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La corsa al nucleare di Corea del Sud e Giappone potrebbe allontanare Putin da Kim Jong-un: ecco perchè. L’analisi

A Est il dibattito sulle armi nucleari si è intensificato: facciamo il punto

La corsa al nucleare di Corea del Sud e Giappone potrebbe allontanare Putin da Kim Jong-un: ecco perchè. L’analisi
kim jong-un

James DJ Brown è professore di Scienze Politiche alla Temple University. Ha recentemente pubblicato un’analisi interessante, che vale la pena approfondire.

Preoccupata dalla crescente importanza del dibattito sul nucleare in Asia orientale, Mosca ha reagito nel suo solito modo: con condanne e minacce. Ma esacerbando l’insicurezza, la Russia sta costringendo la Corea del Sud e il Giappone a valutare opzioni di sicurezza radicali.

Nel dicembre 2025, i media giapponesi scrissero che Oue Sadamasa, consigliere speciale del Primo Ministro per la sicurezza nazionale e la non proliferazione nucleare, aveva dichiarato che il Giappone avrebbe dovuto dotarsi di armi nucleari. Dato che il Giappone è l’unico Paese ad essere stato vittima di attacchi nucleari in tempo di guerra, la notizia suscitò grande scalpore tra l’opinione pubblica.

Anche in Corea del Sud, il dibattito sulle armi nucleari si è intensificato. Il Presidente Lee Jae-myung è cauto, ma un sondaggio del 2025, condotto dall’Istituto Asan, ha rilevato che il 76,2% degli intervistati sudcoreani si dichiara favorevole all’acquisizione di armi nucleari di produzione nazionale. Cosa sta alimentando l’interesse per questo argomento, un tempo tabù? Quali sono le prospettive che Giappone e Corea del Sud si dotino effettivamente di armi nucleari? E cosa significherebbe questo per la Russia?

Le alleanze con gli Stati Uniti sono state a lungo la pietra angolare della sicurezza sia per il Giappone che per la Corea del Sud. Tuttavia, la garanzia di sicurezza offerta da Washington non è più quella di un tempo. La potenza militare statunitense è diminuita rispetto a quella cinese. Inoltre, il disinteresse del presidente Donald Trump per le alleanze ha sollevato preoccupazioni circa un possibile abbandono da parte degli Stati Uniti.

La Cina ha ampificato questa insicurezza, espandendo il proprio apparato militare, comprese le capacità nucleari. Il Dipartimento della Difesa statunitense stima che la Cina possieda attualmente più di 600 testate nucleari operative e che sia sulla buona strada per superare le 1.000 entro il 2030.

Dopo che il Primo Ministro Takaichi ha dichiarato che un’eventuale crisi a Taiwan potrebbe richiedere il dispiegamento delle Forze di Autodifesa giapponesi, i funzionari cinesi hanno risposto con toni ostili, restrizioni alle esportazioni e con una riduzione del turismo cinese.

La Russia si è resa responsabile nel mettere in discussione la sicurezza regionale. La guerra in Ucraina, sin dal suo inizio nel 2022, ha dimostrato che gli Stati dotati di armi nucleari possono attaccare i vicini che ne sono privi e usare la minaccia di un’escalation atomica, per impedire l’intervento di paesi terzi.

L’allarme si diffuse rapidamente in Asia orientale. Pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione russa, l’ex primo ministro Shinzo Abe dichiarò che il Giappone avrebbe dovuto prendere in considerazione la “condivisione nucleare”, riferendosi al programma NATO in base al quale i paesi europei ospitano armi nucleari statunitensi. Anche i sondaggi condotti in Corea del Sud, dopo il febbraio 2022, mostrarono un netto aumento del sostegno da parte del popolo alle armi nucleari.

Altrettanto importante è il fatto che il rapporto sempre più stretto tra Russia e Corea del Nord, sancito dal Trattato di partenariato strategico globale del 2024, ha seriamente preoccupato tutta l’area circostante. Tokyo e Seul temono che la Russia possa fornire assistenza a Pyongyang. Queste preoccupazioni si sono acuite in aprile, quando l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha rilevato “un aumento molto significativo delle capacità della RPDC [Repubblica Popolare Democratica di Corea] nel campo della produzione di armi nucleari”.

Sembrerebbe, dunque, che giapponesi e sudcoreani stiano pensando di dotarsi di armi nucleari per deterrenza. Tuttavia, il percorso verso la bomba atomica non è affatto semplice. “Nel caso del Giappone, gli ostacoli principali non sono di natura tecnica e legale. Come sottolineato dalla Nuclear Threat Initiative, il Giappone “è l’unico Stato non dotato di armi nucleari a possedere un ciclo completo del combustibile nucleare e industrie avanzate rilevanti per le armi di distruzione di massa”. Il Giappone possiede circa 48 tonnellate di plutonio riprocessato di grado reattore, che potrebbe essere ulteriormente purificato fino a raggiungere il grado necessario per la produzione di armi nucleari ed è sufficiente a produrre migliaia di armi nucleari.

