Punti chiave
- Unifil, carri armati israeliani speronano mezzi italiani: nessun ferito
- Teheran: "Falso che i colloqui con gli Usa siano falliti sul nucleare"
- Media iraniani, due petroliere pakistane fanno inversione a Hormuz
- Trump rivendica le minacce all’Iran: "Li hanno portati a negoziare"
- Trump minaccia nuovi raid: "Tra i possibili obiettivi anche gli impianti di desalinizzazione"
- Pezeshkian a Putin: "Pronti a un accordo giusto, dagli Usa doppi standard"
- Trump: "Desalinizzatori, rete elettrica e ponti restano potenziali obiettivi"
- Trump: "Teheran tornerà al tavolo e ci darà ciò che vogliamo"
- Trump minaccia Teheran: "Potrei distruggere impianti energetici e ponti in un’ora"
- Trump avverte la Cina: "Dazi al 50% se invierà armi all’Iran"
In due episodi avvenuti oggi, soldati delle forze di difesa israeliane hanno speronato veicoli italiani dell’Unifil con un carro armato Merkava, causando in un caso danni significativi ai mezzi. Lo si apprende da fonti informate. I militari israeliani avevano bloccato una strada a Bayada utilizzata per raggiungere le postazioni dell’Unifil. Secondo le stesse fonti non si registrano feriti.
Teheran smentisce che i colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad siano falliti sulla questione nucleare. In risposta alle dichiarazioni di funzionari americani, compreso Donald Trump, secondo cui il negoziato si sarebbe arenato per il rifiuto iraniano di rinunciare all’arma atomica, un funzionario di Teheran ha replicato: “È falso. La posizione dell’Iran è chiara. L’Iran non mira ad acquisire armi nucleari, ma ha il diritto all’energia nucleare per scopi pacifici. Questo diritto è innegabile e deve essere riconosciuto”.
L’agenzia di stampa iraniana Fars riferisce che due petroliere battenti bandiera pakistana, la Khairpur e la Shalamar, hanno invertito la rotta nello Stretto di Hormuz, lasciando intendere che non siano riuscite a transitare.
Donald Trump torna a minacciare raid contro obiettivi civili in Iran, citando in particolare gli impianti per la desalinizzazione dell’acqua. “Abbiamo essenzialmente cancellato l’intero paese. L’unica cosa davvero rimasta è la loro acqua. Colpirla sarebbe devastante”, ha dichiarato in un’intervista a Fox News.
Secondo il presidente americano, l’Iran avrebbe ancora “alcune fabbriche per la produzione di missili”. “Sappiamo di tutte. E abbiamo anche altre cose”, ha aggiunto.
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha affermato che il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo nei negoziati di ieri a Islamabad è rappresentato dai doppi standard e dall’approccio egemonico degli Stati Uniti, mentre Teheran si dice pronta a un’intesa “equilibrata e giusta”.
Lo si legge nel resoconto diffuso dalla presidenza iraniana della telefonata tra Pezeshkian e il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale i due leader hanno discusso degli sviluppi regionali successivi agli attacchi americani e israeliani contro l’Iran, del cessate il fuoco in corso e dei colloqui tra Teheran e Washington in Pakistan.
Nel corso della conversazione, Pezeshkian ha aggiornato Putin sull’andamento dei negoziati con gli Stati Uniti mediati dal governo pakistano e ha indicato come “più grande ostacolo” verso un accordo equo “l’esistenza di doppi standard e l’egemonismo della parte americana”.
Pur sostenendo che le infrastrutture militari iraniane siano state in gran parte “distrutte” dopo oltre 40 giorni di guerra con gli Stati Uniti, Donald Trump ha affermato che restano ancora alcuni potenziali obiettivi per un’azione militare americana, tra cui gli impianti di desalinizzazione dell’acqua, la rete elettrica e i ponti del Paese.
“Abbiamo praticamente spazzato via tutto il loro Paese”, ha dichiarato il presidente a Sunday Morning Futures With Maria Bartiromo su Fox News. “L’unica cosa che resta davvero e’ la loro acqua, e colpirla sarebbe davvero devastante”, ha aggiunto.
