Donald Trump al National Mall: “Mai più un’America comunista”. Show, fuochi d’artificio e la stretta sul voto per i 250 anni Usa
L’Ave Maria di Schubert, poi il Nessun dorma dalla Turandot di Puccini. Ma c’è voluto poco affinché dalla musica classica – intonata dal tenore italoamericano Christopher Macchio – si passasse rapidamente a note più identitarie, al patriottismo del God Bless the Usa, con Lee Greenwood. Sono iniziati così i festeggiamenti al National Mall a Washington, vestito a festa per i 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza. E a festa era vestito anche Donald Trump, salito sul palco mano nella mano con la first lady Melania Trump, accolto da un’ovazione. Nel suo discorso, il presidente ha tracciato un bilancio decisamente positivo dello stato del Paese, descrivendolo come mai stato prima: forte, libero, ricco, sicuro e orgoglioso. E poi i diritti costituzionali, un richiamo diretto al Secondo Emendamento e alla difesa del diritto al possesso delle armi. Un discorso a metà tra spirito identitario e rivendicazione dei principi tutti a stelle e strisce, gli stessi che guidano il Paese oggi, un quarto di millennio dopo la firma della Dichiarazione d’Indipendenza di quel lontano 1776.
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Le vittorie militari e l’affondo sul comunismo
Trump ha poi rivendicato i risultati ottenuti su due fronti internazionali, Iran e Venezuela: “Li abbiamo annientati, abbiamo distrutto le loro forze armate”, ha detto il tycoon. Poi il fronte interno: un attacco frontale al comunismo, paragonato a “un cancro da estirpare in fretta”. Un tema, questo, già evocato dal discorso di ieri pomeriggio, ai piedi del Monte Rushmore, in South Dakota. “L’America non sarà mai un Paese comunista: non accadrà. Il comunismo è perdente, e lo sarà sempre”, ha ribadito Trump. Non è mancato, come spesso accade in questo tipo di eventi, un passaggio più marcatamente politico legato all’agenda del presidente. Trump ha poi invitato il Congresso ad approvare il Save America Act, la proposta di legge che introdurrebbe l’obbligo per gli elettori di esibire un documento d’identità con fotografia al momento del voto e una prova di cittadinanza al momento della registrazione elettorale. La proposta prevede inoltre un forte giro di vite sul voto per corrispondenza, che resterebbe consentito solo in casi specifici come malattia, disabilità, servizio militare o viaggio. Un pacchetto di misure che, secondo Trump, servirebbe a mettere fine una volta per tutte ai brogli elettorali. L’obiettivo? Mantenere “l’America grande”.
La Luna, poi Marte
E a proposito di pensare in grande, sul palco è arrivato l’equipaggio della missione Artemis II, accolto da Trump con l’annuncio di nuovi ambiziosi obiettivi per l’esplorazione spaziale americana: un ritorno sulla Luna come tappa intermedia verso una futura missione su Marte, nel segno della leadership statunitense nello spazio. Infine, un imponente spettacolo pirotecnico sopra Washington. Trump e Melania lo hanno seguito seduti al riparo da un vetro anti-proiettile, mentre sulle note di Ymca dei Village People, brano immancabile ai comizi del presidente, si chiudevano le celebrazioni per i 250 anni d’indipendenza americana. Una colonna sonora che quest’anno assume un significato particolare, arrivando pochi giorni dopo la scomparsa del cantante della band, Victor Willis.

