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Los Angeles in fiamme: dietro gli incendi le lobby dei pistacchi? L'analisi
Pressioni da parte delle lobby per la creazione di infrastrutture idriche per proteggere la California dalla siccità. I principali artefici di questa strategia sono Stewart e Lynda Resnick, proprietari della Roll International Corporation

Incendi a Los Angeles
Los Angeles brucia. È colpa dei pistacchi?
Fare una correlazione tra i violenti incendi che hanno distrutto alcune aree di Los Angeles, i divieti di importazione dall’Iran di prodotti agricoli e le politiche di lobby americana può sembrare un azzardo. Vero è che gli incendi a Los Angeles devono molto a una rete elettrica obsoleta, ad un carico di domanda elettrica in continua crescita e una gestione delle aree boschive piuttosto discutibile. Tuttavia la disponibilità di acqua per spegnere gli incendi, e l’avere boschi con una adeguata approvvigionamento idrico è un tema fortemente legato alle scelte di politica estera americane e quelle di lobbisti dell’agricoltura della California. Facciamo il punto
La caduta dello Shah e i pistacchi
La pianta del pistacchio è originaria delle aree desertiche del centro Asia e Medio Oriente. All’epoca della sua diffusione i principali produttori erano gli iraniani, in seguito le coltivazioni vennero adottate anche dalla Turchia. Storicamente l’Iran era il primo esportatore di pistacchi negli Stati Uniti. Poi ci fu il colpo di
stato e lo Shah Pahlavi, messo al potere da Stati Uniti e Regno Unito, venne deposto e fuggì. Poco dopo ci fu la presa degli ostaggi nell’ambasciata americana in Teheran. Da allora i rapporti commerciali con gli USA si inasprirono e iniziarono violente repressioni sulle importazioni commerciali iraniane verso gli USA.
All’interno di questi divieti vi fu anche il blocco delle importazioni di pistacchi, una delle fonti di entrate “non petrolifere” più importanti per l’economia iraniana. I pistacchi erano già coltivati in USA, particolarmente in California ma a partire dal 1971 con la modifica delle tassazioni su prodotti con guscio (tax shelters) gli agricoltori della Gold Coast vennero incentivati a coltivare questo prodotto. Il primo raccolto commerciale avvenne nel 1976 e qualche anno dopo (1979) con la cacciata dello Shah persiano, l’industria californiana si ritrovò in una condizione ottimale per divenire il principale produttore di pistacchi per il mercato americano e quello mondiale.
Nel 2008 la produzione americana giunse ad essere equivalente a quella iraniana. La sola contea di Fresno nel 2021 pesava per circa il 40% della produzione nazionale di pistacchi, per un valore di circa 720 milioni di dollari. Oggi sono tre gli stati americani dove si coltiva il pistacchio: California, Arizona e Nuovo Messico. Di questi il 99% della produzione totale è in California dove questo prodotto agricolo, piantumato in oltre 312.000 acri in 22 contee, è ricchezza per la California nella forma di circa 1,6 miliardi di dollari. Gli USA sono oggi il primo produttore mondiale di pistacchi al secondo posto l’Iran al terzo la Turchia.
Disponibilità e domanda idrica per agricoltura in California
Circa l’80% dell’acqua in California è utilizzata per l’agricoltura. Tuttavia l’impatto sul PIL nazionale rappresenta circa il 2%. All’interno di questo quadro circa 190 litri al giorno sono necessari per ogni pianta di pistacchio. Se consideriamo che la California è il maggior produttore di pistacchio (quasi un monopolio) americano, la domanda idrica per il pistacchio è rilevante. Dato il clima e la morfologia la disponibilità idrica della California è inadatta per sostenere sul lungo termine una vasta popolazione. Lo stress idrico, unito alla crescente domanda per agricoltura, ha reso questo stato particolarmente sensibile ai cicli delle piogge per riempire i bacini. Le attività di lobby degli agricoltori californiani, specialmente con un focus sulla produzione nazionale di pistacchio, hanno ulteriormente esacerbato la domanda idrica per uso agricolo, rispetto all’importazione da altre nazioni come l’Iran.
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Gli oligarchi dell’acqua
La California, negli ultimi anni, ha visto periodi di siccità. Una siccità in parte data dal clima e la carenza di precipitazioni, ma in parte, ingegnerizzata a livello politico ed economico. Il tutto a svantaggio delle foreste native che divengono più secche e facili a prendere fuoco. Sin da quando era governatore l’ex culturista e attore Schwarzenegger ci sono state attività di lobby verso i leader politici (oltre a Schwarzenegger anche il senatore Dianne Feinstein) attività di lobby mediatica con Sean Hannity di Fox News per spingere alla creazione di infrastrutture idriche adatte per proteggere la California intera dalla siccità.
I soggetti che maggiormente hanno operato in questa strategia di lobby sono i miliardari Stewart-Resnick. Stewart e la moglie, Lynda Resnick, possedevano la Roll International Corporation, una compagnia “ombrello” che controllava altre aziende quali Teleflora, Fiji Water, Pom Wonderful, il produttore di pesticidi Suterra e il gruppo agricolo Paramount Agribusiness. Quest’ultima realtà è una delle più grandi aziende agricole americane e, cosa non meno rilevante il leader americano per la produzione di pistacchio e mandorle. La coppia è attiva ormai da 20 anni per promuovere i suoi interessi presso il governo nazionale (California) e federale (Washington). Hanno raccolto grandi somme di denaro per il partito democratico californiano, fatto donazioni a eventi di charity e artistici, supportato leader culturali progressisti come Arianna Huffington (fondatrice dell’omonima testata, ora semi defunta) e il produttore del super ambientalista An Inconvenient Truth, Laurie David.