Trump ha inoltre sostenuto che l’Iran possieda ancora “alcuni stabilimenti per la produzione di missili”, aggiungendo: “Li conosciamo tutti”. “Abbiamo ancora altre cose da fare”, ha concluso.
“Prevedo che torneranno” al tavolo dei negoziati e “ci daranno tutto ciò che vogliamo”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump in un’intervista a Sunday Morning Futures su Fox News. Secondo Trump, gli iraniani “non hanno carte”.
“Potrei eliminare l’Iran in un solo giorno”. Lo ha detto Donald Trump a Fox News, sostenendo di poter colpire in tempi rapidissimi le infrastrutture strategiche del Paese. “In un’ora potrei avere tutta la loro energia, tutto, ogni loro impianto, ogni loro centrale elettrica, che e’ una cosa enorme. E mi dispiace farlo, perche’ se lo facessi, ci vorrebbero 10 anni per ricostruire, non sarebbero mai in grado di farlo. E un’altra cosa che distruggerei sono i ponti”, ha dichiarato nell’intervista a Maria Bartiromo.
Donald Trump ha avvertito la Cina che gli Stati Uniti imporranno dazi del 50% nel caso in cui Pechino invii armi all’Iran. Si tratta del secondo avvertimento rivolto dal presidente americano alla Cina in due giorni.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di intrappolare i nemici nel “vortice mortale” dello Stretto di Hormuz. Lo riferiscono fonti iraniane.
Donald Trump ha rinnovato la minaccia di colpire e distruggere centrali elettriche iraniane e altre infrastrutture energetiche civili nel caso in cui non venga raggiunto un accordo. “Potrei eliminare l’Iran in un solo giorno – ha detto il presidente americano al programma di Fox News “Sunday Morning Futures with Maria Bartiromo” – Potrei colpire tutta la loro energia, ogni loro impianto, le loro centrali di generazione elettrica, che sarebbe un grosso problema”.
“La Gran Bretagna e un paio di altri Paesi stanno inviando dei dragamine” nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato Donald Trump in un’intervista a Fox News.
Donald Trump ha dichiarato che l’Iran non può decidere quali navi possano attraversare lo Stretto di Hormuz, sostenendo che o tutte devono poter passare in sicurezza oppure nessuna. In un’intervista a Fox News, il presidente americano ha ribadito la linea già annunciata nelle ultime ore sul blocco navale dello stretto.
“Non permetteremo all’Iran di guadagnare vendendo petrolio a chi gli piace e non a chi non gli piace, o qualsiasi altra cosa”, ha detto Trump. “O tutto o niente, e così sia”, ha aggiunto. Secondo quanto riferito, il blocco dovrebbe ricalcare l’impostazione già usata dagli Stati Uniti contro il Venezuela, ma su scala più ampia.
Funzionari pakistani affermano che i colloqui tra Iran e Stati Uniti hanno comunque riaperto i canali diplomatici, nonostante la diffidenza resti alta. Le 21 ore di negoziato a Islamabad avrebbero rappresentato un primo passo positivo e non andrebbero lette come un fallimento, pur essendosi concluse senza un accordo formale.
Parlando in forma anonima all’Associated Press, le fonti hanno descritto la diplomazia come un processo graduale e sostenuto che il dialogo “ha riaperto il canale diplomatico”.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato a Fox News di essere stato “molto, molto deluso” dal fatto che gli alleati della Nato non si siano mossi prima, ma ha aggiunto che ora vogliono partecipare e contribuire alle operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz. “Molto, molto delusi dal fatto che non siano venuti. Adesso vogliono venire e vogliono aiutare con lo stretto. E non ci vorrà molto per ripulirlo. Quindi ripuliremo lo stretto e potranno usare lo stretto in un tempo non troppo lungo”, ha affermato Trump.
Il presidente Usa ha poi ribadito la linea annunciata nelle ultime ore sul traffico marittimo attraverso Hormuz. “Si chiama tutti dentro e tutti fuori. Pensiamo che numerosi Paesi ci aiuteranno anche in questo, ma stiamo imponendo un blocco completo. Non permetteremo all’Iran di fare soldi vendendo petrolio a chi piace a loro e non a chi non piace o qualunque altra cosa sia. Sarà tutto o niente”, ha detto.
