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Esteri
La Merkel, di fatto, sta aiutando i populisti


Le crisi economiche mondiali, come noto, provocano quel fenomeno che la scienza della politica definisce “populismo”.
Ne abbiamo avuta contezza nei fatti avvenuti nel mondo dopo la crisi del 1929, quando in Europa si fronteggiarono dilaniandosi un populismo di destra incarnato nello spirito del fascismo prima e del nazionalsocialismo poi contro un populismo di sinistra che era il frutto della trasformazione proletaria del leninismo originario in Unione Sovietica.
Tecnicamente, il “populismo” in senso stretto è più assimilabile alla destra ed è caratterizzato principalmente da accenti xenofobi, razzisti, antifinanziari (un classico l’attacco alle banche, a volte, in realtà non del tutto immotivato), “complottisti” (cioè basato su elementi irrazionali e/o manifestamente falsi, come il Protocollo dei Savi di Sion), “naturalisti estremi” (concetti inizialmente accettabili e positivi poi declinati con toni assolutistici come animalismo e veganesimo).
Il “populismo di sinistra” ha in comune con quello di destra quasi tutto (infatti è difficile riconoscerli tra loro) tranne gli elementi relativi al nazionalismo e quindi al razzismo.
Del primo tipo o nazional - populismo abbiamo esempi in Trump negli Usa, Le Pen in Francia, Salvini, Casa Pound, e Grillo in Italia (sì, lo metto nella “destra” come un’attenta analisi può dimostrare), Hofer in Austria, Orban in Ungheria, Alternative für Deutschland in Germania, Putin in Russia (anche qui collocato a destra).
Tra i populisti di sinistra abbiamo principalmente Tsipras in Grecia, Podemos in Spagna. In Italia abbiamo avuto un precedente illustre in Fausto Bertinotti di Rifondazione Comunista ed attualmente, fatte le dovute proporzioni, in Stefano Fassina.
L’idea che un “populismo di sinistra” possa alla fine non solo fare meno danni ma essere addirittura virtuoso è rintracciabile in Max Weber che all’inizio del Secolo Breve, cioè il Novecento, auspicava un “Cesare democratico” per fronteggiare le minacciose forze populiste che soffiavano in Europa e cioè il fascismo, il nazismo, il franchismo e il comunismo.
Questo “Cesare democratico” può, forse, essere individuato in Franklin Delano Roosevelt che con il suo New Deal fece uscire gli Usa da una terribile recessione.
Ernesto Galli della loggia, politologo ed intellettuale che spesso ha interpretato e previsto quadri politici complessi, vede nella figura del senatore Usa Senders l’antagonista attuale della Clinton nelle primarie democratiche, un valido “Cesare democratico” se rinuncerà al socialismo e verrà a compromessi con il mondi degli affari.
In realtà questa richiesta e cioè la rinuncia al socialismo pare così eccessiva da svuotare il contenuto politico stesso del programma Senders che diverrebbe sempre più simile proprio a quella Hilary Clinton che la sinistra “vera” americana considera una traditrice ed odia (un po’ come il caso di Renzi in Italia).
In realtà ricette facili per uscire dal populismo non ce ne sono o meglio ricette puramente politiche. Se invece si prende in considerazione il quadro politico – economico il discorso cambia; infatti, se il populismo è frutto sempre di una crisi economica la soluzione non è puramente “politica” ma, appunto, politico - economica. Si tratta di rimettere in moto la macchina dell’economia mondiale, europea e nazionale e l’unica ricetta che ha funzionato nella storia è proprio quella keynesiana e quindi di “sinistra” con un massiccio intervento dello Stato nell’economia pubblica. Così Roosevelt fece uscire gli Usa dalla crisi del ’29 e per quanto strano possa sembrare così fece Hitler nel biennio 1935 - 37 con il suo massiccio piano di investimenti statali in Germania (si pensi alla grande rete di autostrade tedesche) subito dopo con il suo Ministro delle finanze Hjalmar Horace Greeley Schacht.
Quindi spesa pubblica con conseguente riduzione della disoccupazione; l’esatto contrario di quello che fa Frau Merkel e che sta distruggendo l’Unione Europea…
 

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