La Corea del Nord conferma la linea dura sul nucleare e condiziona ogni sviluppo delle relazioni con gli Stati Uniti al riconoscimento del proprio status di potenza atomica. È il messaggio con cui Kim Jong-un ha chiuso il nono Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea, tracciando la rotta per i prossimi cinque anni. Il leader nordcoreano ha ribadito che “rafforzare ed espandere ulteriormente le forze nucleari dello Stato ed esercitare pienamente lo status di nazione dotata di armi nucleari è la ferma e incrollabile volontà” del partito.
Kim ha lasciato formalmente aperta la porta a un riavvicinamento con Washington, ma solo a condizione che Pyongyang venga riconosciuta e rispettata come potenza nucleare. Se questo principio di “parità” fosse accettato, non ci sarebbe motivo di “non andare d’accordo” con gli Usa. Durante il suo primo mandato, il presidente americano Donald Trump aveva incontrato Kim per tre volte, aprendo una fase di dialogo poi arenatasi.
Diversa la posizione verso Seul: Kim ha ribadito il completo rifiuto di qualsiasi negoziato con il governo sudcoreano, definendo “ingannevoli” i gesti conciliatori del presidente Lee Jae-myung e tornando a qualificare il Sud come “entità ostile”.
Quanto ai rapporti con Russia, il leader nordcoreano non ha menzionato esplicitamente il rafforzamento delle relazioni militari, ma ha elogiato il dispiegamento di truppe nordcoreane all’estero, in un riferimento ai soldati inviati nel conflitto in Ucraina.
La linea indicata dal Congresso conferma dunque la centralità del programma nucleare nella strategia di Pyongyang, sia come strumento di deterrenza sia come leva negoziale nei rapporti con Washington.

