Leone XIV: “La pena di morte attenta alla dignità della persona”. Giani e Renzi: “Fermate le esecuzioni”
Oggi, nella Giornata mondiale contro la pena di morte, in Italia si moltiplicano gli appelli per fermare le esecuzioni. Papa Leone XIV è tornato a esprimersi contro la punizione capitale. “La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, ha scritto su X. Secondo il Pontefice, il bene comune può essere tutelato e le esigenze della giustizia possono essere salvaguardate senza ricorrere all’esecuzione. Oggi, ha sottolineato il Pontefice, esistono infatti sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini ma allo stesso tempo non tolgono del tutto ai colpevoli la possibilità di redimersi.
Un altro appello arriva dalla Toscana. Sul sito di Italia Viva è pubblicata una petizione firmata dal presidente della Regione, Eugenio Giani, e dal presidente del partito, Matteo Renzi. Il testo chiede che le esecuzioni vengano fermate e che le condanne a morte siano commutate in pena detentiva. La petizione parte dalla vicenda di Christa Pike, che aveva già riportato al centro del dibattito la brutalità della pena capitale. Oggi, scrivono i firmatari, la prospettiva di una fucilazione trasmessa in streaming – in riferimento all’annuncio dell’esecuzione pubblica di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito americano condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009 – rende ancora più urgente ribadire un principio: “siamo contrari alla pena di morte, sempre”.
La Toscana, ricorda il testo, sente una responsabilità particolare: il 30 novembre 1786 il Granducato fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte. A 240 anni da quella scelta, scrivono Giani e Renzi, la regione vuole ribadire con forza lo stesso principio.
I penalisti: “Uno spettacolo macabro e disumano”
Contro l’esecuzione in diretta di Hasan anche l‘Unione delle Camere penali italiane: “La giustizia non può trasformarsi in barbarie. Chi crede nella giustizia non può restare a guardare”, scrivono, definendo “di una gravità inaudita” l’annuncio del Pentagono di voler trasmettere in diretta la fucilazione di un condannato. E ancora: “Si pretende di trasformarne l’uccisione in un macabro e disumano spettacolo, al quale il mondo intero è invitato ad assistere. Riproporre oggi l’esecuzione pubblica significa normalizzare, legittimare e perfino incoraggiare la violenza”. La pena, ricordano, deve lasciare al condannato la possibilità di cambiare, mentre la pena di morte cancella l’uomo e con lui quella possibilità. Accettare che lo Stato possa uccidere in nome della giustizia apre la strada a questo ulteriore scempio della dignità umana, fino a considerare normale che un’esecuzione diventi uno spettacolo televisivo.
Nella Giornata mondiale, l’Unione lancia l’iniziativa “180 secondi per la civiltà” e chiama le avvocature europee e americane a una mobilitazione comune. L’invito agli avvocati di tutto il mondo è a fermarsi per tre minuti, in un giorno da concordare con le organizzazioni forensi aderenti: riuniti in toga, in silenzio, voltando simbolicamente le spalle allo spettacolo della morte. Ai governi e ai parlamenti dei Paesi che ancora applicano la pena capitale, a partire dagli Stati Uniti, i penalisti chiedono di abolirla. Al presidente americano chiedono di impedire la trasmissione dell’esecuzione, e alle emittenti televisive e alle piattaforme digitali di rifiutarsi di diffonderla.