I media statali iraniani affermano che Teheran ha schierato forze speciali della Marina lungo la costa meridionale del Paese, segnalando preparativi in vista di una possibile invasione terrestre da parte delle forze statunitensi dopo il fallimento dei colloqui di pace in Pakistan. Lo riferisce il Wall Street Journal.
Secondo quanto riportato, l’agenzia statale iraniana Student News Network ha diffuso immagini di soldati in mimetica schierati vicino a una costa sabbiosa per “contrastare qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese”.
“L’Iran ha promesso di aprire lo Stretto di Hormuz e ha deliberatamente mancato di farlo. Ciò ha causato ansia, disagi e sofferenza a molte persone e a numerosi Paesi in tutto il mondo”. Lo ha scritto Donald Trump su Truth.
“Affermano di aver posizionato delle mine nelle acque, sebbene la loro marina e la maggior parte delle loro navi posamine siano state completamente distrutte. Potrebbero averlo fatto, ma quale armatore vorrebbe correre il rischio? Ne derivano un grande disonore e un danno permanente alla reputazione dell’Iran, nonché a quella di ciò che resta dei suoi ‘leader’”, ha aggiunto il presidente americano.
“Farebbero meglio ad avviare il processo per riaprire questa via d’acqua internazionale, e a farlo in fretta. Stanno violando ogni legge esistente”. Trump ha poi spiegato di essere stato aggiornato sull’incontro di Islamabad dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, ringraziando il Pakistan per aver ospitato i colloqui.
Altri Paesi saranno coinvolti nel blocco navale dello Stretto di Hormuz. Lo ha scritto Donald Trump su Truth, senza precisare quali.
“A un certo punto”, ha aggiunto, “giungeremo a una condizione in cui a tutti è consentito entrare e a tutti è consentito uscire. Tuttavia, l’Iran ha impedito che ciò accadesse”.
Trump ha definito la situazione “un’estorsione a livello mondiale”, sostenendo che i leader delle nazioni, “in particolare quelli degli Stati Uniti”, non si lasceranno estorcere.
“L’incontro” in Pakistan “è andato bene. Sulla maggior parte dei punti è stato raggiunto un accordo, ma sull’unico punto che contava davvero, il nucleare, no”. Lo ha scritto Donald Trump su Truth.
Donald Trump ha ribadito su Truth che Teheran non dovrà mai dotarsi dell’arma atomica. Nel ricapitolare l’esito dei colloqui in Pakistan, il presidente americano ha accusato l’Iran di non aver mantenuto la promessa di riaprire lo Stretto di Hormuz, sostenendo che questa scelta abbia provocato “ansia, disagi e sofferenza a molte persone e Paesi in tutto il mondo”.
Trump ha affermato che Teheran avrebbe parlato di mine nelle acque dello stretto, nonostante, a suo dire, la Marina iraniana e gran parte delle unità posamine siano state distrutte. Ha poi intimato all’Iran di avviare rapidamente il processo di riapertura della via marittima, accusandolo di violare “ogni legge”.
Nel messaggio, il presidente Usa ha spiegato di essere stato aggiornato dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull’incontro di Islamabad, durato quasi 20 ore. Trump ha sostenuto che, nonostante alcuni punti condivisi possano apparire preferibili al proseguimento delle operazioni militari, resta un nodo per lui decisivo: “l’Iran non e’ disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”.
La Marina americana intercetterà le navi che pagheranno un pedaggio all’Iran per attraversare lo Stretto di Hormuz. È l’ordine annunciato da Donald Trump in un lungo post su Truth, nel quale il presidente Usa ha spiegato che, “con effetto immediato”, la Marina degli Stati Uniti avvierà il processo di blocco di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo stretto.
Trump ha accusato Teheran di usare la minaccia delle mine come strumento di pressione, definendo la situazione una “estorsione mondiale”. Ha inoltre annunciato di aver dato istruzioni alla Marina di cercare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. “Nessuno che paghi un pedaggio illegale avra’ la possibilita’ di navigare in sicurezza in alto mare”, ha scritto.
