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Brasile, l’esperto: “La Presidenza è nelle mani di Lula, ma il Congresso è controllato dai suoi avversari politici”

L’analista geopolitico Elia Morelli spiega ad Affaritaliani le sfide del nuovo mandato di Lula, tra divisioni interne e tensioni con Washington

Brasile, l’esperto: “La Presidenza è nelle mani di Lula, ma il Congresso è controllato dai suoi avversari politici”
Foto LaPresse

Brasile, l’esperto: “USA dietro le sette evangeliche. Così vogliono far crollare Lula”

Mentre il Brasile si prepara ad affrontare un nuovo mandato di Luiz Inácio Lula da Silva, il Paese resta profondamente diviso tra due visioni politiche, economiche e sociali contrapposte. Da una parte c’è il progetto di Lula, fondato sulla redistribuzione della ricchezza e sugli investimenti pubblici, dall’altra il conservatorismo di matrice bolsonarista, sostenuto soprattutto dalle fasce più ricche e dalle comunità evangeliche.

Ma la sfida non riguarda soltanto gli equilibri interni: la vittoria di Lula può davvero rafforzare il ruolo del Brasile nello scenario internazionale e nella competizione con gli Stati Uniti? Quali ostacoli dovrà superare il presidente per realizzare il suo programma? E quanto peseranno i rapporti con Cina e Russia e la crescente influenza evangelica sul futuro del Paese?

A fare il punto è Elia Morelli, ricercatore di Storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani analizza le sfide della presidenza Lula, le divisioni interne e le ambizioni del Brasile negli equilibri globali.

Lula potrà cambiare davvero il volto del Paese con il suo quarto mandato o dovrà fare i conti con un Brasile ancora profondamente diviso?

“Sicuramente queste elezioni hanno rivelato come il Brasile sia un Paese profondamente polarizzato, spaccato a metà, proprio come dimostra il risultato elettorale. Lula ha raccolto il consenso delle fasce più povere della popolazione, delle donne, dei giovani, dei neri, dei cattolici e delle comunità indigene. Bolsonaro, invece, ha ottenuto soprattutto il sostegno del ceto medio-alto, dei latifondisti, degli imprenditori e dei numerosi protestanti evangelici.

È stato uno scontro tra due modelli politici, economici e sociali completamente differenti. Bolsonaro ha puntato sulle privatizzazioni, sulla riduzione dell’intervento dello Stato nell’economia e del carico fiscale, proponendo una visione ultraconservatrice legata alla crescente diffusione della religione evangelica neopentecostale.

Lula, invece, ha presentato un programma fondato sugli investimenti pubblici per modernizzare le infrastrutture, sulla tutela del lavoro salariato, sulla redistribuzione del reddito e sull’aumento della spesa sociale. L’obiettivo è frenare le privatizzazioni e ridurre le disuguaglianze economiche e sociali che continuano ad affliggere il Paese.”

Quali sono le principali sfide che Lula si trova ad affrontare?

“Innanzitutto, la gestione del debito pubblico, che in Brasile ha superato l’82%, insieme all’aumento dei costi di finanziamento, dei tassi di interesse e dell’inflazione. Occorre inoltre ridurre il peso del debito sulle famiglie e sulle imprese. Ci sono, tuttavia, anche indicatori positivi, come la disoccupazione ai minimi storici e una crescita dei salari superiore all’inflazione.

La sfida principale è però trovare il consenso politico necessario per attuare le riforme. Lula è stato riconfermato presidente, ma il Congresso è sotto il controllo del Partito Liberale di destra e dei suoi alleati, che mantengono la maggioranza in entrambe le Camere. Sarà quindi necessario un maggiore dialogo politico per approvare le misure economiche, le nomine alla Corte Suprema e alla Banca centrale, oltre alla riforma fiscale.

La Presidenza è nelle mani di Lula, ma il Congresso è controllato dai suoi avversari politici: questo potrebbe provocare una situazione di stallo.

La sfida forse più importante riguarda però la stessa identità del Brasile. Lula è chiamato a fare da argine alla crescente diffusione delle comunità evangeliche pentecostali, che oggi rappresentano circa il 30% della popolazione brasiliana. Secondo alcune previsioni, entro il 2050 potrebbero superare i cattolici, diventando il principale gruppo religioso del Paese.

Questo cambiamento potrebbe favorire i partiti conservatori di ispirazione bolsonarista, che hanno trovato proprio nelle comunità evangeliche un importante bacino elettorale. È una delle sfide più decisive per Lula nei prossimi quattro anni.”

Che scenario si prospetta per l’Occidente e per gli equilibri geopolitici internazionali dopo la vittoria di Lula? Quali saranno le conseguenze per i rapporti tra Brasile e Stati Uniti, soprattutto alla luce delle tensioni con Donald Trump?

“Il Brasile vive tra il complesso di inferiorità legato al passato coloniale e le ambizioni di grandezza connesse all’appartenenza ai Brics, il gruppo di Paesi che punta a costruire un ordine multipolare alternativo all’egemonia statunitense.

Brasilia dipende dalla Russia per i fertilizzanti agricoli e destina alla Cina circa il 40% delle esportazioni, soprattutto soia, carne e ferro. Un rapporto fondamentale per l’economia nazionale e per finanziare le politiche di redistribuzione della ricchezza.

Sul piano internazionale, il Brasile ha criticato Israele per le operazioni nella Striscia di Gaza e si propone come contrappeso all’influenza degli Stati Uniti in America Latina. Ha contestato Washington sulle politiche climatiche, commerciali e sulle sanzioni economiche di Trump, accusandola anche di ingerenze nella regione. Lula ha ribadito che l’America Latina non deve essere considerata il cortile di casa degli Stati Uniti.

La vittoria di Lula rafforza quindi il ruolo del Brasile negli equilibri continentali e il suo obiettivo di costruire un ordine multipolare attraverso relazioni con potenze come Cina e Russia.

Un’altra sfida riguarda l’influenza religiosa e culturale statunitense, che si diffonde anche attraverso le comunità evangeliche, sempre più numerose e legate a valori conservatori. Se entro il 2050 dovessero superare i cattolici, potrebbero trasformare l’identità brasiliana e favorire un maggiore avvicinamento a Washington. Uno scenario che Lula cercherà di contrastare.”

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