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Esteri
John Kerry

Impegnato a tessere una tela che lenisca le ferite in Medio Oriente, il segretario di Stato Usa, John Kerry, e' sbarcato oggi a Roma per la sua seconda visita in due mesi. E dopo gli incontri con i vertici della Federazione russa - dal presidente Vladimir Putin al ministro degli Esteri Serghei Lavrov - cerchera' lo spazio politico per riavviare lo stanco processo di pace in Medio Oriente e trovare una via d'uscita al conflitto in Siria.

Per la seconda volta in una settimana, il capo della diplomazia incontrera' il ministro della Giustizia israeliano, Tzipi Livni (si erano gia' visti lo scorso giovedi' a Washington, presente anche l'inviato speciale dell'ufficio del premier israeliano, Yitzhak Molcho). Sullo sfondo, le voci secondo cui il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato "da mesi" di congelare le autorizzazione per la costruzione di nuove case in Cisgiordania, almeno fino a "meta' giugno"; una decisione presa proprio per facilitare il tentativo dell'amministrazione Obama di far ripartire i negoziati di pace considerato che i palestinesi hanno sempre posto il congelamento degli insediamenti dei coloni israeliani come precondizione per riprendere i colloqui interrotti nel 2010.

E poi c'e' il dossier della Siria. Al termine degli incontri al Cremlino, Kerry ha ostentato ottimismo sulla possibilita' che si possano compiere primi passi concreti per porre fine, dopo 26 mesi e oltre 80.000 morti, al conflitto. Tra l'altro, il segretario di Stato americano ha annunciato, che intende riuscire a organizzare "entro la fine del mese" una conferenza internazionale, portando allo stesso tavolo rappresentati del regime di Bashar el-Assad e dell'opposizione. Mosca e' il principale alleato del regime di Damasco; e insieme alla Cina ha bloccato finora al Consiglio di Sicurezza Onu tutte le risoluzioni contro Assad. L'Ue e anche l'inviato di Onu e Lega araba, Lakhdar Brahimi, hanno subito salutato come un passo importante l'annuncio che Russia e Usa hanno acconsentito a fare pressione da piu' fronti su Damasco per trovare una soluzione al bagno di sangue. Ma in realta' le parti belligeranti sembrano tutt'altro che pronte a negoziare l'una con l'altra: la maggior parte delle figure all'opposizione ha gia' escluso colloqui a meno che Assad e la sua cerchia piu' ristretta non siano esclusi da ogni eventuale futuro governo di transizione.

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