Nel messaggio, il presidente americano ha aggiunto che gli Stati Uniti inizieranno anche a distruggere le mine che, secondo Washington, l’Iran ha posizionato nello stretto. “Qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, verra’ FATTO A PEZZI!”, ha scritto ancora Trump, sostenendo che l’Iran sappia meglio di chiunque altro come porre fine alla crisi.
Trump ha infine ribadito che il blocco inizierà a breve, che altri Paesi saranno coinvolti e che agli iraniani non sarà consentito trarre profitto da quello che ha definito un atto illegale di estorsione. Ha poi rilanciato l’accusa sul nucleare, affermando che Teheran vuole soldi e, soprattutto, vuole l’arma atomica, aggiungendo che l’esercito americano è “pronto all’azione” per colpire ciò che resta dell’Iran.
“Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!”. Lo ha scritto Donald Trump su Truth.
Donald Trump ha rilanciato la linea dura contro l’Iran dopo i colloqui di Islamabad, accusando Teheran di non aver mantenuto la promessa di riaprire lo Stretto di Hormuz e sostenendo che il vero nodo rimasto irrisolto nei negoziati è il nucleare.
In un lungo messaggio, il presidente americano ha affermato che “l’Iran aveva promesso di aprire lo stretto di Hormuz e consapevolmente non lo ha fatto”, aggiungendo che questo ha provocato “ansia, dislocazione e sofferenza a molte persone e a molti Paesi in tutto il mondo”. Trump ha sostenuto che Teheran afferma di aver collocato mine nelle acque dello stretto, “anche se tutta la loro Marina, e gran parte di coloro che posavano le mine, sono stati completamente distrutti”. E ha aggiunto: “Forse lo hanno fatto, ma quale armatore vorrebbe correre il rischio?”.
Trump ha parlato di “grande disonore e danno permanente alla reputazione dell’Iran e di ciò che resta dei suoi leader”, per poi sostenere che a questo punto “siamo andati oltre tutto questo”. Ha quindi intimato a Teheran di avviare rapidamente la riapertura della via marittima: “Come avevano promesso, farebbero meglio a iniziare il processo per aprire questa via d’acqua internazionale, e in fretta”. Secondo il presidente Usa, “stanno violando ogni legge esistente”.
Nel messaggio Trump ha anche riferito di essere stato aggiornato dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull’incontro svoltosi a Islamabad, ringraziando la leadership pachistana per il ruolo avuto nei colloqui. Ha poi sottolineato che il negoziato con l’Iran “è iniziato presto al mattino ed è andato avanti per tutta la notte”, durando “quasi 20 ore”.
“Potrei entrare molto nei dettagli e parlare di molto di ciò che è stato ottenuto, ma c’è solo una cosa che conta: l’Iran non è disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”, ha scritto ancora Trump. Secondo il presidente americano, per molti aspetti i punti condivisi sarebbero stati migliori del proseguimento delle operazioni militari, ma tutto questo “non conta nulla” rispetto al rischio di lasciare “il potere nucleare nelle mani di persone così volatili, difficili e imprevedibili”.
Trump ha infine ribadito la sua linea: “L’Iran non avrà mai un’arma nucleare”.
“Ho ordinato alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare”. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth.
Donald Trump ha annunciato su Truth il blocco “con effetto immediato” di tutte le navi da e per lo Stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan.
Il presidente russo Vladimir Putin ha detto al suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian di essere pronto a contribuire agli sforzi di mediazione per arrivare alla pace in Medio Oriente. Lo ha reso noto il Cremlino, riferendo di un colloquio telefonico avvenuto oggi tra i due leader.
“Vladimir Putin ha sottolineato la sua disponibilita’ a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica al conflitto e a mediare gli sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura in Medio Oriente”, si legge nel comunicato diffuso da Mosca.
Il Cremlino ha aggiunto che, a questo scopo, la Russia manterrà i contatti con tutti i suoi partner nella regione.
