La scacchiera del Sud America: dall'Argentina di Milei al Brasile di Lula da Silva, gli amici e i nemici di Maduro - Affaritaliani.it

Esteri

Ultimo aggiornamento: 17:24

La scacchiera del Sud America: dall'Argentina di Milei al Brasile di Lula da Silva, gli amici e i nemici di Maduro

L’annuncio della cattura di Nicolás Maduro da parte di forze statunitensi, comunicato oggi da Donald Trump, segna un punto di svolta nei delicati equilibri politici sudamericani

di Chiara Feleppa

La scacchiera del Sud America dopo Trump: dall'Argentina di Milei al Brasile di Lula da Silva, gli amici e i nemici di Maduro

Quella di oggi sembra essere a tutti gli effetti una giornata decisiva per gli equilibri politici del Sud America, dopo le mosse del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro il Venezuela di Nicolás Maduro. Secondo quanto dichiarato dalla Casa Bianca, l’azione militare, con attacchi e raid nelle vicinanze di Caracas nelle prime ore di oggi, avrebbe portato alla fine della lunga presidenza chavista di Maduro, accusato dagli Usa di narcotraffico e di aver mantenuto illegittimamente il potere dopo elezioni non propriamente legittime. Un'operazione, quella statunitense, che potrebbe presto ridefinire la mappa della regione: da una parte i Paesi pronti a capitalizzare la caduta di Maduro, dall’altra gli Stati che tentano di mediare o di preservare rapporti con Caracas. 

I nemici

In Argentina, Javier Milei, leader dell’ultradestra e spesso definito “trumpiano”, ha da tempo adottato una linea netta e senza compromessi: il governo argentino considera il Venezuela una dittatura, rompendo ogni forma di legittimazione politica nei confronti di Caracas. A Buenos Aires, il presidente ha salutato la notizia come una vittoria della libertà, proponendo un asse di stati latinoamericani anti‑socialismo che si allinei con le spinte di Washington per estromettere governi autoritari dal continente. 

Più modesti gli entusiasmi del Cile e del Perù, governi con linee ideologiche più critiche nei confronti del chavismo e che guardano con favore a un cambiamento nell’assetto venezuelano, pur chiedendo rispetto del diritto internazionale e dialogo politico. In Perù, dove l’instabilità istituzionale resta alta, la condanna del regime di Maduro era già consolidata prima dei nuovi eventi, mentre il Cile di Gabriel Boric insiste su una transizione politica che rispetti diritto internazionale e legittimità democratica

I neutri

In Brasile, la sinistra guidata da Lula da Silva mantiene un approccio più equilibrato. Pur criticando alcuni aspetti del regime venezuelano, Lula punta al dialogo e alla mediazione, cercando di preservare stabilità e cooperazione nella regione. A Brasilia, il presidente ha già preso le distanze da un intervento armato, pur restando fortemente critico nei confronti del regime venezuelano. Lula aveva già dichiarato che l’America Latina "deve restare un’area di pace" e si era opposto a una invasione terrestre statunitense, condannando l’uso della forza militare unilaterale e proponendosi come mediatore tra Stati Uniti e regioni anti-chaviste, preoccupato dall’eventuale destabilizzazione di un Paese confinante strategico come il Venezuela.

Gli amici

Diversa è la Colombia di Gustavo Petro, primo presidente di sinistra della storia del Paese: Bogotá ha ristabilito le relazioni diplomatiche con Caracas, cercando cooperazione su sicurezza e confini, pur senza sposare in toto il modello venezuelano.

La Bolivia di Luis Arce e il Nicaragua di Daniel Ortega rimangono invece alleati fedeli di Maduro: hanno condannato l’operazione statunitense definendola una violazione del diritto internazionale e richiamando all’unità contro quello che considerano un nuovo episodio di interventismo esterno. Sono questi i Paesi che, insieme a possibili alleati strategici come Cuba, potrebbero intensificare la cooperazione militare e diplomatica per contrastare l’isolamento di Caracas.

Diverso il tono di Bogotá: il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto oggi una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere di sovranità nazionale e pace regionale, evidenziando la preoccupazione per un’escalation di conflitto.

LEGGI LE NEWS DI ESTERI