È bufera ai vertici della sicurezza ucraina dopo la sparatoria avvenuta mercoledì nel cuore di Kiev tra uomini di due delle principali agenzie del Paese: il GUR, l’intelligence militare, e l’SBU, il Servizio di sicurezza. Diversi agenti sono rimasti feriti nello scontro, un episodio che ha fatto infuriare Volodymyr Zelensky e che ora rischia di provocare una vera e propria resa dei conti all’interno degli apparati di sicurezza. “Entrambe le agenzie devono assumersi le proprie responsabilità: hanno agito in modo assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato il presidente ucraino, annunciando che l’operato dei vertici delle due strutture sarà valutato e che i responsabili della vicenda saranno rimossi dall’incarico. Zelensky ha inoltre chiesto di accertare fino in fondo la verità e di impedire che episodi simili possano ripetersi.
Secondo le ricostruzioni dei media ucraini, all’origine dello scontro ci sarebbe il fermo da parte dell’SBU di un vicecomandante del Russian Volunteer Corps (RVC), formazione composta da cittadini russi anti-Cremlino che combatte al fianco delle forze ucraine sotto il comando del GUR. L’operazione dell’SBU sarebbe stata legata al sospetto che l’uomo avesse contatti con i servizi segreti russi. Il servizio di sicurezza ucraino ha infatti spiegato di aver condotto un’operazione di “contrasto al sabotaggio” per sventare un omicidio che sarebbe stato ordinato dalla Russia, sostenendo di aver scoperto collegamenti tra il comandante e gli apparati di intelligence di Mosca. Una versione respinta dal GUR, che ha denunciato invece una “campagna di disinformazione mirata” nei confronti dell’intelligence militare.
La tensione è quindi rapidamente degenerata fino allo scontro armato. Dopo la sparatoria, un membro del GUR identificato come Sergiy Ivanov è stato fermato e portato davanti a un tribunale di Kiev, che ne ha disposto il rilascio con l’obbligo di comunicare i propri spostamenti. Anche un agente dell’SBU coinvolto nella vicenda dovrà comparire davanti alla magistratura. Le indagini dovranno ora chiarire la dinamica dello scontro, stabilire chi abbia aperto il fuoco e soprattutto perché due apparati chiamati a collaborare nella guerra contro la Russia siano arrivati a fronteggiarsi con le armi.
Entrambe le strutture hanno visto crescere enormemente i propri poteri e sono diventate protagoniste delle operazioni di intelligence, controspionaggio e delle attività clandestine contro Mosca. Proprio la sovrapposizione delle loro competenze sembra però aver alimentato tensioni sempre più difficili da gestire. E la “guerra nella guerra” rischia ora di trasformarsi in una pesante resa dei conti politica e istituzionale.


