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Esteri
Israele-Gaza, "Razzi sempre più precisi, attacchi continui. Qui c’è il caos”

Che cosa sta succedendo in questi giorni in Israele? A Tel Aviv suonano sirene e allarmi è una nuova guerra? 

Siamo nel caos. Ci sono continui attacchi. Giorno e notte da Gaza arrivano razzi che negli ultimi  anni sono migliorati, se così si può dire. Una volta i danni che provocavano erano limitati alla zona limitrofa a Gaza, ora invece sono sempre più potenti e precisi e arrivano più lontano. Ne lanciano molti insieme. Per questo motivo l’Iron Dome, il sistema di difesa che intercetta i razzi a corto raggio, non li riesce a fermare tutti. Qualcuno arriva. Quindi ci sono danni nelle città e ci sono  morti. (ndr da Israele, fonti di agenzia, scrivono che fino a ieri sono stati lanciati da Gaza 180 razzi. In tutto 1.300 contando quelli lanciati da lunedì sera).

E Israele come si sta difendendo?

Da parte israeliana si fa quello che chiamiamo “bussare sul tetto”. Un nostro aereo sorvola i grattacieli di Gaza per avvisare che arriverà un bombardamento. Sorvolano quei palazzi costruiti recentemente in cui Hamas, il movimento di resistenza palestinese, ha i propri uffici. E dove vivono anche esponenti del gruppo. Quando tutti i civili sono evacuati, gli aerei bombardano i palazzi. Non fanno vittime. Come ha detto ieri un militare che spiegava queste operazioni, Israele è un paese democratico che non uccide i civili. Lo scopo non è far morire le persone ma procurare un danno all’organizzazione terroristica di Hamas. I loro razzi invece sono lanciati per colpire i civili. Spesso non ci riescono, ma qualche volta purtroppo sì. È molto diversa la nostra difesa dal loro attacco. Un paese democratico non può andare oltre un limite stabilito. Hamas invece non ha nessun limite. Sono due realtà molto diverse quelle che si scontrano, anche se lo scontro è ciclico. Tutto per un po’ resta fermo poi, d’un tratto, riprende. 

In questi due anni infatti avete avuto un periodo di quiete…

Sì, grazie al Covid-19, paradossalmente. E anche i due anni precedenti sono stati tranquilli. Però è una situazione di calma durante la quale ci si prepara per il prossimo periodo buio, perché si sa che arriverà. Inoltre sia Israele sia Hamas ad ogni nuovo scontro arrivano più preparati, con armi più sofisticate, che uccidono meglio e con maggior rapidità. Quindi il livello dello scontro sale, anche se poi termina. 

Fino al prossimo?

Sì. Senza vincitori. Anche se entrambe le parti rivendicano sempre una vittoria, che però non c’è. A vincere sempre è solo la violenza. 

Torniamo all’attuale conflitto. Sembrerebbe, osservando gli avvenimenti dall’estero, che diverse siano state le micce che hanno acceso lo scontro. A Gerusalemme, alla fine del Ramadan, per evitare assembramenti, la polizia aveva messo transenne nella piazzetta a gradoni davanti alla Porta di Damasco, luogo sacro dove i giovani palestinesi si ritrovano a fine giornata di digiuno. Poi ci sono stati gli sfratti a un gruppo di famiglie arabe che abitano da quasi sessant’anni in case che però appartengono dal 1948 a famiglie ebree. Una situazione che ha provocato disordini tra palestinesi e coloni, anche se la Corte Suprema ha fermato gli sfratti. Quindi gli scontri a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee, tra agenti di polizia e manifestanti, armati di pietre e bastoni… 

Si. Tutte queste sono state micce. Anche se poi disinnescate. Per esempio ai giovani alla Porta di Damasco, in un secondo tempo, è stato permesso di sedersi sui gradoni. Secondo me però il vero problema è che siamo, meglio dire saremmo, in tempo di elezioni. Il presidente Abu Mazen, vista la situazione, e temendo una vittoria di Hamas, ha annullato le elezioni parlamentari previste per la fine di maggio. Dall’altra parte anche per il premier Benjamin Netanyahu al governo dal 2009, che non è uscito rinforzato dalle elezioni dello scorso 23 marzo, la guerra ha modificato la situazione. Eravamo in un periodo di transizione. Si stava formando un governo di cambiamento di cui lui non avrebbe fatto parte. Ora c’è addirittura la possibilità di tornare alle elezioni, per la quinta volta in un paio di anni. Quando esplodono le guerre non si parla più di governo, che avrebbe dovuto invece formarsi, con la presenza anche di un partito arabo. (ndr, in questi giorni al posto di Netanyahu, partito Likud, che non è riuscito a creare un governo di coalizione, erano in corso le trattative di Yair Lapid del partito Yesh Atid, con partiti di destra, di sinistra e anche con deputati arabi israeliani).

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