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Esteri

di Antonino D'Anna

Margaret Thatcher (10)

“Nessuno ricorderebbe il Buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche soldi”. E tanti saluti ad eventuali inni al pauperismo. Perché lei, Margaret Hilda Thatcher nata Roberts, figlia di un droghiere (come Richard Nixon, che però era quacchero) che era anche predicatore metodista, aveva le idee ben chiare. Lei, che venne definita “Churchill in gonnella”, ebbe modo nel guidare la vecchia Inghilterra dal 1979 al 1990 che il tempo della misericordia era finito. Lei, che pure ebbe modo di incontrare due Papi (Paolo VI nel 1977, Giovanni Paolo II nel 1980), non andava tanto per il sottile e anteponeva la politica a qualsiasi altra urgenza. Quanto Ronald Reagan era un uomo che si diceva credente, specie nell'innata bontà dell'uomo, tanto la sua controparte britannica era una che nella parola “choice”, scelta, vedeva il suo ruolo. Doveva scegliere e lo faceva. E quando lo faceva, giusta o sbagliata che fosse, la decisione presa era quella.

L'ESORDIO CON SAN FRANCESCO- Eppure, nella spenta Britannia dei tardi anni Settanta, Maggie (che era già la Lady di Ferro, come l'aveva definita un giornale sovietico nel 1976) si era presentata parafrasando la Preghiera Semplice di San Francesco: “Dove vi è discordia, possiamo portare la pace. Dove vi è l'errore, possiamo portare la verità. Dove è il dubbio, possiamo portare la fede. E dove c'è disperazione, possiamo portare speranza”. I minatori avrebbero imparato a loro spese, e con loro tutti i sindacati, di che pasta (e resistenza) fosse fatta la “speranza” thatcheriana.

AMAVA COSSIGA, ANDREOTTI? “NON SIAMO AMICI”- Anche i politici europei avrebbero imparato a conoscerla. Specie due democristiani DOC: parliamo di Francesco Cossiga, che nel 1993 ebbe modo di definire in un'intervista al Corriere della Sera come: “Uomo di grande integrità e di profondi principii. Con lui mi sono sempre trovata a mio agio. Condividiamo molte idee politiche ma non è soltanto questo il motivo della mia ammirazione. Ricordo che Cossiga è stato uno dei pochi politici capace di presentare le dimissioni dal governo quando era ministro degli Interni subito dopo il rapimento di Aldo Moro. Quella fu un'azione di un uomo d' onore”. Il secondo, ovviamente, è Giulio Andreotti. Che però nelle sue memorie Maggie ebbe modo di definire in questo modo: “Sembrava nutrire una solida avversione nei confronti dei principii e riteneva che qualsiasi uomo integro fosse votato al ridicolo”. Dopodiché disse a Mino Vernolo: “Io e il signor Andreotti non eravamo esattamente grandi amici...”. E sulle accuse (che poi portarono al processo di Palermo nel 1996) in tema di mafia, si chiuse nel più rigido no comment: “Non voglio essere coinvolta in commenti su questo genere di vicende. Non ho niente da dire. Mi limito a ribadire che io e Andreotti non eravamo amici”. Punto.

WOJTYLA? CHE TACCIA- Che fosse una donna dalle idee chiare lo provano i documenti declassificati dagli archivi britannici nel 2011: è il 1980 quando il Papa polacco scrive al primo ministro britannico preoccupato per quanto accade nella prigione di Maze, dove i detenuti dell'IRA sono scesi in sciopero della fame (vi morirà poi, nel maggio 1981, Bobby Sands). La Thatcher risponde chiarendo di aver discusso l'argomento, ma che non farà concessioni ai detenuti. E quando si discute, per il 1982, la proposta di discorso di Giovanni Paolo II al Parlamento britannico nell'ambito della visita papale nel Regno Unito, la Lady di ferro dice ancora un “no”. Due i motivi, come ricorda Vatican Insider: il capo del partito democratico unionista dell'Ulster Ian Paisley potesse disturbare l'evento e il gelido commento sul discorso, che il Papa polacco non aveva tenuto davanti ai parlamenti francese e irlandese in visite precedenti: “Sarebbe strano che lo facesse da noi, in un paese che ha una chiesa ufficiale di cui lui non è il capo”. E con questo mix di opportunità politica e sdegnosa separazione da Roma degno di Enrico VIII, Maggie chiuse la questione. Ma amava Wojtyla, specie per il suo anticomunismo. E quando venne in visita in Italia nel 2009 ebbe modo di deporre un magnifico mazzo di rose sulla tomba di Giovanni Paolo II.

L'INCONTRO CON RATZINGER- Dopo l'abbandono di Downing Street, Maggie ha comunque incontrato un altro Papa: nel maggio 2009 è toccato a Benedetto XVI: la Lady di ferro era in vacanza presso Lady Carla Powell in quel di Roma (Charles, marito di Carla, era il suo advisor in tema di politica estera). Frammista ai pellegrini, ma impeccabilmente vestita di nero come prescrive l'etichetta, ebbe un breve colloquio con Joseph Ratzinger. È da precisare che la presenza del suo biografo, l'ex direttore del Daily Telegraph Charles Moore, convertitosi al cattolicesimo, fece nascere in tanti l'ipotesi di una conversione da parte della Thatcher. Conversione che non avvenne: ma Maggie ascoltò molto attentamente l'omelia del Papa su San Teodoro Studita, monaco medioevale conosciuto per le sue ore di duro lavoro macinate ogni giorno. Felice coincidenza, direbbe Antonio Caprarica: l'ex premier britannico, ora Baronessa di Kesteven, era nota per le ore di lavoro quand'era al timone della vecchia Albione. Una calda stretta di mano tra lei e Benedetto XVI, un breve colloquio privato, poi via. Lady Powell, a chi le chiedeva (così riporta il Daily Mail) se la Lady di ferro avesse deciso di convertirsi come aveva fatto nel 2007 Tony Blair, rispose divertita: “E' più probabile che Ratzinger si converta al metodismo”. Chissà che cosa pensava di Francesco, il Papa venuto dall'Argentina che da arcivescovo di Buenos Aires si fece scappare una tirata patriottica sulle Falkland, pardon, Malvinas, da Maggie riconquistate con una guerra nel 1982.

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