Secondo il gruppo di monitoraggio NetBlocks, il blocco di internet imposto dal governo iraniano è arrivato al 44esimo giorno. “L’impatto umano ed economico di questa prolungata misura di censura continua ad accumularsi, battendo ogni record mondiale per i blocchi in una società interconnessa”, scrive NetBlocks in un post pubblicato su X.
Gli Stati Uniti non sono riusciti a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana durante i negoziati di Islamabad. Lo ha scritto su X il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, che guidava il team iraniano inviato in Pakistan dopo il fallimento dei colloqui.
“Prima dei negoziati ho sottolineato che noi abbiamo la buona fede e la volonta’ necessarie, ma a causa delle esperienze delle due guerre precedenti, non abbiamo fiducia nella controparte”, ha affermato Ghalibaf nel post.
“I miei colleghi nella delegazione iraniana – ha aggiunto – hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non e’ riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati”.
L’Iran sta lavorando per riportare le infrastrutture di raffinazione e distribuzione danneggiate al 70-80% della capacità precedente entro i prossimi due mesi. Lo ha dichiarato il viceministro del Petrolio Mohammad Sadegh Azimifar, secondo quanto riferito da Al Jazeera.
Parlando all’agenzia di stampa Snn, Azimifar ha affermato che raffinerie, oleodotti, depositi di petrolio e impianti di rifornimento per aerei sono stati “ripetutamente attaccati in tutte le parti del Paese”. Ha aggiunto che sono già state dispiegate squadre per rimuovere i detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, anche presso una raffineria sull’isola di Lavan.
Secondo i funzionari iraniani, una parte della raffineria potrebbe tornare operativa entro i prossimi dieci giorni.
Il Pakistan ha inviato un contingente militare e aerei da combattimento in Arabia Saudita per rafforzare la sicurezza nell’ambito dell’accordo di cooperazione in materia di difesa firmato lo scorso settembre tra i due Paesi. Lo ha annunciato il ministero della Difesa saudita, precisando che i rinforzi saranno dispiegati nella base aerea King Abdulaziz di Dhahran, nella provincia orientale.
Nella capitale pachistana stanno venendo rimossi i cartelloni con la scritta “Islamabad Peace Talks”. Lo riportano la Bbc e il New York Times.
Il ministro della Salute britannico Wes Streeting si è detto deluso per lo stallo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. “E’ ovviamente deludente che non si sia ancora assistito a una svolta nei negoziati e a una fine sostenibile di questa guerra in Iran”, ha dichiarato a Sky News.
“Come sempre in diplomazia, si fallisce finche’ non si ha successo. Quindi, anche se questi colloqui si sono conclusi senza successo, cio’ non significa che non valga la pena continuare a provarci”, ha aggiunto il ministro.
Le autorità iraniane hanno arrestato almeno 50 persone con l’accusa di attività di spionaggio. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Snn, rilanciata da Al Jazeera. Secondo quanto riportato, i fermati sarebbero accusati di aver collaborato con Stati Uniti e Israele condividendo posizioni sensibili, tra cui strutture di servizio e infrastrutture.
Le autorità avrebbero inoltre sequestrato apparecchiature elettroniche, satelliti e armi. Dall’inizio del recente conflitto, l’Iran ha arrestato decine di persone accusate di spionaggio, dopo una precedente ondata di fermi seguita alla guerra di 12 giorni con Stati Uniti e Israele dello scorso anno. Una legge sullo spionaggio recentemente irrigidita prevede la pena di morte e la confisca dei beni per chi viene ritenuto colpevole.
Nonostante il fallimento dei negoziati a Islamabad, ieri tre superpetroliere cariche di greggio avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce Sky News, citando dati di tracciamento delle navi e analisi del traffico marittimo globale.
Si tratterebbe delle prime navi in uscita dal Golfo dopo l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, precisa il sito, ricordando che centinaia di petroliere restano ancora bloccate nell’area nella speranza di poter lasciare il Golfo durante la tregua.
Violenti combattimenti tra le forze israeliane e i miliziani di Hezbollah sarebbero in corso a Bint Jbeil, nel sud del Libano. Lo riferisce il corrispondente dell’agenzia di stampa Nna, secondo cui le forze israeliane starebbero tentando di avanzare nella città con “pesanti bombardamenti di artiglieria che prendono di mira la periferia della città, i suoi ingressi e i villaggi vicini”.
