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Esteri
Israele-Hezbollah, scontri. Uccisi due soldati e un casco blu

Un casco blu dell’Onu è morto oggi nel sud del Libano, colpito nello scontro a fuoco tra Israele e Hezbollah. Fonti militari libanesi affermano che il peacekeeper è spagnolo: in base alle prime informazioni, sarebbe morto in seguito alle ferite riportate dopo essere stato colpito da un lancio di mortaio israeliano. Madrid ha già fatto sapere che esige un’inchiesta "immediata, esaustiva e completa" affidata all’Onu sulla morte del militare spagnolo. "Chi ha ucciso i nostri soldati la pagherà", ha tuonato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

È intanto salito a due soldati israeliani morti e sette feriti il bilancio dell’attacco con un missile anti-carro lanciato mercoledì mattina dal Libano contro il loro mezzo militare vicino alla frontiera. L’azione è stata rivendicata dalle milizie sciite libanesi, che causarono un sanguinoso conflitto durato 34 giorni nell’estate del 2006 dopo aver ucciso 3 soldati israeliani e averne rapiti altri 2. Dopo l’attacco vi sono stati anche colpi di mortaio contro postazioni israeliane. Israele ha risposto con colpi d’artiglieria verso il Libano meridionale. E ha proclamato «zona militare chiusa» in un tratto di 20 chilometri a ridosso del confine col Libano, fra il kibbutz israeliano di Dafna (Galilea) e il villaggio druso di Massade (Golan).

Secondo la radio militare due gli attacchi, avvenuti contemporaneamente nella stessa zona. Mentre colpi di mortaio venivano sparati dal Libano verso il villaggio di Ghajar (alla frontiera fra Libano e Golan occupato) un razzo anticarro è stato sparato anche verso una pattuglia militare israeliana alle pendici del Monte Dov. Il movimento sciita Hezbollah ha rivendicato l’attacco nel settore orientale della Linea Blu di demarcazione tra Libano e Israele. Secondo la tv al Manar del gruppo armato filo iraniano, «alle 11:35 locali un gruppo della Resistenza islamica ha compiuto un attacco contro il nemico» nel settore della fattorie di Shebaa, controllate da Israele. Z10. Raffiche di mitra sono state esplose in segno di gioia nella periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah, dopo la diffusione della notizia dell’attacco. In alcune località del sud del Libano, tra cui Tiro e Nabatiye, sono stati distribuiti dolci presso alcuni incroci delle strade.

In aumento la tensione sul Golan, dove Israele ha risposto nella notte con colpi d’artiglieria contro postazioni dell’esercito siriano dopo che ieri due missili si erano abbattuti sul suo territorio. Lo scorso 18 gennaio, in un attacco attribuito ad Israele, sono rimasti uccisi in territorio siriano sei esponenti della milizia sciita Hezbollah e un generale iraniano. Da quando è iniziata la guerra civile in Siria, ad Israele sono stati attribuiti alcuni attacchi contro convogli di armi destinati alla milizia libanese, alleata con il governo di Damasco. Israele non ha mai smentito, né confermato.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che si trovava nel Neghev, è partito per Tel Aviv per presiedere una consultazione straordinaria con i dirigenti del ministero della difesa e con i comandanti delle forze armate. «A quanti cercano di sfidarci al confine nord suggerisco di guardare a Gaza. Hamas ha subito là questa estate il colpo più duro dalla sua fondazione. Siamo pronti a reagire con forza», ha affermato il premier commentando gli eventi sul Golan. Secondo forze turche, nella notte Hezbollah ha evacuato diverse strutture del movimento in territorio libanese, in previsione della reazione israeliana per l’attacco lanciato giovedì mattina.

 

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