Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » L’Ice di Donald Trump sconfitta oltre 10.000 volte in tribunale: il crollo giudiziario della politica di detenzione di massa

L’Ice di Donald Trump sconfitta oltre 10.000 volte in tribunale: il crollo giudiziario della politica di detenzione di massa

Mazzata per Trump sui migranti: oltre 10.000 sentenze federali bocciano la linea dura dell’Ice, perso il 90% delle cause

L’Ice di Donald Trump sconfitta oltre 10.000 volte in tribunale: il crollo giudiziario della politica di detenzione di massa

Disfatta Trump sui migranti: 10.000 sentenze contro i blocchi dell’Ice. È record negativo

L’amministrazione Trump ha subito una disfatta senza precedenti davanti ai tribunali federali americani: oltre 10.000 sentenze contrarie alle sue politiche di detenzione dei migranti arrestati dall’Ice, pari a circa il 90% di tutti i casi discussi. È quanto emerge da una vasta indagine di Politico, che ha costruito e reso pubblico un database di oltre 11.000 pronunce emesse dai tribunali distrettuali federali in tutta la nazione riguardanti l’Immigration and Customs Enforcement, agenzia diventata centrale nel dibattito politico americano dopo una serie di controversi arresti e l’uccisione, da parte di agenti dell’Ice, dell’infermiere Alex Pretti e di Renée Good a Minneapolis. Il risultato nei tribunali, ad ogni modo, non ha precedenti nella storia degli Stati Uniti, considerando anche come giudici di ogni orientamento si siano schierati contro le strategie di arresto dell’Ice.

La controversia ha origine da una singola direttiva. L’8 luglio 2025, il direttore ad interim dell’Ice, Todd Lyons, ha emesso un promemoria che classificava tutti gli immigrati destinati all’espulsione, indipendentemente da quanto tempo avessero vissuto negli Stati Uniti, come “richiedenti di ammissione” ai sensi della sezione 235 dell’Immigration and Nationality Act. La conseguenza pratica ha mandato il sistema nel caos: nessuna udienza per la cauzione, nessuna possibilità per un giudice di valutare il rischio individuale, nessuna libertà in attesa dei procedimenti.

Ogni amministrazione precedente, per quasi trent’anni, aveva interpretato lo stesso statuto come applicabile solo alle persone fermate alla frontiera, mentre ora l’amministrazione Trump ne ha completamente cambiato l’interpretazione. Con quel brusco cambiamento, i giudici per l’immigrazione hanno perso il loro consueto potere di concedere la cauzione, spingendo milioni di persone verso un sistema in cui non ottengono nemmeno un’udienza iniziale. I tribunali sono stati successivamente sommersi da ricorsi di detenuti che chiedevano la scarcerazione immediata. I dati mostrano che l’amministrazione ha perso quasi 10.400 casi decisi, vincendone circa 1.200.

I numeri sono particolarmente estremi se se ne comprende la portata: oltre 425 giudici, compresa la maggioranza nominata dallo stesso Trump, sono giunti a conclusioni identiche riguardo a queste detenzioni. Il Dipartimento di Giustizia ha successivamente reclutato avvocati inesperti per gestire il carico di lavoro in crescita. Gli avvocati del governo si trovano spesso in posizioni impossibili quando l’Ice ignora le disposizioni dirette dei giudici. Le parole del giudice distrettuale Harvey Bartle III sono emblematiche: “Nonostante centinaia di sentenze simili in questo e in altri tribunali, nettamente favorevoli ai ricorrenti detenuti dall’Ice, l’Ice continua ad agire contrariamente alla legge, a sprecare il denaro dei contribuenti e a sprecare le scarse risorse del sistema giudiziario”.

I tribunali hanno documentato una sistematica mancata conformità agli ordini di scarcerazione dei detenuti. Secondo l’Immigration Policy Tracking Project, l’amministrazione Trump ha violato più di 50 ordini federali in casi di detenzione di immigrati nel distretto del New Jersey dal dicembre 2025. Una revisione ordinata dal tribunale nel caso Kumar contro Soto ha identificato 52 violazioni su 547 casi, tra cui il mancato svolgimento delle udienze cautelari obbligatorie, il trasferimento di detenuti tra stati in violazione degli ordini del tribunale e la deportazione di almeno un ricorrente in diretta violazione di un’ordinanza giudiziaria. Nel gennaio 2026, l’Ice deteneva circa 73.000 persone in custodia, un record assoluto e quasi il doppio della media giornaliera degli anni precedenti.

La percentuale complessiva di vittorie dell’amministrazione è pessima, ma essa ha ottenuto un sostegno importante da alcuni giudici d’appello che potrebbero influenzare la Corte Suprema degli Stati Uniti. Due circuiti si sono schierati con l’amministrazione, mentre tre si sono pronunciati in senso contrario e un altro è rimasto in stallo. La Casa Bianca non ha mostrato alcun segnale di arretramento. La portavoce della Casa Bianca, Abigail Jackson, ha dichiarato che “la legge richiede chiaramente la detenzione degli stranieri in attesa della loro espulsione dagli Stati Uniti” e che l’amministrazione “è fiduciosa” che la propria posizione sarà confermata in appello.

Il caso si avvia inevitabilmente verso la Corte Suprema, che dovrà pronunciarsi su una delle questioni più dirompenti della presidenza Trump: se il potere esecutivo possa privare decine di migliaia di persone, molte delle quali residenti da anni sul suolo americano, con coniugi e figli cittadini statunitensi, di qualsiasi garanzia processuale prima della deportazione.

Ad ogni modo, l’Ice sembra sempre più il punto debole dell’amministrazione Trump. Il tycoon aveva investito gran parte della campagna elettorale sulle misure in materia di immigrazione e ora sembra destinato a fallire, rischiando di essere ricordato, proprio sul fronte dell’immigrazione, soprattutto per l’illegalità delle riforme apportate.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI