La Germania di Merz non sta attraversando un buon momento, l’economia continua a essere in crisi e il cancelliere è ai minimi nei sondaggi a un anno dall’insediamento. Ieri sono state presentate la riforma dell’assicurazione sanitaria e le linee guida della finanziaria, criticate da molti esperti: poco coraggio, pochi tagli. L’economia è inchiodata, in parte per l’Iran, la crescita è stata corretta al ribasso allo 0,5% anche nel 2027. Come se non bastasse poi ci sono i rapporti sempre più tesi con gli Stati Uniti. La dichiarazione di Merz: “Usa umiliati dall’Iran” non è andata giù a Trump. Da qui la decisione di intervenire per “punire” l’alleato. Trump ha affermato che la sua amministrazione sta “studiando e valutando la possibile riduzione delle truppe in Germania e che una decisione verrà presa a breve”. Lunedì, Friedrich Merz ha suggerito che il team di Trump stesse subendo una mossa astuta nei negoziati con l’Iran per ottenere la fine della guerra in corso e la riapertura dello stretto di Hormuz.
Ieri, Merz ha affermato che il suo rapporto con Trump rimane “ottimo come sempre”, ma la minaccia del presidente di ritirare le truppe statunitensi rischia di destare preoccupazione a Berlino e in tutta Europa, in un periodo di crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e i loro tradizionali alleati europei, che ha visto Trump intensificare le sue minacce di ritiro dalla Nato. A tutto questo si aggiunge l’ascesa dell’ultradestra di Afd, sempre più forte nei sondaggi. Nell’ultimo rilevamento, il partito di estrema destra ha staccato di 5 punti la Cdu: 27 a 22, il massimo divario mai registrato. Quando è stato eletto, Merz si era prefissato due compiti: rilanciare la crescita, fermare l’estrema destra. Entrambi falliti (per il momento).

