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Esteri

Attacco a Beirut contro l'Iran, alla vigilia di un appuntamento cruciale per Teheran con il negoziato sul nucleare a Ginevra che in caso di accordo potrebbe rilanciarne le ambizioni di potenza regionale. Due kamikaze si sono fatti esplodere in un quartiere meridionale della capitale libanese, a maggioranza sciita e roccaforte di Hezbollah, vicino all'ambasciata iraniana. E' stato un bagno di sangue: 23 morti, tra cui l'addetto culturale della rappresentanza (illeso il resto dello staff) e oltre 146 feriti. L'attentato e' stato rivendicato dalle Brigate Abdullah Azzam, un gruppo qaedista che opera in Libano. "E' stato "il martirio di due eroi sunniti libanesi", ha dichiarato un portavoce, Sirajeddin Zreikat. Sembra quindi confermato che l'attacco affonda le radici nella guerra civile nella vicina Siria, dove i gruppi qaedisti si sono uniti alla lotta armata contro il regime di Damasco. L'Iran e' il maggior alleato regionale del presidente Bashar al-Assad.

Il gruppo qaedista, oltre a chiedere che vengano liberati dalle carceri libanesi i suoi miliziani, minaccia altri attentati se Hezbollah non si ritirera' dalla Siria. Domani il gruppo del 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu piu' la Germania) torneranno a riunirsi a Ginevra con le autorita' iraniane per cercare di trovare un accordo sul nucleare. Da quando si e' insediato il nuovo presidente Hassan Rohani, l'Iran ha accettato maggiori controlli internazionali nelle sue installazioni ed e' sembrato disponibile a trovare un'intesa sul suo programma nucleare. Israele e' in grande allarme, ma Barack Obama, ha chiesto al Senato di dar tempo al negoziato e di rimandare nuove sanzioni.

Del resto da agosto l'Iran ha installato appena 4 centrifughe nell'impianto di arricchimento dell'uranio di Natanz rispetto alle oltre 1.800 collocate nei tre mesi precedenti, ha prodotto solo 10 chili di uranio arricchito al 20% e non ha fatto passi in avanti nella costruzione dell'impianto ad acqua pesante di Arak. Insomma, ha mostrato una nuova attitudine al negoziato. Oggi nel suo viaggio verso Ginevra, il ministro degli Esteri, Javad Zarif, fara' tappa a Roma per incontrare Emma Bonino. All'indomani dell'elezione di Rohani, la titolare della Farnesina fu tra le prime a guardare con interesse al nuovo corso; in queste ore invita alla cautela, ma e' intenzionata a verificare se sia davvero possibile trovare una soluzione credibile per superare "il grande gelo" degli ultimi anni.

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