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Esteri
Orban, il Salvini dell'Est: mire espansionistiche per la Grande Ungheria

Orbán in questi giorni è molto attivo, e parla sempre più spesso di Grande Ungheria, allarmando Angela Merkel e il gotha europeo. Viktor Orbán ha una storia politica complessa. Da adolescente è stato anche segretario dei giovani comunisti ungheresi per poi diventare, dopo la caduta del Muro, anticomunista liberale, tanto che ottenne una borsa di studio dalla Fondazione Soros, lo stesso George Soros che una recente legge mette al bando dal suo Paese. Una prima volta capo del governo dal 1998 al 2002 e poi fino al 2010 all’opposizione.

Dal 2010 ad oggi, in due governi, la sua politica diviene molto conservatrice destando i timori dell’Unione Europea. Viene visto come uno dei perni del sovranismo europeo, anche se in alcuni casi, come per la politica sui migranti, non ha interessi convergenti con la politica del governo giallo-verde, pur rimanendone un alleato ideologico.

Da qualche tempo Orbàn parla di Grande Ungheria, intendendo con questa espressione una entità politico amministrativa che ha la sua origine storica nell’Impero asburgico e che ora “rivendica” diverse terre. Dalla Transilvania rumena, con capoluogo Cluj-Napoca, che ha il 76% di popolazione ungherese, alla parte nord della Vojvodina serba, alla parte sud della Slovacchia e alcune zone del sud-ovest dell’Ucraina, tra cui l’Oblast.

Questo provoca inevitabili tensioni sia con l’Occidente -che ha interessi Nato e Usa in Romania- che con la Russia per quanto riguarda le rivendicazioni sulla Serbia, ma Orbán tira dritto per la sua strada e la recente vittoria elettorale di giugno rafforza la sua posizione. Lo stesso Donald Trump guarda con attenzione il ruolo del leader ungherese che rappresenta per l’Est un po’ la controparte di Salvini per ‘Occidente e può essere utilizzato dal tycoon americano in chiave di trattativa con l’Unione Europea, specificatamente la Germania.

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