Secondo la stessa fonte, “le truppe israeliane staranno incontrando resistenza e subendo perdite significative durante gli scontri”.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che “la via della diplomazia non e’ chiusa”. Secondo quanto riporta Irna, la Repubblica islamica al momento non prevede di riprendere subito i negoziati con gli Stati Uniti dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, ma mantiene aperti i canali diplomatici.
Almeno 11 persone sono morte in nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque nella località di Qana e altre sei a Maaroub, dove sarebbe stata colpita un’intera famiglia. Lo riferisce l’agenzia libanese Nna. La stessa fonte aggiunge che attacchi sono stati segnalati anche in altre zone del Libano meridionale e che, oltre alle vittime, si registrano anche diversi feriti.
Il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) è particolarmente colpito dal drammatico peggioramento della situazione in Libano e a Beirut, in particolare dopo i raid aerei israeliani dell’8 aprile: a Beirut la Federazione opera da tempo, anche con collaboratori locali, per l’organizzazione di corridoi umanitari e con interventi sanitari (Medical Hope) a sostegno della popolazione duramente provata ed è così costantemente informata sulle condizioni di chi ormai vive sotto la minaccia delle bombe. Il Consiglio esprime la sua ferma condanna della catastrofica escalation dei bombardamenti sulla città di Beirut che provocano un numero crescente di vittime e di feriti nella popolazione civile inerme; esorta le parti interessate e la comunità internazionale ad adoperarsi per una immediata sospensione di queste azioni e per la protezione dei diritti umani e la tutela della fornitura di aiuti umanitari; si impegna a continuare la fornitura di aiuti umanitari alla popolazione così colpita.
Due petroliere hanno fatto dietrofront prima di attraversare lo Stretto di Hormuz mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad si concludevano con un nulla di fatto. Lo ha riferito Bloomberg, facendo riferimento a “uno dei primi segnali del fallimento dei colloqui che interessano” il cruciale passaggio marittimo.
Le forze armate israeliane hanno annunciato di aver individuato durante la notte “un lanciarazzi posizionato e pronto a lanciare contro Israele nella zona di Jouaiyya, nel Libano meridionale”. Poco dopo, “il lanciarazzi è stato colpito e distrutto, sventando il lancio prima che potesse essere effettuato”, ha aggiunto l’Idf.
I principali ostacoli al progresso dei negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad sono stati la gestione dello Stretto di Hormuz e gli attacchi israeliani in Libano. Lo ha riferito il quotidiano qatariota Al-Araby Al-Jadeed citando fonti pakistane ben informate. Una di queste ha sottolineato che “in particolare Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno chiesto di separare la questione libanese da quella iraniana e che Israele la gestisse autonomamente”. Ha inoltre riferito che la delegazione americana ha chiesto di rinviare la questione dello Stretto di Hormuz a una data successiva, puntando alla riapertura ora dello stretto senza un coinvolgimento significativo dell’Iran.
Al centro del fallimento, secondo fonti iraniane, vi sarebbero le “richieste irragionevoli” avanzate dalla delegazione americana. A riferirlo è stata la televisione di Stato iraniana Islamic Republic of Iran Broadcasting, secondo cui i negoziatori di Teheran hanno preso parte a oltre 20 ore di trattative “continue e intense” con l’obiettivo di difendere gli interessi nazionali. Nonostante ciò, le posizioni restano distanti e il dialogo si è interrotto senza risultati concreti. Dalla capitale iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha invitato alla cautela, sottolineando come un’intesa immediata non fosse mai stata considerata realistica: “Nessuno si aspettava un accordo nelle prime fasi dei negoziati”, ha dichiarato alla tv di Stato, lasciando intendere che il processo diplomatico potrebbe richiedere tempi più lunghi.