Stewart Resnick ha donato oltre 350.000 dollari alla campagna elettorale Davis. In cambio Resnick è stato nominato nel board del tema per la transizione idrico-agricola della California. Tra le compagnie che la coppia possiede c’è Roll International, una delle aziende più grandi d’America operanti nella gestione dell’acqua. Tramite una serie di aziende controllate la Roll è stata in grado di convertire l’acqua pubblica della California in una commodity privata che può essere venduta al mercato al prezzo più alto.
La privatizzazione dell’acqua
Tutto cominciò quando Stewart Resnick venne coinvolto nella creazione di una potente, ma scarsamente conosciuta, entità chiamata Kern County Water Bank (KCWB), un impianto di gestione sotterraneo per le acque. Come già spiegato da Forbes nel 2021, la KCWB è una riserva sotterranea nell’area più secca della California, con una capacità di 1 milione di acri piede (1233 milioni metri cubi, circa); abbastanza per rifornire la città di Los Angeles per quasi due anni. La riserva idrica era stata voluta nei tardi anni ’80 dal governo come riserva strategica in caso di prolungata siccità. Lo stato della California spese centinaia di milioni per costruirla e connetterla ad acquedotti e sistemi di canali per distribuire l’oro blu.
Ma nel 1995 la proprietà venne trasferita a un gruppo di privati che, con un’operazione legale ben strutturata riuscirono a convincere lo stato della California sul passaggio di proprietà al mondo privato. Quando l’acqua entrava nella riserva della Kern County Water Bank di fatto smetteva di essere un bene pubblico e diveniva una commodity privata vendibile sul mercato. Il passaggio più saliente fu la creazione del cosiddetto sistema della “paper water (acqua di carta)”. In California ogni sviluppatore immobiliare deve poter dimostrare di avere risorse idriche sufficienti per la domanda idrica del complesso che verrà costruito.
Data la disponibilità di acqua in California questo sistema ha inibito lo sviluppo di molti progetti. Tuttavia il nuovo sistema della “acqua di carta” risolveva questo problema. Ogni sviluppatore doveva solo “comprare” acqua di carta, di fatto diritti virtuali sulle allocazioni idriche. Dato che le water bank californiane private non sono soggette agli standard pubblici la qualità dell’acqua può variare. Nel 2008, per esempio, uno dei membri della Kern Bank (Semitropic) pompò fuori della riserva acque inquinate di arsenico, come riportarono i giornalisti del Antelope Valley Press. Nel tempo il sistema dell’acqua di carta è andato evolvendosi, in termini di sistema, con metodi non meno esotici dei collaterali immobiliari prima del 2008.
Il sistema privato della Kern e i suoi associati crearono una serie di regolamenti che, di fatto, imponevano allo stato della California di doverli “salvare” nel caso la loro disponibilità di acqua non fosse sufficiente rispetto alla domanda. La domanda più semplice resta dove lo stato avrebbe potuto recuperare “l'acqua mancante”. La risposta è semplice: chiunque fosse disconnesso dal sistema di potere della Kern diveniva un bersaglio al quale lo Stato poteva quindi ridurre l’accesso di acqua, specialmente agli agricoltori fuori dai grandi gruppi. Tra i principali partecipanti della Kern Water Bank c’è Paramount Farms, di proprietà di Resnick. La stessa sede della Kern è stata ospitata per anni nell’edificio della Paramount.
Stante i dati di Public Citizen, nel 2001, per esempio, la Kern County Water Bank comprò acqua a prezzi sussidiati a 161 dollari acro-piede, salvo poi rivenderlo alla Environmental Water Account per 250 dollari acro-piede. La Environmental Water Account (EWA) è stata creata nel 2000 per proteggere la popolazione di salmoni nel delta del fiume Sacramento. Nei periodi aridi il delta può asciugarsi al punto di non permettere la mobilità dei salmoni. La sua efficienza era discutibile, pur se utile per i pesci. Chi tuttavia poté estrarre il maggior valore da questainiziativa ecologica fu la Kern che tra il 2001 e il 2007 guadagnò circa 40 dollari rivendendo l’acqua alla EWA.
L’esempio del EWA è solo uno dei tanti casi in cui la Kern, e i suoi associati, hanno tratto valore dal sistema idrico californiano. Il sistema idrico della California, “partecipato” in questo modo da entità private, che ragionano in modo fortemente speculativo, negli anni è andato via via sempre più depauperandosi. La popolazione della California continua a crescere e la domanda per nuovi distretti abitativi, a cui si aggiungono le necessità idriche per l’agricoltura, continuano a mettere sotto stress il sistema idrico pubblico che, sempre più spesso, deve far Nriferimento al sistema privato per l’acqua necessaria. Per quanto il clima e le previsioni meteo siano un fattore che influenza la disponibilità idrica di acqua originata dalle piogge, il sistema di riserve private, che raccolgono le acque piovane, diviene di fatto un sistema che può innescare, con il suo sistema di compravendita e speculazione idrica, situazioni di criticità idrica, carenze di acqua per emergenze (come spegnere incendi) e spingere sempre più piccoli agricoltori a svendere le loro proprietà a grandi nomi dell’agricoltura che, partecipando al gruppo privato di cui sopra, di fatto possono accedere ad acqua a prezzi scontati.
