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Esteri

 

 

Di Tommaso Cinquemani
 

Per i neri sudafricani era semplicemente Madiba, l'anziano padre della patria che li ha liberati dal giogo dell'apartheid e ha dato vita al nuovo Sudafrica. Per tutti gli altri Nelson Mandela era ed è il simbolo della lotta per i diritti umani a fianco dei più deboli, un mito entrato nell'Olimpo a fianco di personaggi come Che Guevara o il Mahatma Gandhi. Primo presidente nero del Sudafrica, premio Nobel per la pace, Mandela era malato da tempo. I media, i politici e la società civile da anni dibattevano sul 'dopo-Madiba' e in molti temono che il futuro non riservi nulla di buono.

La fiducia e la speranza in un Paese migliore dopo la fine del segregazionismo è stata spazzata via dalla realtà di un Paese in declino. Disoccupazione a livelli record, violenza diffusa, corruzione, Hiv e mancanza di una guida politica sono i tratti distintivi di uno Stato che rischia di scivolare verso l'anarchia. Il primo imputato, ma non unico, di questa situazione è l'African National Congress, il partito di governo che dovrebbe rappresentare le istanze della maggioranza nera. La realtà è un'altra. Dopo la fine del suo mandato da presidente, Mandela non è stato in grado di guidare l'Anc e la sua figura è stata sfruttata dai suoi successori, Thabo Mbeki e Jacob Zuma, per legittimare un governo che negli anni ha fatto poco e nulla per il Paese.

 

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Il nemico numero uno del Sudafrica è la corruzione, un cancro che ormai ha infiltrato tutti i livelli della politica e dell'amministrazione. Ma anche l'arricchimento personale perseguito dai leader dell'Anc. Ha sollevato un vero putiferio la legge con la quale il governo di Pretoria ha secretato le carte che dimostravano come fondi pubblici fossero stati usati per finanziare la costruzione di una grandiosa villa per il presidente Zuma nella sua terra natale, il Kwazulu Natal. La corruzione ha avuto come effetto quello di depotenziare l'economia del Paese che grazie al settore minerario e industriale aveva posto il Sudafrica come economia leader in tutto il continente.

La minoranza bianca, detentrice per la maggior parte del capitale e delle imprese, ha avuto sempre più problemi a fare affari, anche perché una parte dell'Anc (incominciando dal leader dei giovani del partito, Julius Malema), ritiene che tutti i beni dei bianchi debbano essere espropriati e redistribuiti ai neri poveri. Questo clima di tensione, sommato alle difficoltà di fare impresa, hanno portato molti imprenditori bianchi a lasciare il Paese (portandosi dietro capitali e know-how) per trasferirsi in Australia, Canada o Inghilterra.

La crisi economica ha gettato ancora di più nella miseria la maggioranza della popolazione che vive nelle immense baraccopoli dove la violenza, gli stupri e l'Hiv sono ancora diffusissimi, nonostante i tentativi (altalenanti) del governo di combatterli. Mentre ancora una parte dei cittadini ritiene che la colpa della loro situazione sia esclusivamente dei bianchi, si sta facendo largo la consapevolezza che anche la classe dirigente del Paese ha le sue colpe. A dimostrarlo è stata la strage di Marikana, una miniera di platino vicino a Johannesburg. I lavoratori neri, entrati in sciopero per chiedere un aumento dei salari, sono stati sfollati dalla polizia (nera) e negli scontri sono morte più di trenta persone.

La miopia politica dell'Anc si dimostra anche a livello internazionale. Durante l'apartheid il Sudafrica aveva costituito un blocco di Stati del Sud che si contrapponeva (in maniera talvolta pretestuosa) a stati in orbita comunista, come l'Angola, ma riusciva a intrattenere rapporti anche con Paesi importanti con il Kenya o con il mondo arabo. Grazie alla sua economia fiorente e ad un apparato militare sviluppato, Pretoria era considerata la potenza egemone nel continente. Oggi non è più così. Caduto il blocco comunista e finito il segregazionismo, il Sudafrica fatica a trovare il suo ruolo, che pure potrebbe avere, di guida per il resto del continente. La crisi in Zimbabwe o la mancata risoluzione del conflitto nel Corno d'Africa dimostrano che Pretoria deve ancora trovare la sua via.

 twitter@Tommaso5mani

Tags:
sudafricanelson mandelaeconomiaanc
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