Esteri
Non solo la Groenlandia, così gli Stati Uniti col cash sono diventati un impero: la storia delle trattative fallite (alcune clamorose)
I due tentativi andati a vuoto per ottenere la Groenlandia e molto altro

Non solo la Groenlandia, così gli Stati Uniti col cash sono diventati un impero
Nella geografia degli Stati Uniti c’è un filo rosso che passa meno dalle battaglie e più dai contratti: in due secoli Washington ha “allargato” i confini anche comprando territori da altre potenze, spesso con trattati che oggi sembrano fantascienza diplomatica.
Dalla grande scommessa di Thomas Jefferson sul Mississippi fino alle isole caraibiche acquistate in piena Prima guerra mondiale, ecco i principali casi in cui gli Usa hanno messo sul tavolo denaro (o l’equivalente di un indennizzo) per ottenere nuove terre, come l'ultimo desiderio espresso da Trump: "Voglio la Groenlandia".
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Gli Stati Uniti avevano già tentato due volte di acquistare la "grande isola". Dopo aver comprato l’Alaska dalla Russia, nel 1868 il segretario di Stato William Seward valutò di rilevare anche la Groenlandia e l’Islanda per 5,5 milioni di dollari, ma non arrivò mai ad avanzare una proposta formale. A presentarla fu invece nel 1946 il presidente Harry Truman che offrì 100 milioni in oro per convincere la Danimarca a vendere. Senza riuscirci. Ma sono tante le trattative portate avanti dagli Stati Uniti nella loro storia per comprare territori altrui.
Il punto di svolta arriva nel 1803, quando gli Stati Uniti comprano dalla Francia la Louisiana: non lo Stato attuale, ma un’enorme regione che allora si estendeva dal bacino del Mississippi verso ovest. Il prezzo è di 15 milioni di dollari, un affare che di fatto raddoppia la dimensione del Paese e mette in sicurezza l’accesso commerciale a New Orleans, snodo vitale per l’economia americana dell’epoca. Sedici anni dopo, nel 1819, la partita si gioca a sud. Con il trattato Adams-Onis, la Spagna cede la Florida agli Stati Uniti. Non è una compravendita “cash” come la Louisiana: Madrid non riceve denari, ma Washington accetta di farsi carico di fino a 5 milioni di dollari di richieste di risarcimento avanzate da cittadini statunitensi contro la Spagna.
Nella sostanza, una cessione pagata tramite l’assunzione di un conto aperto. Il modello “territorio in cambio di denaro” ricompare, in forma ancora più controversa, dopo la guerra con il Messico. Nel 1848, il trattato di Guadalupe Hidalgo assegna agli Usa una vastissima porzione dell’ovest (tra cui aree che oggi corrispondono a California, Nevada, Utah e parti di altri Stati) e prevede un pagamento di 15 milioni di dollari al Messico, oltre all’impegno americano a coprire alcune rivendicazioni economiche di cittadini Usa.
Anche qui: più che un acquisto puro, un trasferimento seguito a un conflitto, con un indennizzo formalizzato. Pochi anni dopo, nel 1853-54, arriva un vero “pezzo mancante” della mappa: il Gadsden Purchase, con cui Washington compra dal Messico una fascia di territorio oggi nel sud dell’Arizona e del New Mexico. Valore strategico: creare un corridoio adatto a una ferrovia transcontinentale “meridionale”. Prezzo: 10 milioni di dollari. Poi nel 1867 tocca all'Alaska, ceduta dall'Impero russo per 7,2 milioni di dollari. Ora il nuovo desiderio, la Groenlandia.
