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Esteri
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Un primo ministro prelevato all'alba e trattenuto per sei ore: nella Libia che scivola nel caos, a due anni dall'uccisione di Moammar Gheddafi, puo' accadere anche questo. Ali Zeidan e' stato portato via da un gruppo di uomini armati penetrati nell'albergo in cui abitualmente risiede, uno dei luoghi piu' sicuri a Tripoli. I rapitori non hanno dovuto sparare neppure un colpo, a conferma dell'incapacita' delle autorita' di garantire la stabilita' del Paese.

Dopo che il premier e' tornato libero, in tarda mattinata, il governo ha tenuto a precisare che era stato "liberato, non rilasciato", lasciando capire che l'uso della forza contro i rapitori e' stato quanto meno minacciato. Un sequestro-lampo, quello di Zeidan, che sarebbe collegato al blitz di sabato scorso a Tripoli con cui un commando di forze speciali Usa ha catturato Abu Anas al-Libi, considerato un capo di al-Qaeda e uno degli organizzatori delle stragi in Kenya e Tanzania nel '98. Secondo l'agenzia di notizie Lana, il rapimento e' stato rivendicato da un gruppo di ex ribelli islamisti noto come 'Sala operativa dei rivoluzionari della Libia', a cui e' attualmente affidata la sicurezza di Tripoli, che ha ha spiegato di aver "arrestato" il premier perche' il segretario di Stato Usa, John Kerry, aveva confermato il coinvolgimento del governo libico nel blitz americano. Il capo della 'Sala operativa' sarebbe, tra l'altro, il braccio destro di al-Libi. Piu' tardi, un altro gruppo di ribelli, la Brigata per la lotta contro il Crimine, ha detto che deteneva Zeidan.

Il governo ha accusato entrambi i gruppi islamisti, che attualmente fanno capo ai ministeri dell'Interno e della Difesa, ma lavorano in gran parte in maniera autonoma. L'impressione e' che le varie fazioni all'interno delle autorita' libiche -in particolare il Parlamento, il Congresso Nazionale Generale- abbiano approfittato dell'indignazione diffusa dopo il raid americano per provare a defenestrare il premier. Di certo gli eventi odierni riflettono una lotta tra fazioni all'interno del governo, pesante almeno quanto la sua instabilita'. Una situazione che ovviamente allarma molto il governo italiano, anche per i riflessi sul flusso migratorio verso le coste siciliane. Il premier Enrico Letta ha convocato una riunione a Palazzo Chigi, presenti il vicepremier Angelino Alfano, i Ministri degli Esteri, Emma Bonino, e della Difesa, Mario Mauro, e i servizi segreti proprio sulla crisi libica. Al termine, con un comunicato ha ribadito la necessita' di ristabilire quanto prima la legalita'.

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