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Israele-Gaza, “Razzi sempre più precisi, attacchi continui. Qui c’è il caos”

L’intervista di Affaritaliani.it alla giornalista e scrittrice Manuela Dviri, volontaria di Saving Children a Tel Aviv

Israele-Gaza, “Razzi sempre più precisi, attacchi continui. Qui c’è il caos”
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Che cosa sta succedendo in questi giorni in Israele? A Tel Aviv suonano sirene e allarmi è una nuova guerra? 

Siamo nel caos. Ci sono continui attacchi. Giorno e notte da Gaza arrivano razzi che negli ultimi  anni sono migliorati, se così si può dire. Una volta i danni che provocavano erano limitati alla zona limitrofa a Gaza, ora invece sono sempre più potenti e precisi e arrivano più lontano. Ne lanciano molti insieme. Per questo motivo l’Iron Dome, il sistema di difesa che intercetta i razzi a corto raggio, non li riesce a fermare tutti. Qualcuno arriva. Quindi ci sono danni nelle città e ci sono  morti. (ndr da Israele, fonti di agenzia, scrivono che fino a ieri sono stati lanciati da Gaza 180 razzi. In tutto 1.300 contando quelli lanciati da lunedì sera).

E Israele come si sta difendendo?

Da parte israeliana si fa quello che chiamiamo “bussare sul tetto”. Un nostro aereo sorvola i grattacieli di Gaza per avvisare che arriverà un bombardamento. Sorvolano quei palazzi costruiti recentemente in cui Hamas, il movimento di resistenza palestinese, ha i propri uffici. E dove vivono anche esponenti del gruppo. Quando tutti i civili sono evacuati, gli aerei bombardano i palazzi. Non fanno vittime. Come ha detto ieri un militare che spiegava queste operazioni, Israele è un paese democratico che non uccide i civili. Lo scopo non è far morire le persone ma procurare un danno all’organizzazione terroristica di Hamas. I loro razzi invece sono lanciati per colpire i civili. Spesso non ci riescono, ma qualche volta purtroppo sì. È molto diversa la nostra difesa dal loro attacco. Un paese democratico non può andare oltre un limite stabilito. Hamas invece non ha nessun limite. Sono due realtà molto diverse quelle che si scontrano, anche se lo scontro è ciclico. Tutto per un po’ resta fermo poi, d’un tratto, riprende. 

In questi due anni infatti avete avuto un periodo di quiete…

Sì, grazie al Covid-19, paradossalmente. E anche i due anni precedenti sono stati tranquilli. Però è una situazione di calma durante la quale ci si prepara per il prossimo periodo buio, perché si sa che arriverà. Inoltre sia Israele sia Hamas ad ogni nuovo scontro arrivano più preparati, con armi più sofisticate, che uccidono meglio e con maggior rapidità. Quindi il livello dello scontro sale, anche se poi termina. 

Fino al prossimo?

Sì. Senza vincitori. Anche se entrambe le parti rivendicano sempre una vittoria, che però non c’è. A vincere sempre è solo la violenza. 

Torniamo all’attuale conflitto. Sembrerebbe, osservando gli avvenimenti dall’estero, che diverse siano state le micce che hanno acceso lo scontro. A Gerusalemme, alla fine del Ramadan, per evitare assembramenti, la polizia aveva messo transenne nella piazzetta a gradoni davanti alla Porta di Damasco, luogo sacro dove i giovani palestinesi si ritrovano a fine giornata di digiuno. Poi ci sono stati gli sfratti a un gruppo di famiglie arabe che abitano da quasi sessant’anni in case che però appartengono dal 1948 a famiglie ebree. Una situazione che ha provocato disordini tra palestinesi e coloni, anche se la Corte Suprema ha fermato gli sfratti. Quindi gli scontri a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee, tra agenti di polizia e manifestanti, armati di pietre e bastoni… 

