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Esteri
Libia, Conte: "Evitare la guerra civile". Gli eserciti ignorano la tregua Onu

"Stiamo seguendo da vicino le vicende della Libia: è una evoluzione che ci preoccupa. Devo confidare che non ci lascia del tutto sorpresi. Stiamo cercando di rappresentare soprattutto al generale Haftar e gli altri interlocutori la necessità di evitare conflitti armati, non possiamo permetterci una guerra civile". Interviene così il premier italiano Giuseppe Conte sull'escalation delle tensioni in Libia  mentre proseguono gli scontri tra le forze fedeli al governo di accordo nazionale del premier Fayez al Sarraj e gli uomini del generale Khalifa Haftar nelle vicinanze dell'aeroporto di Tripoli.

Si combatte a una decina di chilometri dalla capitale. Nella città sotto assedio le scuole rimarranno chiuse per una settimana, a partire da oggi, a causa della crescente situazione di insicurezza. L'autoproclamato Libyan national army (Lna) guidato dall'uomo forte della Cirenaica va avanti, anche se ha dovuto rallentare la sua avanzata a causa dell'intervento delle forze leali all'autorità rivale, il Governo di unità nazionale (Gna) con sede a Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato dal premier Fayez al Sarraj, che gode dell'appoggio di diverse milizie fra cui quelle di Misurata.

Queste si sono schierate a sostegno del premier sotto assedio, per respingere l'offensiva. Un video diffuso dal ministero della Difesa libico mostra appunto circa 350 jeep con uomini di "Bunian al Marsus" (la coalizione di milizie che nel 2017 ha sconfitto Isis a Sirte) andare in soccorso del governo Sarraj per contrattaccare verso il distretto di Giofra. E i nervi sono tesi: lo stesso al Sarraj in un discorso in televisione ha accusato il suo rivale di "tradimento": "Abbiamo steso le nostre mani verso la pace - ha detto il premier - ma dopo l'aggressione da parte delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra contro le nostre città e la nostra capitale non troverà nient'altro che forza e fermezza".

Sarraj ha anche presentato all'ambasciatrice francese in Libia, Béatrice du Hellen, una "forte protesta", accusando Parigi di sostenere la brigata del generale Khalifa Haftar. E' quanto riferisce Al Jazeera, che cita una fonte ufficiale del governo libico. La stessa fonte ha sottolineato che Serraj ha chiesto formalmente all'ambasciatrice di riferire la sua protesta al suo governo e al presidente francese, Emmanuel Macron.

Libia, le forze in campo non rispettano la tregua chiesta dall'Onu

Nel pomeriggio l’Onu, visto il perdurare della situazione di conflitto, ha chiesto alle forze combattenti "una tregua umanitaria di due ore per l’evacuazione di feriti e civili" da quattro zone a sud di Tripoli dove ci sono combattimenti. Ma secondo quanto fa sapere la Mezzaluna Rossa, lo stop ai combattimenti è stato ignorato da entrambe le fazioni in campo. Secondo il ministero della Salute del governo di unità nazionale, dall'inizio dell'offensiva di Haftar sono state uccise almeno 21 persone. Altre 27 sono rimaste ferite.

La battaglia, intanto, continua e si è spostata anche nei cieli della Libia. Sabato le forze pro Tripoli hanno condotto almeno un raid aereo contro una postazione dell'esercito di Haftar, una cinquantina di chilometri a sud di Tripoli, nella regione di Al-Aziziya, e i pro Haftar hanno promesso che risponderanno. La Forza di protezione di Tripoli, un'alleanza di milizie leali al Gna, ha confermato di avere compiuto raid aerei "intensi", dicendo che è avvenuto dall'aeroporto di Mitiga a Tripoli e da quello di Misurata.

L'esercito di Haftar, tramite il portavoce Ahmad al-Mesmari, ha allora imposto una no-fly nell'ovest, annunciando che "la regione dell'ovest è ormai considerata zona militare ed è dunque vietato a ogni aereo militare sorvolarla, pena il fatto di essere un obiettivo legittimo". Sul terreno, la Bbc riferisce di scontri in tre aree vicino alla periferia di Tripoli. Proprio a causa dell'incertezza che regna nel Paese, il Comando militare americano in Africa sta riorganizzando la presenza del proprio personale in Libia, richiamando un contingente.  Nella capitale i cittadini stanno cominciando a fare scorte di benzina e prodotti di prima necessità nei supermercati.

Una situazione che solleva apprensione a livello internazionale: il premier Giuseppe Conte, in una telefonata con il segretario generale Onu Antonio Guterres, ha espresso la sua preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Libia, sentimento fortemente condiviso da Guterres. "Stiamo seguendo ora per ora, con i nostri servizi", e va scongiurata "una risoluzione armata in un conflitto che va risolto, invece, con il dialogo", ha detto dal canto suo il ministro dell'Interno Matteo Salvini che si è detto preoccupato "non tanto per la questione dell'immigrazione perché ormai hanno capito che l'Italia ha finalmente iniziato a difendere i suoi confini via terra e via mare, sono preoccupato perché ci sono tanti italiani che stanno lavorando lì, perché c'è l'Eni che significa una delle principali aziende italiane che sta lavorando lì e perché vorremmo riprendere i rapporti commerciali con un Paese stabile”.

Libia, le aziende italiane come Eni valutano la situazione

Il caos improvviso in Libia ha preoccupato infatti le centinaia di italiani che vivono e lavorano nel Paese, tanto che alcuni imprenditori hanno già lasciato Tripoli e diverse imprese stanno valutando cosa fare di fronte all'avanzata del generale Haftar: l'Eni, in raccordo con la Farnesina che segue passo passo le evoluzioni degli eventi, ha deciso di evacuare il personale italiano. Ma proprio dal portavoce del generale è arrivata una rassicurazione per tutti gli stranieri a Tripoli: quando l'esercito entrerà nella capitale, "un'unità speciale sarà incaricata della sicurezza delle imprese straniere e locali, delle sedi diplomatiche e delle istituzioni economiche straniere".

Tra le aziende presenti nel Paese, l'Eni che ha fatto sapere che "la situazione nei campi petroliferi è sotto controllo" e che sta "monitorando l'evolversi della vicenda con molta attenzione". Ma secondo fonti locali in realtà avrebbe già fatto evacuare una decina di dipendenti dalla Libia, anche se l'azienda ha precisato di "non avere attualmente personale presente" a Tripoli.

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