici insistono sul ruolo di primo piano che potrebbe giocare la Turchia e forse anche la Francia che è riuscita a far liberare l’anno scorso quattro giornalisti rapiti dall’Is. “Il primo ministro Abe ha visitato diverse volte la turchia, certo per motivi soprattutto economici relativi all’energia nucleare, ma questo Paese, che ha una frontiera con la Siria è un punto di passaggio, forse un intermediario importante”, ha spiegato il professor Masanori Naito, dell’università Doshinsha.
Le emittenti giapponesi sollecitano invece l’intervento anche dell’ex ostaggio francese Nicolas Hénin, giornalista che ha dichiarato di “supporre che la fazione che tiene in ostaggio i due giapponesi è senza dubbio la stessa che lo aveva rapito e tenuto sotto sequestro” per dieci mesi prima della sua liberazione lo scorso aprile.