Si. Tutte queste sono state micce. Anche se poi disinnescate. Per esempio ai giovani alla Porta di Damasco, in un secondo tempo, è stato permesso di sedersi sui gradoni. Secondo me però il vero problema è che siamo, meglio dire saremmo, in tempo di elezioni. Il presidente Abu Mazen, vista la situazione, e temendo una vittoria di Hamas, ha annullato le elezioni parlamentari previste per la fine di maggio. Dall’altra parte anche per il premier Benjamin Netanyahu al governo dal 2009, che non è uscito rinforzato dalle elezioni dello scorso 23 marzo, la guerra ha modificato la situazione. Eravamo in un periodo di transizione. Si stava formando un governo di cambiamento di cui lui non avrebbe fatto parte. Ora c’è addirittura la possibilità di tornare alle elezioni, per la quinta volta in un paio di anni. Quando esplodono le guerre non si parla più di governo, che avrebbe dovuto invece formarsi, con la presenza anche di un partito arabo. (ndr, in questi giorni al posto di Netanyahu, partito Likud, che non è riuscito a creare un governo di coalizione, erano in corso le trattative di Yair Lapid del partito Yesh Atid, con partiti di destra, di sinistra e anche con deputati arabi israeliani).

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Molti scontri sono avvenuti nelle città miste, dove storicamente israeliani e palestinesi hanno sempre convissuto pacificamente, come mai? 

Proprio per questo è stato ancora più doloroso assistere agli scontri tra giovani arabi israeliani ed ebrei israeliani, perché avvenivano in città dove da tempo c’era una pacifica convivenza. Una situazione che ha creato paura e dolore in entrambe le comunità. A lungo non è stato fatto niente per fermarli. Contro tale violenza si chiedevano posti di polizia e controlli, per impedire che avvenisse il peggio. Come poi è successo. Sono stati fatti pogrom, cui si è risposto con altri pogrom, di ebrei nazionalisti contro arabo-israeliani. Una situazione terribile, che spezza il cuore. 

Vedi gente che brucia tutto ciò che incontra. Moltissimi sono stati arrestati. Forse ora tornerà un po’ di calma. Per il momento fa male vedere giovani musulmani con il viso coperto che cercano di boicottare la pacifica convivenza nelle città miste come Haifa, Lod, San Giovanni d’Acri. 

Manuela Dviri, scrittrice e giornalista nata a Padova, vive a Tel Aviv dal 1968. Nel 1988 muore il figlio Yonathan, che prestava servizio nell’esercito israeliano, durante il conflitto in Libano. Dal 2003 si occupa di “Saving Children” un progetto di assistenza per bambini palestinesi malati che non possono essere curati, per mancanza di fondi o strutture, dalla sanità palestinese.

Secondo lei il “patto di Abramo”, voluto da Donald Trump, come alleanza tra Israele e i paesi arabi, reggerà ancora?

Penso di sì. Gli Emirati Arabi Uniti, per esempio, non credo abbiano interessi contrari. 

Europa e Stati Uniti, pur se concentrati su problemi interni e sulla pandemia, hanno sostanzialmente appoggiato Israele e il suo diritto di difendersi. Così per esempio ha detto il presidente Joe Biden, dichiarando di aver parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu…

Siamo in un periodo storico nel quale tutti i paesi del mondo hanno problemi. Il virus è arrivato ovunque, indebolendo anche le democrazie, per obbligare le persone a stare a casa. In Italia non avete fatto leggi ad hoc, però avete dovuto cambiare molte abitudini. Il mondo intero si è trovato sotto pressione. L’Europa, certamente, essendo nostra vicina, dovrebbe essere interessata  a chiedere di fermare la guerra.  In futuro bisognerebbe aiutare il dialogo tra lo Stato d’Israele e Gaza. Un colloquio che in parte esiste, perché si comunica, ma non è abbastanza.  Per risanare le relazioni e terminare il conflitto in corso servirebbe il dialogo, l’intesa. 

Che prospettive immagina per i prossimi giorni?

Non so quanto durerà lo scontro né quali danni farà. Certo il tentativo di Hamas è di infuocare tutto il Medio Oriente. 

Un’ ultima domanda, come vivono e cosa sperano i cittadini di Tel Aviv in queste ore? 

Che la guerra finisca e che si possa tornare alla normalità rapidamente. Se così fosse le ricadute sociali sarebbero poche. Israele ha imparato a riprendersi in fretta. Ieri i negozi erano chiusi, forse per paura di  raggiungere la città per lavorare. In questi giorni si consiglia a tutti di rimanere nelle vicinanze di casa. Per questo motivo molti negozianti hanno deciso di non aprire. Ma se durerà a lungo riapriranno ugualmente. Nel frattempo bisogna vedere cosa dirà il governo sulla situazione. Per ora Netanyahu non ha parlato. Oggi però è prevista una conferenza stampa. Per il momento abbiamo più domande che risposte, vedremo nei prossimi giorni.