Auto e Motori
Peugeot e Italia, 133 anni di storia: da Torino a Milano, tra pionieri e corse
Da una Tipo 3 arrivata nel 1893 alle 5CV assemblate a Milano nel 1926: la storia Peugeot in Italia è fatta di corse, stile e pionieri.





C’è un modo tutto italiano di innamorarsi delle auto: non solo per la tecnica, ma per le storie che sanno portarsi dietro.
E il rapporto tra Peugeot e il nostro Paese nasce così, con un gesto quasi romantico e decisamente audace per l’epoca: il 2 gennaio 1893 in Italia arriva una Peugeot Tipo 3, la prima a circolare sulle nostre strade. In un tempo in cui l’automobile era ancora un oggetto “da visionari”, sceglierne una straniera significava sposare il futuro senza chiedere permesso.
Pochi anni dopo, quel futuro prende la forma delle competizioni, che allora erano più avventure che gare: nel 1898 un dottor Lanza si presenta alla Torino-Asti-Torino su un triciclo Peugeot, mentre l’avvocato Guido Prato arriva all’inaugurazione della nuova sede ACI di Torino… sempre in sella a un triciclo del Leone. Immaginate la scena: cappotti lunghi, cappelli rigidi, ruote sottili, e l’idea folle che un mezzo a motore potesse davvero cambiare la vita quotidiana.
Prima della Grande Guerra, a coltivare quel desiderio è un nome che oggi suona quasi cinematografico: l’imprenditore Picena di Torino, che porta in Italia le Peugeot quando l’auto è ancora un privilegio e un azzardo. Della piccola Peugeot Bébé ne importò 108 su 3.095 prodotte: numeri che oggi sembrano minuscoli, ma che allora significavano “mettere radici” in un mercato dove la mobilità individuale stava nascendo.
Poi arriva il dopoguerra e l’Italia, lentamente, si rimette in moto. Le fabbriche nazionali rispondono al bisogno di spostarsi, e il contesto europeo cambia pelle: a metà degli anni Venti, con protezionismi e dazi, diventa spesso più conveniente importare componenti e assemblare in loco. È qui che la storia di Peugeot in Italia smette di essere solo un racconto di importazioni e diventa qualcosa di più: una presenza industriale, concreta, urbana.
Il 5 novembre 1924 Peugeot costituisce a Milano la Società Anonima Commerciale Peugeot Italiana, in partecipazione con Isotta Fraschini, per l’assemblaggio delle 5CV. E le 5CV non tardano a farsi notare: nel 1925 vincono la loro classe alla Coppa delle Alpi e alle 24 Ore d’Italia a Monza. È l’Italia delle curve veloci e delle strade che salgono verso i passi, dove l’affidabilità conta quanto il coraggio.
Il rapporto con Isotta Fraschini poi si arena, perché l’industria dell’epoca è un risiko continuo e Ford preme per entrare nel mercato. Ma la volontà di Peugeot di costruire in Italia non si spegne, anzi: si riorganizza.
Ed eccoci a una data che oggi suona come un anniversario da raccontare con orgoglio: 1° febbraio 1926. Esattamente un secolo fa, viene costituita la “S.A. Italiana dei Cicli e Automobili Peugeot”. Presidente Robert Peugeot, consigliere Lucien Rosengart. La sede? Viale Umbria 32, Milano, un indirizzo che ancora oggi esiste, come una piccola “targa invisibile” nel tessuto della città.
Tra aprile e agosto del 1926 vengono spedite circa 250 vetture da assemblare con una cura che parla la lingua dell’Italia manifatturiera: pneumatici Pirelli, impianto elettrico e strumentazione Magneti Marelli, orologio Boselli, finiture più ricercate, spesso con cruscotto in legno. Non è solo un’auto: è un oggetto che vuole sentirsi “di casa”, adattato ai gusti e alle eccellenze locali. Oggi, di quelle vetture, ne restano meno di dieci: quasi reliquie di un’Italia che stava imparando a correre.
Nel 1927, alla prima Mille Miglia, una squadra di tre vetturette Peugeot conquista la classe, ribadendo che la piccola 5CV non era solo intelligente: era robusta, costante, concreta. Poi però la storia si scontra con la politica economica: con l’autarchia e le tasse che arrivano a colpire le vetture straniere fino al 130% del prezzo di listino, Peugeot capisce che l’esperienza italiana deve chiudersi. Dopo l’ultimo salone di Roma del 1929, all’inizio del 1930 lo stabilimento di Milano viene definitivamente fermato. Eppure, come nelle storie che contano, non è un addio: è una pausa lunga.
La ripartenza ufficiale arriva nel 1954, grazie all’accordo con A. Pagani e Figli di Torino, con l’importazione della berlina 203. Ma il capitolo più “lifestyle”, quello in cui la meccanica incontra il gusto italiano, nasce già nel 1951: la partnership con Pininfarina, torinese, che si concretizza nel 1955 con la Peugeot 403. È l’idea di un’eleganza accessibile, di linee pulite e senza tempo: la Francia porta razionalità e comfort, l’Italia firma l’aria, la postura, l’immaginario.
In fondo, il filo che unisce tutto dalla Tipo 3 del 1893 alle 5CV “milanesi” del 1926, fino alla 403 disegnata con Pininfarina è sempre lo stesso: Peugeot in Italia non è solo un marchio importato. È una presenza che ha attraversato città, officine, corse, saloni e strade quotidiane. Un legame nato presto, cresciuto tra due capitali dell’automobile come Torino e Milano, e rimasto vivo perché capace di parlare, ogni volta, la lingua giusta: quella di chi l’auto la vive, non solo la guida.
