Tragedia a Nazca, scatta lo stop per Aerodiana: indagini su licenze e sicurezza
Le autorità peruviane hanno congelato a tempo indeterminato l’attività della compagnia d’aviazione turistica Aerodiana, all’indomani del tragico incidente che sabato ha visto un suo velivolo precipitare nel sud del Paese. Il bilancio è drammatico: hanno perso la vita undici turisti europei, tra cui sette connazionali, insieme ai due piloti a bordo. Al momento dello schianto, l’aereo era impegnato nel sorvolo delle celebri Linee di Nazca, i millenari geoglifi scolpiti nell’altopiano desertico.
Come specificato dal Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni di Lima, lo stop operativo rimarrà in vigore “fino alla conclusione delle indagini volte a verificare la conformità della compagnia alle normative aeronautiche, alle procedure e ai requisiti operativi applicabili”. Sulla dinamica dell’incidente, il ministro del Commercio Estero e del Turismo, Rogers Valencia, ha confermato che il comandante del velivolo — un piccolo Cessna Grand Caravan C-208 — aveva lanciato un allarme radio per un’avaria meccanica pochi istanti prima che le comunicazioni si interrompessero bruscamente.
La testimonianza
“Appena l’ho saputo, ho iniziato a sentire un turbinio di emozioni perché so che sarebbe potuto succedere a me, a me, e con i miei genitori coinvolti”. È la testimonianza, rilanciata dal quotidiano Infobae, di Antonio López: un cittadino spagnolo residente in Perù che soltanto sette giorni prima era salito a bordo dello stesso velivolo finito in tragedia a Nazca, insieme al padre e alla madre, per compiere lo stesso tour panoramico.
In pista le procedure erano parse del tutto regolari: dall’accesso ai varchi di controllo, fino all’imbarco. L’uomo ha evidenziato come “ci era stato detto che questi aerei erano i più sicuri, l’opzione più sicura, erano del 2020-2021. Non potevamo sospettare che qualcosa potesse andare storto”. Certo, l’impatto con la struttura era quello tipico dei piccoli velivoli da turismo: “Quando sali a bordo di questo piccolo aereo, ti rendi conto che non è uno di quei grandi aerei di linea commerciali. È molto meno equipaggiato in termini di infrastrutture, posti a sedere e così via, ma è perfettamente funzionale. Non hai nulla da sospettare”, ha spiegato, pur ricordando una mancanza non da poco prima del via: l’assenza totale di un briefing sulle norme di salvataggio. “Non ti danno alcun avviso di sicurezza, tipo ‘Ehi, in caso di emergenza’. Non ti dicono niente, solo ‘buon viaggio, allacciate le cinture’”.
López ha poi rievocato i continui scossoni avvertiti in quota, attribuiti alle condizioni atmosferiche dell’area: “Sapevamo dei famosi venti di Paracas, di quanto siano violenti e quasi imprevedibili”, ha riferito. Un volo movimentato, affrontato dalla cabina cercando di farsi forza a vicenda: “Si ride per il nervosismo, perché per un attimo fa davvero paura”, ha concluso.
Le operazioni di riconoscimento
Una squadra di otto medici legali è al lavoro per dare un nome alle tredici vittime del disastro aereo in Perù. Le operazioni si preannunciano complesse e potrebbero richiedere dalle 48 alle 72 ore, come spiegato ai microfoni di Rpp Noticias dal direttore dell’Istituto di Medicina Legale e Scienze Forensi, Rubén Brizuela PowSang.
L’esperto ha chiarito che il team lavorerà a stretto contatto con le rappresentanze diplomatiche di Italia, Spagna e Germania per raccogliere tutti i dati necessari al riconoscimento. In particolare, spetterà ai rispettivi consolati reperire e trasmettere le mappe odontoiatriche dei passeggeri, fondamentale punto di partenza per consentire agli specialisti l’identificazione di ciascun corpo.

