Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » Kennedy 50 anni dopo l’addio. Il mito e la realtà

Kennedy 50 anni dopo l’addio. Il mito e la realtà

J.F.Kennedy non è stato un grande Presidente, ha scritto l’ambasciatore Sergio Romano sul Corriere della Sera. Forse è così. Anche se, secondo un sondaggio di Gallup, il 74 per cento degli americani pensa che Kennedy sia stato un Presidente al di sopra della media. Non c’è nessun Capo della Casa Bianca del dopoguerra, che goda di tanto credito.

Certamente JFK- sulla sua breve avventura politica e sulla sua uccisione sono stati pubblicati 40 mila libri – ha fatto sognare milioni di americani e di giovani, in tutto il mondo, con le sue promesse e con i suoi discorsi, pieni di intensa forza visionaria e di profonda carica emotiva. “Non chiederti cosa il tuo Paese possa fare per te ! Chiediti cosa tu puoi fare per il tuo Paese” ( Discorso di insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio 1961). “Qualunque minaccia alla pace o alla libertà di un solo individuo è una minaccia alla pace e alla libertà di tutti ! “. ( Philadelphia , 4 luglio 1962). “L’America non sarà pienamente libera finchè tutti i suoi cittadini non saranno liberi !” .( 11 giugno 1963, discorso radiotelevisivo ). Il celebre discorso del 26 giugno 1963 a Berlino, ancora divisa in 2 parti : “Ovunque vivano, tutti gli uomini liberi sono cittadini di Berlino. In quanto uomo libero, perciò, sono fiero di dire : Ich bin ein Berliner ! “. Oggi discorsi così carichi di intensa passione non vengono pronunciati e non si ascoltano più. E non si avverte la magnetica sintonia tra l’oratore e i cittadini.

Secondo lo scrittore Norman Mailer, JFK fu il Primo Presidente pop, il primo statista figlio della civiltà delle immagini, dove il carisma si faceva gesto, velocità, capacità di cambiar passo, adeguandosi alle diverse situazioni, proprio come un grande attore sul set. Anche per il confronto tra la cruda, deludente realtà e la “nuova frontiera” kennedyana, il Presidente ucciso a Dallas e, forse, ancora più di lui, il fratello, il senatore Robert F.Kennedy- ucciso a Los Angeles nel maggio 1968, a un passo dalla nomination per la candidatura dei democratici alle elezioni presidenziali- rimangono, 50 anni dopo le loro tragiche morti, dei punti di riferimento per quanti credono che un mondo diverso e più giusto sia possibile e necessario.

Peggy Noonan, editorialista del Wall Street Journal, ha scritto che l’assassinio, a Dallas, del Presidente “fu il primo fatto centrale della nostra vita. Per questo ancora ne leggiamo, ne parliamo e guardiamo ogni cosa riguardo a quella tragedia”. Noonan ha ricordato la conversazione tra la columnist Mary Mc Grory e il suo amico Pat Moynihan. Mc Grory disse : “Ci puoi credere che siamo al funerale di John Kennedy ? Mi sembra che non potremo più ridere !”. E Pat : “Rideremo ancora. Ma non saremo più giovani”. La giovinezza perduta e quell’innamoramento istantaneo di una generazione, dopo la tragedia, hanno alimentato il mito. Che ora è stato assalito dalla realtà, complice il confronto con l’attuale Presidente, Obama, il “mago” nero, che ha perso la bacchetta. O forse, non essendo un mito, come John e Bobby Kennedy, non l’aveva mai avuta.

Pietro Mancini