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Esteri

In risposta alle critiche da parte di Israele contro l'accordo sul nucleare iraniano sigillato questo fine settimana,  il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha difeso il lavoro del suo Segretario di Stato, John Kerry, frutto, a suo parere di un nuovo approccio diplomatico . "Non possiamo escludere soluzioni pacifiche ai problemi globali, ha detto.

Con l'eccezione dello Stato ebraico, che ha definito l'accordo come "storico" errore, il testo, che limita il programma nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni imposte a Teheran, è stato salutato in modo positivo, da quasi tutti gli attori della politica mediorientale . Se gli alleati di Teheran , come la Siria , l'Iraq e Hezbollah hanno applaudito senza riserve riavvicinamento tra le potenze occidentali e il regime dei mullah , le monarchie petrolifere del Golfo Persico hanno espresso un ottimismo più misurato.

La svolta di Ginevra può avviare una virtuosa dinamica diplomatica capace di rompere i blocchi logici ("asse del male" alleati sciiti contro il " Grande Satana " americano) che governa la regione e contribuire ad alleviare i numerosi focolai di tensione 

Ad appena trentasei ore dalla firma dell’accordo provvisorio sull’Iran, i nuovi contatti tra russi, americani ed europei hanno permesso alle Nazioni Unite di annunciare, nella giornata di lunedì, che la conferenza di pace sulla Siria “Ginevra 2” si aprirà il prossimo 22 gennaio.

Non è ancora il momento di lasciarsi andare all’ottimismo sfrenato, perché tutto può accadere e il dialogo potrebbe interrompersi in qualsiasi momento. Il primo punto da risolvere riguarda il disaccordo fondamentale tra i ribelli e il regime siriano: l’insurrezione insiste sull’uscita di scena di Bashar al Assad, mentre il governo non intende nemmeno prendere in considerazione l’idea.

Un’altra questione particolarmente spinosa riguarda l’Iran. I russi chiedono con insistenza la partecipazione di Teheran alla conferenza, mentre gli occidentali non sono ancora convinti. Se l’Iran prenderà parte all’incontro, proteggendo gli interessi del regime, bisognerà aprire le porte di Ginevra 2 anche all’Arabia Saudita, alleato dei ribelli. In questo caso la conferenza di pace si trasformerebbe in una cassa di risonanza dell’accesa rivalità tra i due paesi (uno sciita, l’altro sunnita) e del conflitto tra i due rami dell’islam che infiamma il Medio Oriente.

La presenza di Arabia Saudita e Iran non faciliterebbe certo il dialogo, ma probabilmente è meglio guardare in faccia la realtà e ammettere che la Siria è terreno di scontro anche tra il mondo sunnita e quello sciita, e dunque sarebbe impossibile trovare un accordo duraturo senza la partecipazione dei due principali paesi che vi sono coinvolti.

Ancora niente è deciso, ma il fatto che l’Onu abbia annunciato una data dimostra che è in atto un’evoluzione del processo con il consolidamento dei punti di convergenza tra le parti.

L’elemento positivo più rilevante è che le grandi potenze, Russia compresa, sembrano voler rispettare il piano delineato nel giugno del 2012, sempre a Ginevra, quando avevano discusso della crisi siriana (senza i diretti interessati). L’obiettivo fissato durante la prima conferenza di pace è la creazione consensuale di un governo di transizione dotato di “pieni poteri esecutivi anche sugli organi militari e di sicurezza”.

 

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