Nel frattempo, Ishaq Dar, ministro degli Esteri pakistano e principale mediatore dei colloqui, ha esortato entrambe le parti a rispettare il cessate il fuoco. Islamabad ha ribadito la propria disponibilità a continuare a facilitare il dialogo tra Teheran e Washington, confermando l’intenzione di mantenere aperti i canali diplomatici. Secondo fonti citate dall’agenzia iraniana Fars, “la palla è nel campo americano”: Teheran sostiene di aver presentato proposte “ragionevoli” e di non avere fretta di raggiungere un accordo. Gli Stati Uniti, invece, dovrebbero adottare – sempre secondo la versione iraniana – un approccio più realistico per superare lo stallo.
A complicare ulteriormente il quadro è la questione dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. Fonti vicine ai Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno affermato che il passaggio marittimo resterà chiuso fino a quando non verrà raggiunto un “accordo ragionevole”, segnalando come il dossier resti uno dei principali punti di attrito tra le due parti. Teheran ha fatto sapere di essere fiduciosa sulla prosecuzione dei contatti, in particolare con la mediazione pakistana.
Il vicepresidente Usa, JD Vance, ha lasciato il Pakistan, subito dopo il suo discorso sul fallimento dei colloqui di pace. Vance si è imbarcato sull’Air Force Two alle 7:08 del mattino, ora locale, (0208 GMT) e ha salutato i funzionari pakistani dalla cima delle scale.
Si sono conclusi senza un accordo i colloqui tra Stati Uniti e Iran tenuti a Islamabad, in Pakistan, dopo oltre venti ore di negoziati serrati. A confermarlo è stato il vicepresidente americano JD Vance, che ha parlato apertamente di un esito negativo, pur sottolineando l’intensità del confronto diplomatico. “Per 21 ore abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”, ha dichiarato Vance. “E penso che questa sia una cattiva notizia per l’Iran molto più che per gli Stati Uniti d’America”.
Il vicepresidente non ha nascosto la delusione per il fallimento dei negoziati, attribuendo la responsabilità a Teheran: “Abbiamo chiarito molto bene quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a venire loro incontro e su quali invece non lo siamo, e lo abbiamo fatto nel modo più chiaro possibile. E loro hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”. Al centro dello stallo, secondo quanto emerge, restano le divergenze sul programma nucleare iraniano, in particolare sull’arricchimento dell’uranio. Vance ha evitato di entrare nei dettagli tecnici, ma ha ribadito con forza la posizione americana: “Non entrerò in tutti i dettagli, perché non voglio negoziare in pubblico dopo aver negoziato per 21 ore in privato, ma il punto fondamentale è che dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte loro a non cercare un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero loro di ottenerla rapidamente”.
Il nodo, ha spiegato, riguarda soprattutto la credibilità di un impegno nel lungo periodo: “La domanda fondamentale è: vediamo un impegno reale e duraturo da parte degli iraniani a non sviluppare un’arma nucleare? Non solo adesso, non solo tra due anni, ma nel lungo periodo. Questo ancora non lo abbiamo visto. Speriamo di sì”. Vance ha anche sottolineato che le precedenti capacità di arricchimento sarebbero state già colpite: “Il loro programma nucleare, per quello che è, le strutture di arricchimento che avevano in precedenza, sono state distrutte”. Tuttavia, ha insistito, il punto centrale resta la garanzia politica e strategica sul futuro.
Da parte iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri Nasser Kanaani Baqaei ha offerto una lettura diversa dei colloqui, confermando la complessità dei temi affrontati e respingendo implicitamente le pressioni statunitensi. “Nelle ultime 24 ore si sono tenute discussioni su vari aspetti relativi alle questioni principali dei negoziati, incluso lo stretto di Hormuz, la questione nucleare, i risarcimenti di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine definitiva del conflitto in Iran e nella regione”, ha scritto Baqaei. Teheran ha ribadito la propria linea, segnalando una chiusura rispetto a quelle che vengono considerate richieste eccessive da parte di Washington: l’Iran è “determinato a ricorrere a tutti i mezzi, compresa la diplomazia, per tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali”, ha aggiunto il portavoce.
In chiusura, Vance ha lanciato un messaggio che suona come un ultimatum: “Lasciamo questo incontro con una proposta molto semplice: devono capire che questa rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno”. La finestra diplomatica non sembra chiusa, ma il margine per un’intesa appare, al momento, estremamente ridotto.

