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Esteri
Isis, raid su Kobane. "Erdogan immobile"

E' ancora battaglia a Kobane, la citta' prevalentemente curda in territorio siriano al confine con la Turchia, mentre gli Usa sbuffano per l'esitazione di Ankara, che non interviene. Violentissimi raid aerei della coalizione anti-jihad sono riusciti a colpire le postazioni dell'Isis e a rintuzzarne le posizioni.

Ma gli jihadisti nelle ultime ore hanno lanciato una nuova offensiva a est della citta' per riconquistare le posizioni perdute. Fonti ufficiali citate dal New York Times evidenziano la frustrazione degli Usa, costernati per quelle che definiscono le "scuse della Turchia per non agire". L'Isis assedia Kobane da tre settimane e lunedi' notte e' riuscita a irrompere nella citta' da est e sud. I morti ormai si contano a centinaia: almeno 400, secondo al-Arabiya, nei soli scontri di martedi' tra le milizie islamiste e quelle curde.

Mustafa Ebdi, giornalista curdo e attivista a Kobane, ha scritto sul suo account su Facebook che le strade del quartiere di Maqtala, nella zona sud-orientale della citta', sono "piene di cadaveri"; ha aggiunto che rimangono ancora centinaia di civili intrappolati e che "la situazione umanitaria e' difficile e la gente ha bisogno di cibo e acqua". La citta' e' strategica perche' assicura il controllo su buona parte del confine turco-siriano: in mano agli jihadisti, consentirebbe loro di consolidare la presa su un territorio enorme e sulle rotte di traffico che permettono loro di finanziarsi. E non basta. Perche' lo Stato islamico ha messo in allerta i propri uomini nell'area della Valle di Hamrin, nella provincia orientale di Diyala, per preparare nell'est dell'Iraq un'offensiva simile a quella in corso a Kobane: i jihadisti avrebbero in programma un duro attacco contro le forze curde Peshmerga a Jalawla e Khanaqin, lungo la frontiera con l'Iran.

Il governo di Ankara non interviene perche' teme una zona autonoma curda siriana al confine, una zona che farebbe da trampolino di lancio per i curdi in Turchia. Ma la tensione nel Paese e' alle stelle: almeno 19 persone sono morte negli scontri tra manifestanti pro-curdi -furenti per l'inazione del governo- e la polizia turca, avvenuti soprattutto nelle regioni sud-orientali, ma anche a Istanbul e ad Ankara. Dieci persone sono morte a Diyarbakir, la piu' grande citta' curda nel sud-est del Paese. Le altre nove sono morte negli scontri verificatisi nelle province di Mus, Siirt e Batman.

E a conferma che il pressing islamista crea ripercussioni a cerchi concentrici anche in Europa, scontri violenti tra curdi e islamisti radicali sono avvenuti anche ad Amburgo, in Germania. I curdi, che manifestavano contro l'Isis, si sono radunati all'esterno di una moschea e sono stati affrontati da altrettanti islamisti radicali appartenenti al credo salafita. Sono spuntate spranghe di ferro, machete, pietre e bottiglie di vetro: 14 i feriti.

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