Queste capacità rientrano nella strategia giapponese di “copertura nucleare”, ovvero nel mantenimento della capacità di sviluppare rapidamente armi nucleari, pur scegliendo attualmente di non farlo. Questa è stata, in modo discreto, la politica dei governi giapponesi, almeno dal 1957, quando il gabinetto del Primo Ministro Kishi Nobusuke adottò la posizione secondo cui le armi nucleari non sarebbero necessariamente incompatibili con la costituzione pacifista del Giappone se limitate al minimo necessario per l’autodifesa” – ha spiegato il prof. Brown.

Un sondaggio condotto dal quotidiano Yomiuri Shimbun e dal Japan Institute of International Affairs all’inizio del 2026 ha rilevato che il 79% degli intervistati sostiene il principio secondo cui il Giappone non dovrebbe possedere armi nucleari. In Giappone esistono anche diversi gruppi antinucleari ben organizzati, tra cui Nihon Hidankyo, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2024.

Gli ostacoli per la Corea del Sud sono diversi. Sebbene l’opinione pubblica sia favorevole, le sfide tecniche sono maggiori, poiché il paese non possiede ancora capacità operative di arricchimento dell’uranio. La Corea del Sud rischierebbe la condanna internazionale qualora si ritirasse dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) o perseguisse lo sviluppo di armi nucleari in violazione delle sue disposizioni. Ciò potrebbe comportare sanzioni, tra cui la sospensione delle forniture di combustibile nucleare da cui dipende il settore nucleare coreano. Tra il 2020 e il 2024, il 32% di questo uranio arricchito è stato importato dalla Russia, mentre il 38% proveniva dalla Francia.

Nel 2016, la CNN chiese a Donald Trump: “È pronto a lasciare che Giappone e Corea del Sud diventino potenze nucleari?”. Lui rispose : “Sono pronto, ma se non si prenderanno cura di noi in modo adeguato, non possiamo permetterci di fare da esercito e polizia al mondo”.

Questa opinione è condivisa da Elbridge Colby, attuale sottosegretario per la politica di difesa presso il Dipartimento della Difesa statunitense. Nel 2024, Colby dichiarò all’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap che “tutte le opzioni” dovrebbero essere prese in considerazione, compreso lo sviluppo di un proprio armamento nucleare da parte della Corea del Sud. Aggiunse che Washington non avrebbe dovuto sostenere sanzioni contro Seul, qualora quest’ultima avesse deciso di sviluppare armi nucleari proprie.

Tutto ciò apre alla possibilità di una “proliferazione amichevole”, in base alla quale gli Stati Uniti incoraggerebbero la proliferazione nucleare della Corea del Sud e del Giappone per rafforzare la deterrenza nei confronti della Corea del Nord e della Cina.

Per la Russia, lo sviluppo di armi nucleari indipendenti da parte della Corea del Sud o del Giappone rappresenterebbe una battuta d’arresto storica. In primo luogo, potrebbe costituire un colpo potenzialmente fatale per il regime di non proliferazione e innescare un’ulteriore ondata di acquisizioni nucleari. Questo è motivo di particolare preoccupazione per Mosca poiché, a differenza degli Stati Uniti e della Cina, la pretesa della Russia di essere una superpotenza si fonda esclusivamente sul suo arsenale nucleare.

Le capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) dovrebbero inoltre essere significativamente incrementate per riflettere la trasformazione di Corea del Sud e Giappone da seguaci degli Stati Uniti a Paesi indipendenti, dotati di armi nucleari. Un tale ulteriore impegno di risorse sarebbe difficile in qualsiasi momento, ma risulterebbe pressoché impossibile per la Russia nel breve-medio termine, considerate le pressioni che la guerra in Ucraina ha esercitato sulle sue forze armate.

Se il Cremlino vuole davvero garantire che la Corea del Sud e il Giappone non diventino mai potenze nucleari, la miglior politica sarebbe quella di iniziare a prendere determinate distanze dalla Corea del Nord, così da rassicurare i due Paesi. Non siamo in grado di sapere quali siano i patti effettivi tra Putin e Kim Jong-un, che sappiamo aver fornito alla Russia non solo munizioni, sebbene Mosca lo abbia sempre negato.

Secondo The Kyiv Independent, “il contingente nordcoreano inviato in supporto alla Russia ammonterebbe tra i 10.000 e i 12.000 uomini, inquadrati in cinque brigate di fanteria. Dopo aver ricevuto un addestramento sommario a Vladivostok, le truppe sarebbero state trasferite per via aerea per oltre 7000 chilometri nei pressi di Kursk, poste sotto il definitivo comando di Mosca, e qui avrebbero ricevuto uniformi ed equipaggiamento di fabbricazione russa, oltre a documenti d’identità falsificati che ne attesterebbero la provenienza dalla regione russa di Tuva, occultando ogni prova del coinvolgimento nordcoreano”. Perciò, se questo è vero, Putin potrebbe non avere più la possibilità di allontanarsi da Kim, con l’esito della corsa al nucleare di due forze ad est, che finora erano sottovalutate.